tinarena (1)La stilista messinese Tina Arena vedrà i suoi abiti al Who’s next di Parigi

di Martina Strano

Nel 2006 nasce il marchio Tinarena Fashion Atelier dall’ idea e dal sogno della titolare messinese Tina Arena, definita “una dei cento siciliani più famosi”, e  responsabile del settore dell’alta sartoria del C.A.M. (Centro Artistico del Mediterraneo), presieduto da Francesca Barbera. Gli abiti, realizzati su misura, rispondono alle esigenze di una clientela che ama le linee precise, i dettagli preziosi e la cura artigianale, il filo conduttore dei suoi abiti.

Come inizia la sua carriera?

«La mia carriera ha un inizio un po’ particolare. Avrei voluto frequentare il liceo artistico e invece non mi è stato possibile perché i miei genitori erano contrari. Io ero una studentessa modello, molto vivace come ragazzina, ma con i voti molto alti. Invece di seguire gli studi artistici ho seguito degli studi umanistici, cioè il liceo classico. Un altro pianeta sotto tutti i punti di vista. Sono sempre stata molto creativa perché senza avere alcun concetto sartoriale, cosa che ho approfondito più avanti, modificavo tutti gli abiti che mi venivano comprati o  regalati e li personalizzavo con le applicazioni, cambiavo gli orli ecc. Durante il liceo ho conosciuto una persona che lavorava in casa e realizzava abiti da sposa e da cerimonia. E da li, con un cartamodello costruito sul mio fisico, ho iniziato in circa un anno ad elaborare di tutto, aiutandomi anche con i libri perché sono sempre stata abbastanza studiosa e mi piace leggere, mi piace confrontare i vari sistemi. In un anno, partendo dal non saper fare l’orlo, sono arrivata a fare il primo cappottino. Dopo due anni circa mi è stato chiesto da una signora che aveva visto una mia creazione se lavoravo per estranei e io risposi di si anche se non era vero. E di conseguenza da quella che prima era una cosa abbastanza tranquilla, abbastanza in  erba, è avvenuta una vera evoluzione. Mi piace molto il contatto con la gente, il contatto diretto, mi piace consigliare, non perché io ne sappia più di loro, ma perché mi piace la donna, mi piace vestirla; è un’espressione di me in un certo senso. Questo lavoro per la clientela si è protratto per qualche tempo in maniera tranquilla, la classica sarta anche se facevo già abiti elaborati. A due anni dall’inizio ho fatto il mio primo abito da sposa. Successivamente, ho partecipato ad un concorso per giovani stilisti, e per me è stata la prima occasione per far sfilare i miei abiti. Sono arrivata terza, ma non è stato solo questo ad essere importante per me, piuttosto la bellezza del veder indossare i miei abiti dalle modelle e vederli in passerella. Ho capito che questa parte effettivamente mi mancava quindi da allora in poi, peraltro facendo varie conoscenze e con l’esperienza, ho fatto scorrere in maniera parallela sia il lavoro prettamente correlato alle persone, quindi al cliente, sia le sfilate e quindi gli avvenimenti più mondani. Sono passati degli anni e sono arrivati gli avvenimenti più importanti fino a quando è presentata l’occasione dell’estero all’International Fashion Weekend Designer in Romania, a Mamaia Beach, un’importante manifestazione poi trasmessa da Fashion TV. Ho dato subito la mia adesione e mi hanno scelta attraverso le foto degli abiti; sono riuscita ad entrare in questo contesto ed eravamo 3 italiani e partecipanti provenienti da 20 diversi paesi del mondo. È stato veramente bellissimo. Spero di tornarci quest’anno ad agosto. Giugno 2013 ho partecipato alla Bucarest Fashion Week e i miei abiti sono stati molto apprezzati. Al momento del mio atelier svolgo lavori su misura per donna e uomo, ma sto cercando di attrezzarmi per la realizzazione di una piccola produzione. Inoltre preparo sempre delle piccole collezioni che faccio girare ai vari eventi e alle varie sfilate cui partecipo. Quest’anno nell’arco di due mesi sono concentrati degli eventi importantissimi: partendo dalla fine, andrò a Milano, in provincia di Novara, probabilmente a Mamaia e ultimo, ma per nulla meno importante, dal 4 al 7 luglio sarò a Parigi per Who’s next, dove presenterò la collezione primavera/estate 2015.»

