Ricordate lo spread? Il tormentone che negli ultimi anni ha fatto tremare i governi e agitato i sonni di molti? Siamo certi di sì. Si tratta, come noto, della differenza tra i tassi d’interesse dei titoli di Stato tedeschi (i solidissimi Bund) e quelli dei titoli italiani (i nostri cari Bot, Cct, Btp…). Una differenza specchio della diversa solidità tra l’economia di Berlino e quella di casa nostra.

Ma c’è un altro spread a segnare il divario tra Italia e Germania ed è quello della giustizia. A certificarlo è l’ultimo rapporto della Commissione Europea per l’Efficienza della Giustizia (CEPEJ), che fotografa dati e tendenze della giustizia in ben 46 Stati d’Europa.

Il primo problema della giustizia italiana, si sa, è quello della lunghezza dei processi, puntualmente confermato dal rapporto CEPEJ: in Italia un processo civile di primo grado dura 590 giorni, contro i 183 della Germania. Peggio di noi, sul continente europeo, solo Malta e la Bosnia Erzegovina. Ben più rapidi, invece, i “cugini” spagnoli e francesi, che concludono un processo di primo grado, rispettivamente, in 264 e 311 giorni.

Ma quali sono le ragioni di questa lentezza? Anche qui i numeri parlano chiaro. Per ogni giudice professionale italiano in Germania se ne contano tre e per ogni impiegato amministrativo che in Italia si occupa del sistema giustizia in Germania se ne trovano due (anzi, 2,2 a essere precisi). Addirittura imbarazzante la differenza tra Berlino e Roma in tema di giudici “non professionali” (giudici di pace e simili): ogni giudice “non professionale” italiano ha in Germania 31 colleghi!

Fin qui le cifre, che naturalmente non sono tutto. L’efficacia di un sistema giudiziario, infatti, dipende anche dalle regole che applica, processuali e non. Ma sul piano processuale le riforme si succedono da vent’anni a ritmi sempre più veloci senza riuscire a incidere in profondità sulla durata dei processi; mentre ci sarebbe molto da fare sulla chiarezza e la semplicità delle norme che regolano la nostra vita quotidiana. Infatti le difficoltà interpretative moltiplicano e allungano i processi.

Detto questo, però, è un fatto che i processi non si celebrano da soli, ma richiedono giudici e personale amministrativo che li portino avanti. Quindi, se tra Italia e Germania le distanze, in tema di personale dedicato al servizio giustizia, sono così grandi è necessario correre ai ripari. Infatti combattere gli sprechi è doveroso ma di austerità e tagli ai servizi pubblici un Paese può anche morire.

A proposito dell'autore

Avvocato in Catania

Giuseppe Auletta, è nato a Catania il 25 maggio 1983. Dopo studi classici presso il Liceo “M. Cutelli”, nel 2006 consegue la laurea triennale in Scienze Giuridiche presso l’Università di Catania, con voti 110/110 e la lode. Nel 2008, sempre a Catania, consegue la Laurea Magistrale in Giurisprudenza con voti 110/110 e la lode. Nel 2013 diviene Dottore di Ricerca presso l’Ateneo catanese all’interno del corso di Dottorato in “Scienza, Tecnologia & Diritto”. Avvocato dal 2011, è iscritto all’Ordine forense di Catania ed esercita la professione con particolare attenzione alle tematiche del diritto civile e del diritto del lavoro. Dal 2013 è componente del Consiglio d’Amministrazione dell’Istituto “Servizio Cristiano” di Riesi (CL). Sposato con Angela Castiglione.

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