di Anna Rita Fontana

Zafferana. Un delicato connubio di arte e musica ha improntato la manifestazione del Premio Internazionale di Pittura “Giuseppe Sciuti”, giunto alla seconda edizione svoltasi a Zafferana, nella Sala consiliare del Palazzo di Città. Un giusto tributo a un concittadino pittore, decoratore e scenografo che ha diffuso nel mondo il nome della città etnea, dove nacque nel 1834, come hanno rilevato in apertura il prof. Paolo Giansiracusa e il sindaco Alfio Vincenzo Russo. E con l’intento di rinnovare la memoria dell’artista, promuovendone il percorso stilistico che dal tardobarocco giunge ad espressioni più moderne, fra “tonalismi e colori luminosi, profondi, e contaminazioni cromatiche estreme” delle opere esposte a Palermo, Roma, Sassari, Londra e in ampia misura nel nostro territorio.GRAZIELLA TORRISI

Si è espresso così il critico Giansiracusa, specificando che, dopo aver conferito l’ambito riconoscimento, lo scorso anno, al pittore Paul Camilleri Cauchi (presente tra il pubblico), l’edizione 2015 ha mantenuto un altissimo livello di poetica pittorica con le opere del pittore russo Oleg Supereco, insignito del Premio suddetto, attraverso la giuria e il comitato organizzatore presieduto da Graziella Torrisi e composto dai pittori Benedetto Strano e Debora Vasta, dal giornalista Francesco La Rosa, dallo scultore Giuseppe Cristaudo e dal presidente Pro Loco Zafferana Etnea Vincenzo Pappalardo. Formatosi col maestro Ilja Glazunov, rettore dell’Accademia di Belle Arti di Mosca, e in seguito all’Accademia di Belle Arti di Venezia dove ha conseguito la laurea italiana, nel 2004, il pittore ha ricevuto da mons. Carlo Chenis, suo correlatore, nonché Presidente della Commissione Pontificia di Arte sacra e della Commissione Pontificia di Archeologia, il prestigioso incarico di ristrutturare gli affreschi della cupola e dei quattro pennacchi della basilica di Noto, dove l’artista ha riattualizzato la tecnica dell’affresco.DIPINTO OLEG SUPERECO

L’attenta giuria, costituita dall’assessore alla Cultura Angela Di Bella, dal pitto-scultore Corrado Iozia (presidente dell’Associazione Artistico-Culturale Giuseppe Sciuti), dal giornalista Rai Giovani Tomarchio, dagli storici dell’arte Stefano Puglisi (regista e dedito all’arte contemporanea, della cinematografia e della televisione) e Alice Caponnetto, nonchè dal prof. Rocco Froio (scultore-Docente Universitario di Plastica ornamentale) ha esaminato il percorso di un artista che, muovendosi lungo una direttrice di pittura colta , con un retroterra di rigorosi studi figurativi e di bellezza espressiva che attingono alla tradizione culturale della sua terra, col fascino delle icone, è meritevole di “aver conferito luminosità e spazialità alle sue strutture iconografiche” con una pennellata capace di costruire volumi torniti, realizzando immagini sacre volte al recupero della bellezza formale, venate di spontaneità e scevre da appesantimenti simbolici. Inframezzando i piacevoli brani musicali eseguiti dall’arpista e cantante Laura Vinciguerra e dal violinista Piero Vasile, Il prof. Giansiracusa ha elogiato la capacità di riconfigurazione pittorica di Supereco, nelle figure dei quattro evangelisti nei pennacchi laterali e della Pentecoste nella cupola della basilica, dove l’artista ha affrontato il problema della visione su una superficie curva, data la distanza spaziale che separa l’osservatore dalle figure. Momento significativo della serata è stata la donazione di un bellissimo dipinto dal titolo “Tentazione”, da parte del pittore all’amministrazione comunale.L’artista si è poi soffermato volentieri con noi sulle tematiche della sua arte, delle cui opere, insieme a quelle del pittore Sciuti, sono state proiettate delle slides, al termine della premiazione, curate da Roberta Ferlito.
Maestro Supereco, Lei è stato elogiato per aver sentito l’esigenza di affermare nelle sue opere l’armonia della bellezza, a fronte della tendenza nichilistica di una società avvolta dalla spirale della violenza, che distrugge anche il nostro passato racchiuso in opere di valore inestimabile. Come intende la bellezza nell’arte?
“Per me si tratta di bellezza nella forma, che non deve disgiungersi dalla bellezza del Dio incarnato nel quale si coglie la nostra identità di cristiani. Per me è istintivo realizzarla nell’arte cristiana, dove porto avanti il mio sentimento che è soprattutto ricerca spirituale. Non accetto in proposito certe estremizzazioni contemporanee, che degenerano in un vuoto sperimentale, come certe installazioni, avulse dal contesto sacro, con la pretesa di comunicare a tutti i costi”.
Lei si è dedicato anche alla ritrattistica e ai paesaggi, ispirati alla sua terra natìa e alla laguna veneziana. Nel settore dell’arte sacra ha raggiunto livelli di perfezione mirabile. Quali prospettive ci sono in questo ambito?
“L’arte sacra non può tramontare, in quanto il sacro esprime la cristianità nel mondo e come tale è una forma d’arte eterna. In questo caso la pittura diviene un altissimo mezzo di comunicazione, oltre che un mezzo educativo ai valori morali e religiosi, che sono valori eterni. Bisogna fronteggiare la deriva spirituale della nostra società mantenendo viva la pittura in tal senso”.
Cosa la coinvolge maggiormente nella pittura di Giuseppe Sciuti?
“Ho avuto la fortuna di conoscere le sue opere attraverso il Premio, e ne ho apprezzato la grandissima qualità pittorica che parte dal tardo barocco e si caratterizza poi con l’impronta dei macchiaioli e del realismo ottocentesco. Questo è infatti l’aspetto peculiare della nostra realtà umana, che sarà suscettibile di sviluppo finchè esisterà l’uomo”.

A.R.F.

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