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A cosa si ispira per questa collezione da presentare a Parigi?

«Questo del tema della collezione o a cosa mi ispiro è sempre stato un nodo per me da dove spiegare. Io guardo i tessuti e vedo gli abiti. Li dipingo spesso tra l’altro. Integro una collezione che ho chiamato “Never time”, perché non ha un vero tempo, è chiaro che come colori può essere più estiva, però fondamentalmente non ha un vero tempo. Io non ho una fonte di ispirazione ben precisa. La mia fonte di ispirazione è davvero la donna, perché ci sono tante tipologie di donna, parlando ovviamente dell’esteriorità e di quello che si può intuire guardando una persona. Quindi penso che l’abito debba far sentire bene la persona che lo indossa e di conseguenza evidenziare le sue doti al massimo. Mi ispira la donna e forse un po’ anche il nostro tempo, il periodo che stiamo vivendo. La collezione che sto preparando è molto fresca, in chiffon, con stampe fiorate, ma anche animalier che a me piace tanto. Sono abiti prȇt à porter da cocktail.»

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Come si è avvicinata all’universo maschile?

«Mi sono avvicinata al campo maschile qualche anno fa, conoscevo come fare un abito di tipo industriale, ma mi mancava la sartoria, il laboratorio. Quando sono riuscita a fare il laboratorio da un sarto bravissimo, ho deciso di occuparmi in maniera molto razionale anche dell’uomo. Uno dei motivi per cui forse non ci si veste tanto dal sarto è perché di solito ha una valenza molto classica, un capo perfetto nel taglio e nelle cuciture ma che tende al classico. Mentre l’uomo quarantenne magari vuole un abito un tantino più sagomato con un pantalone più stretto. Il mio punto di forza è proprio questo: cerco di unire una buona fattura sartoriale con una modernità più definita. Un abito di taglio moderno ma ben definito, cose che in commercio trovi ma spesso in maniera separata.»

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Quali materiali e tessuti lavora meglio e più spesso?

«Prediligo le fibre naturali, mi piace moltissimo la seta pura oppure con una piccola componente (3%) di elastam perché trovo abbia una vestibilità meravigliosa sia per i pantaloni che per un tubino. Ma anche lino, cotone, fresco lana, pizzo.»

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Il 5 di aprile ha presentato una collezione alla prestigiosa manifestazione Regina d’Italia, può dirci qualcosa su questi abiti?

«La collezione si chiama “Luxury” ed è quella che ho portato a Budapest. Sono abiti particolarmente preziosi, seducenti, molto femminili. È il mio modo di vedere il lusso, come vorrei vedere la donna per le occasioni speciali. Durante uno stage, ho scoperto che negli abiti da cerimonia non esiste la fodera; sono foderati con georgette, con lo chiffon, ma sicuramente non hanno qualcosa che possa sembrare fodera perché l’effetto è completamente diverso. Il vestito monospalla in oro della collezione è foderato con della seta spalmata oro che è più consistente di un trasparente, ma di certo più leggero di una fodera.»

La voglia di esportare il Made in Sicily nel resto del mondo perché «noi siciliani dobbiamo farci valere e la moda italiana è sempre La moda italiana», l’importanza della sartorialità, della formazione, e la cura artigianale: questo e molto altro è Tina Arena alla quale auguriamo un in bocca al lupo per la nuova esperienza parigina.

Martina Strano

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