VeroSi coglie all’interno delle pagine di “Lacrime salmastre” noir dell’anima in e-book di Sandro Vero, terapeuta e docente di psicologia della comunicazione, la presenza di un’idea o contro-idea portante. Il racconto come esperienza non condizionata da schermo protettivo.

Scegliere è già ponderare, desiderare trovarsi, invece, al centro di una scena: lo si comprende da una prosa che non scivola ma esprime marchiando. Segretamente instabile, arcana, abbozzata secondo istinto che riconosce un perimetro. Ma una scena che scena non è: aggrappata a chi nulla fa per compiacere il lettore. Vero compone una trama orgogliosamente incapace di stare al mondo orfana del suo naturale regista. Scrive una storia asciutta che risuona di paradossi. Sa che i personaggi parlano e agiscono attraverso un pensiero “costruente”. Sa che esportano brandelli di verità che donano significato alla loro stessa vita. Pagina dopo pagina.

Il libro è un omaggio al mistero dell’anima che è mistero della realtà. Un rompicapo di emozioni. Come adoperarsi per il bene? È la narrazione – nei limiti di un fiume carsico – della “scommessa” sull’assolutezza di un gesto, i cui effetti si rivelano blandi più della sua gravità. È il peso stesso degli atomi del mondo. E la volontà di potenza di un uomo solo (quell’uomo? ogni uomo?) sembra dirci l’autore, ha in sé i fondamenti dell’equivoco.

Il primo paradosso si trova dopo alcune parole. Un terapeuta incontra per la prima volta una paziente e si chiede: «cosa vorrà mai da me?». Due solitudini d’inconsueto valore specifico. Chi ha davvero bisogno dell’altro? In gioco amori e passioni scorticati da sogni e disillusioni. Secondo paradosso: a porgere una mano alla donna – nessun nome – è un uomo che visita quartieri sconosciuti, che sorveglia il dietro le quinte, che spia mosso da invincibile curiosità.

L’uomo agisce da folle giustiziere, sollecitato da apparente vitalità superomistica. Crea: cosa c’è di più pericoloso? Nulla brama se non perdersi nelle lugubri pieghe di una chiusa oltre superficiali inquietudini. Spezza se stesso e chi ha superbamente minato il suo percorso di vita. Nell’estremizzazione di un vissuto, bene e male smarriscono le loro precarie essenze mettendo radici nelle ossessioni e nella fatica di vivere.

Un uomo e una donna vincolati a un presente di ostentata complessità, sprovvisti della luce del sorriso e che sembrano attrarsi. Questo il contenuto “ordinario” del libro. Lei è sposata ma soffre. Lui non ama il proprio mestiere, «troppo invischiato con le zone d’ombra». Due anime e due corpi, anzi più anime e più corpi, che devono fare i conti con un destino che, scrive Vero, non accade ma si compie.

Il romanzo ha andatura costante. Ordinata. La prosa è espressiva. Ma c’è un senso di sbandamento nelle pagine che non si lasciano inseguire da alcun nesso per così dire consueto. Sandro Vero ci parla del male in versione domestica, quotidiana. Un male nascosto, parziale, insondabile, sconosciuto, dominante ma verosimilmente falso. In definitiva: se il male si maschera quali abiti indosseranno i custodi del “bene”?

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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