CATANIA – A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca. Sembra così per l’Aeroporto Fontanarossa di Catania, uno dei più importanti in Italia ed Europa; con le tratte da e per Roma e Milano che sono in assoluto le più trafficate d’Italia; in prospettiva destinato ad accogliere più velivoli e più passeggeri non appena saranno effettuati gli interventi di allungamento della pista e sarà realizzata una stazione ferroviaria nelle sue vicinanze.

Eppure questo Aeroporto è gestito ancora secondo una logica padronale, con parecchie interferenze della politica locale e dei “circoli affaristici”, governato da una società di gestione (SAC) al vertice della quale non ci sono veri manager, ma dirigenti provenienti dai movimenti di cooperazione e sindacali messi lì dalla politica. Gente che, col tempo, si è fatta le ossa e ha acquisito sul campo un’esperienza e una cultura da praticoni in materia di trasporto aereo. Vertici che, ahi noi, considerano Fontanarossa ancora come un’aerostazione, un posto in cui decollano e atterrano aerei, piuttosto che come un moderno Aeroporto, cioè un grande contenitore di servizi ad alto valore aggiunto. Non appena qualcuno glielo fa notare, anche fra chi come noi fa informazione, scattano querele, denunce e lettere di minacce. Come se fosse un delitto di lesa maestà parlare del futuro di un Aeroporto che, fino a prova contraria, ancora oggi è pubblico, e quindi teoricamente di proprietà di tutti i cittadini che hanno il diritto di sapere come vanno le cose e perché ci sono taluni disservizi. Fra non molto tempo, assecondando le pressioni dell’Enac più che rispondendo ad un chiaro disegno politico, Fontanarossa verrà privatizzato. Magari non del tutto; magari attraverso un aumento di capitale sociale che verrà intercettato dai privati. E’ in atto infatti il percorso che dovrà portare la SAC in Borsa, come è accaduto per Bologna. Come andrà a finire non si sa; i cambiamenti di governance possono essere salutari oppure no. In questo momento, chiunque scriva, parli o persino pensi all’Aeroporto viene bacchettato dai vertici della SAC che gli contestano di creare gravi turbative di mercato, trascurando il particolare che chi sta esaminando, fra le società di revisione, i bilanci della società di gestione non sappia già perfettamente che Fontanarossa è un aeroporto con grandi potenzialità ma che presenta ancora molti lati oscuri nella sua gestione. Ed è alle grandi potenzialità che si deve guardare per esprimere una valutazione positiva sulla gestione aeroportuale e dunque sul capitale sociale aziendale.

I lati oscuri non mancano, infatti. In primis, l’interferenza della politica. Esiste, è inutile negarla, poiché SAC è una società ancora interamente in mano pubblica. Il gioco ad incastro dei commissariamenti alle Camere di Commercio, i principali azionisti di SAC, ha permesso di ingessare da anni la situazione della governance aeroportuale. Non si vede un solo manager ai vertici; ci sono le solite facce, con l’aggiunta di tanto in tanto di qualcuno che ha dimostrato deferenza agli accordi politici fra i big. Adesso però, dopo le ultime esternazioni del sottosegretario Castiglione sul rinvio della fusione tra le Camere di Catania, Siracusa e Ragusa, alcuni antichi accordi sembrano saltati. In secondo luogo, c’è una forte autoreferenzialità dei vertici della società; non cercano e non vogliono il confronto e se qualcuno si permette di fare osservazioni, non ammettono mai le proprie responsabilità, anzi contrattaccano. Due anni fa, alla fine dell’estate, il “Tavolo per le Imprese” organizzò un interessante dibattito alla facoltà di Economia. Fu l’ultima vera occasione in cui si parlò liberamente di Aeroporto di Catania. Da allora, una cappa di silenzio e quando si organizzano convegni parlano solo loro, i vertici di SAC, in testa Mancini e Bonura, insieme a qualche ospite compiacente.

In terzo luogo, c’è il complicato intreccio di interessi delle associazioni datoriali del mondo imprenditoriale: Confindustria e Confcommercio ora litigano ora si rappacificano poi litigano ancora, ma il segreto manovratore rimane sembrerebbe essere Ivan Lo Bello, che adesso è diventato presidente nazionale di Unioncamere e dunque ha più facilità di interlocuzione con certi ambienti della politica romana e della finanza lombarda. Il vero lato oscuro è un altro, in verità, che va dritto al cuore del problema da un punto di vista aziendale. Non si capisce perché, pur potendo fare più quattrini, la società di gestione si limita all’essenziale. Basta guardare i bilanci per rendersi conto che aeroporti similari per livello di traffico sono più profittevoli di quello di Fontanarossa. A Catania i ricavi derivano principalmente dai margini di intermediazione commerciale con le compagnie aeree. A Bergamo e Venezia, tanto per fare qualche esempio, il fatturato è quasi il doppio di quello di Catania e si alimenta pure con i ricavi da parcheggi, da locazioni commerciali, dal cargo e da altri servizi. A Venezia, che sta ulteriormente investendo, l’integrazione col più piccolo aeroporto di Treviso è una realtà. Nella Sicilia Orientale, pur essendo legate da un complesso meccanismo di scatole cinesi (la SAC, l’Intersac e la SOACO), i due aeroporti di Catania e Comiso sono fra loro scollegati.

Finora vertici di SAC sono stati bravi soltanto a tagliare costi. Hanno portato un po’ di ordine e recuperato efficienza, così dicono sempre. In effetti, è vero. Ma un moderno Aeroporto non può essere gestito con la logica di un’azienda che produce automobili come la Fiat. Tagliare i costi, senza intervenire contemporaneamente sui ricavi, può risultare alla lunga deleterio. Difatti, non è che poi Fontanarossa brilli per qualità dei servizi offerti alla clientela. Basta farsi un giro per i bagni pubblici e vederne lo stato di pulizia. E così via per altri servizi aeroportuali che col tempo sono stati sottratti alle logiche clientelari di piccolo cabotaggio e affidati ad un unico global service nazionale per ragioni di economie di scala. I costi diretti si saranno ridotti, probabilmente. Ma per far funzionare l’Aeroporto la SAC è adesso nelle mani di un unico fornitore di servizi. Alla lunga, non sappiamo se ciò continuerà ad essere un bene.

Naturalmente, siccome al dialogo e al confronto siamo e saremo sempre disponibili, ci piacerebbe conoscere le eventuali considerazioni di Sac, ma non tramite un legale.

R.S.

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