La domanda «Chi è Lady Pesc?» potrebbe sembrare scontata, visto che stando al bombardamento dei media cartacei e no, «il referente», ovvero «il designato» o il «significato estensivo», dell’espressione è da identificare nella persona della renziana ministra degli esteri Federica Mogherini, romana di nascita, classe 1973. «Ue: Mogherini è la nuova lady Pesc» intitolava in prima pagina «la Repubblica» di domenica 3 agosto. E, lo stesso giorno, ne «Il Sole 24 Ore» con variante maiuscola, si leggeva: «Mogherini è ‘Lady Pesc’».

Se poi il lettore, più curioso, si chiedesse il significato letterale, «intensivo» dell’espressione «Lady Pesc», la risposta non sarebbe altrettanto immediata, per via del «Pesc» (sempre in maiuscolo) decisamente opaco.

Da un lato l’anglicismo «lady» rimanda etimologicamente a «padrona di casa» e quindi a «signora, donna di grande signorilità, estremamente elegante e raffinata». Dall’altro, il binomio, a un primo impatto sembrerebbe formato da «nome comune (lady/Lady) + Nome proprio», quasi «signora Pesc». E richiama inevitabilmente nella mente del parlante comune (l’«asse paradigmatico» della lingua) binomi più noti quali: «Lady Godiva» (che cavalcava nuda), «Lady D» ovvero «Lady Diana», «Lady Jane» (dei Rolling stones), «Lady Oscar» (personaggio dei fumetti), «Lady Gaga», la «Lady di ferro» (The Iron Lady), ovvero la Margaret Thatcher, ecc.

Ma semanticamente «lady/Lady Pesc», non vuole affatto dire, non ha il significato «intensivo» di «Signora Pesc»!

Come indica per es. Anais Ginori nel suo articolo della citata «la Repubblica» (p. 2), «Federica Mogherini è stata nominata Lady Pesc, ovvero Alto Rappresentante [‘ministro’] per la politica estera europea». E un anonimo trafiletto de «Il Sole 24 Ore» (a p. 3) informa che «l’Alto rappresentante dell’Unione [Europea] per la Politica estera e di sicurezza (Pesc)» è stato «istituito dal Trattato di Amsterdam del 1997». «PESC» è quindi una sigla, con i vantaggi della sinteticità e lo svantaggio dell’opacità delle sigle: «Politica Estera e di Sicurezza» cui va aggiunto «Comune». E «Lady Pesc» vale quindi «ministra per la Politica Estera e di Sicurezza Comune». Ovvero quest’ultima frase (o sintagma) nominale è diventata un composto «Nome + Nome». Nell’articolo di Goffredo De Marchis («la Repubbica» a p. 4) si trova anche un sinonimo, meno comune: «La scena tocca solo a lei [la Mogherini], la nuova Mrs Pesc». E nello stesso articolo si ricorda il pendant di genere «Mr Pesc», ovvero Massimo D’Alema «che ambiva alla stessa poltrona di Mr Pesc».

Non sarà infine passata inosservata, anzi inascoltata, la pronuncia in TV della sigla «Pesc» ora come «pesc(a)» ora come «pesc(e)», tecnicamente monosillabo ora con occlusiva finale ora con fricativa. «Come mai?», ci si chiederà. Se si esamina «il paradigma lessicale» della lingua formato da una cinquantina di parole con finale in <sco/sca/scu/sch> e in <sce, sci>, si rileverà che i 2/3 delle parole terminano in occlusiva e solo 1/3 in fricativa. Si può quindi prevedere la fortuna e il prevalere della pronuncia «pesc(a)».

A proposito dell'autore

Docente di linguistica generale all'università di Catania

Salvatore Claudio Sgroi, ordinario di linguistica generale (Università di Catania), è stato pres. del corso di laurea in "Culture e linguaggi per la comunicazione", fa parte della direzione del "Bollettino del Centro di studi filologici e linguistici siciliani", del comitato di redazione "Le Forme e la Storia", e collabora a importanti riviste italiane e straniere di linguistica. È autore di circa 400 saggi e di numerosi volumi, tra cui i più recenti sono Per una grammatica ‘laica’. Esercizi di analisi linguistica dalla parte del parlante, UTET 2010; Scrivere per gli Italiani nell'Italia post-unitaria, Cesati 2013; Dove va il congiuntivo? Il congiuntivo da nove punti di vista, UTET 2013.

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