1. L’Arabia all’OHCHR
L’Arabia Saudita presiederà per il 2016 la Commissione per i diritti umani presso l’ONU. La notizia ha suscitato un notevole scandalo a livello planetario. L’OHCHR ha sentito l’obbligo di precisare e di chiarire. Tale organismo è suddiviso in gruppi regionali. Ogni gruppo ha un suo presidente e avanza delle candidature per la presidenza dell’organismo. Esistono delle regole che permettono la rotazione continua degli stati alla presidenza dei vari organi. Quindi è certo, che prima o poi la commissione potrebbe essere presieduta da stati che poco hanno a che vedere con i diritti umani.

In ogni caso, la vicenda sopra raccontata mette in luce alcune caratteristiche e contraddizioni dell’ONU.

2. Federalismo e confederalismo
Nell’ambito del diritto internazionale si ammettono due modelli di interazione tra gli stati: il confederalismo e il federalismo.

Secondo il confederalismo l’organizzazione internazionale deve occuparsi solo di alcune ristrette materie e gli attori principali devono essere solo ed esclusivamente gli stati. Gli individui e i cittadini del mondo sono esclusi dalla partecipazione all’organizzazione. Usualmente le organizzazioni confederali non pongono particolari regole all’ingresso e alla partecipazione degli stati.

Sul fronte opposto il federalismo secondo il quale gli stati federati devono rinunciare ad una fetta significativa della loro sovranità e devono cederla ad una forte autorità centrale che li rappresenta all’esterno. Gli stati federati hanno tutti delle caratteristiche estremamente tra loro ed omogenee. Uno dei modelli di riferimento sono gli Stati Uniti d’America.

L’ONU è nato sulle ceneri della Società delle Nazioni da cui ha ereditato l’approccio confederalista. Ciò ha comportato la presenza all’interno dell’ONU di stati di tutti i tipi e di tutti i generi, accomunati solo dall’idea di mantenere la pace e rapporti amichevoli. Quando c’era la Guerra fredda l’ONU aveva stati democratici, stati comunisti e una serie di piccole e grandi dittature e autocrazie. Il processo di decolonizzazione ha portato ad un numero enorme degli stati e quindi ad una maggiore disomogeneità fra gli stati.

Luigi Einaudi nella raccolta di saggi La guerra e l’unità europea e Richard Coudenhove-Kalergi nel saggio Pan-europa hanno sempre sostenuto che il modello confederale è troppo debole per realizzare e mantenere la pace. Hanno sostenuto aggressivamente il modello federale. Hanno individuato i limiti della Società delle Nazioni e le ragioni del suo fallimento. Il loro giudizio è molto severo, e sicuramente influenzato dall’esperienza storica concreta sino a quell’epoca. Tutte le organizzazioni confederali in Europa e nell’America del Sud erano tutte miseramente naufragate.

Un modello intermedio tra il federalismo e il confederalismo è rappresentato dall’Unione europea che è nata come organizzazione confederale, ma ha al suo interno molti elementi simili a quelli di uno stato federale (forte integrazione economica e legislativa, unione doganale, elezioni al parlamento europeo). L’Unione europea non è un’organizzazione “generalista” come l’ONU, gli stati che vogliono farne parti devono rispettare alcuni standard economici e politici come il rispetto di alcuni parametri economici, dei diritti umani e dello stato di diritto.

3. Riforma dell’ONU
Da molti anni si parla di riformare l’ONU introducendo una sorta di Parlamento globale o un passaporto globale o una forma di cittadinanza cosmopolitica. Sono state avanzate molte proposte di riforma del Consiglio di sicurezza e dell’Assemblea Generale. Ci sono molte idee in campo, ma non si è mai passati alla loro attuazione. Ci sono alcuni stati come l’India e il Brasile che vorrebbero diventare membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Gli stati più popolosi del mondo come l’India e la Cina hanno cominciato a parlare dell’introduzione di una sorta di voto ponderato. In pratica, il voto della Cina che conta 1,5 miliardi di persone e ha un’economia potentissima vale quanto quello di Trinidad e Tobago che è uno stato minuscolo di cui nessuno si ricorda. L’introduzione del voto ponderato significherebbe che ogni stato ha un peso pari alla sua popolazione, al suo PIL e ai contributi versati all’ONU. Ragionando in questi termini, l’influenza degli Stati Uniti e della Russia sarebbe molto ridotta, l’Europa sparirebbe e l’influenza maggiore proverrebbe dai paesi asiatici.

4. La complessità del diritto internazionale
In ambito internazionale la situazione si è notevolmente complicata vista la presenza di numerose organizzazioni a carattere regionale che cercano di imitare e di applicare l’approccio della CEE e dell’Unione Europea. Il Consiglio di Sicurezza dedica periodicamente delle sedute proprio al coordinamento della propria azione con quella degli organismi regionali sparsi in tutto il mondo.

In certi momenti, però, sembra qualcosa di anacronistico e di lontano dal mondo attuale. La sua composizione è sempre quella della Guerra Fredda, cioè rappresenta un mondo che in pratica non esiste più. Al tempo stesso, la sua funzione sembra quasi inutile ed inefficace. L’ONU e il Consiglio di Sicurezza sono stati pensati per risolvere conflitti e guerre tra stati che cominciavano con un telegramma contenente la dichiarazione di guerra e terminavano con un armistizio. Questo genere di conflitti vedevano contrapposti eserciti con divise di diverso colore. Con la presenza dell’ONU questo genere di conflitti sono ormai drasticamente ridotti. Da vent’anni, al contrario, sono molto aumentati i conflitti interni agli stati spesso fomentati da potenze esterne e in cui sono presenti gruppi militari irregolari e mercenari. Questi conflitti spesso durano moltissimo e sono difficilissimi da risolvere. In questi conflitti sono stati compiuti numerosi genocidi: Yugoslavia, Ruanda, Uganda tanto per fare qualche esempio. La stessa vicenda dell’ISIS in Siria può essere ricondotta a questo genere di conflitti. Il Califfo Al-Baghdadi e il suo gruppo erano stati incarcerati in Iraq nel 2003 e poi liberati a partire dal 2008, addestrati, finanziati da Arabia, Qatar, Turchia e Israele ed armati con equipaggiamento americano per distruggere la Siria e Assad. Non ci sono riusciti, però hanno fondato un enclave ultraislamista sunnita che ora minaccia tutti gli stati del Medio Oriente.

Se dobbiamo fare un bilancio dell’ONU negli ultimi anni, possiamo dire che ci sono alcune luci e molte ombre. Le luci sono il costante aumento delle organizzazioni internazionali e dell’influenza del diritto internazionale sugli stati. Il terrorismo islamico ha aperto nuove ed inedite forme di azione del Consiglio di Sicurezza, come testimoniato dall’uso dei poteri quasi-legislativi e quasi-giudiziari nella risoluzione 2170/2014 del 15 agosto 2014 sulla Siria. Dal punto di vista giuridico, questa risoluzione è rivoluzionaria. Ci sono molte ombre. Innanzitutto, l’ONU rimane un’organizzazione generalista e quindi accade che l’Arabia Saudita, l’ultimo stato in materia di applicazione e riconoscimento dei diritti umani presieda una commissione sui diritti umani. Nonostante i numerosi progressi fatti nel diritto internazionale, manca una riforma complessiva e organica del diritto internazionale. Inoltre, il diritto internazionale è ormai sovraffollato in quanto esistono per lo meno tra 3.000 e 4.000 organizzazioni internazionali.

5. Nuove proposte
In sede dottrinale sono state avanzate nuove proposte teoriche come il multilevel constitutionalism di Pernice, Kanitz e Bogdandy, la democrazia cosmopolitica di Held e Archibugi, la democrazia post-nazionale di Habermas. Alcune università hanno istituito corsi e dottorati di diritto costituzionale globale. Molti saggi e articoli parlano di global constitutionalism, ossia dell’estensione a livello globale di principi e regole tipici dello stato di diritto riveduti e corretti. Nonostante l’ampio dibattito e il gran numero di contributi di saggi, articoli e libri, gli stati ne hanno messo in atto solo una minima parte, spinti più da necessità contingenti che da una reale visione organica d’insieme dei problemi. Sicuramente pesano il pluralismo giuridico, la complessità e la varietà degli interessi e degli attori in gioco. Ormai ci si muove su un terreno completamente nuovo assolutamente diverso rispetto alla pratica e prassi giuridica degli stati nazionali.

Il caso dell’Arabia Saudita, in conclusione, è il segnale più evidente e più immediato della necessità di riformare profondamente l’ONU e il diritto internazionale.

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