Con le dimissioni della Vancheri, al di là delle dichiarazioni formali, più che l’addio dell’ennesimo assessore, è Confindustria che stacca la spina al governo Crocetta

Linda Vancheri se ne va, è il 37esimo assessore in 32 mesi della travagliata presidenza Crocetta, almeno crediamo, non vorremmo errare per difetto, naturalmente.

Chi le è vicino sapeva che l’assessore alle Attività Produttive, subito dopo le dimissioni di Lucia Borsellino, stava maturando l’addio al governo Crocetta. Le intercettazioni tra Tutino e Crocetta, e non solo quelle presunte ma quelle vere, pubblicate da altri organi di stampa, che dipingono un quadro inquietante tra il presidente e gli uomini del suo “cerchio magico” (un intreccio di interessi pochi limpidi), devono avere convinto la Vancheri a porre fine alla sua esperienza nella “giostra Crocetta”.

L’addio della Vancheri non è immediato e avverrà entro la fine di questo mese ma Crocetta cerca di sminuire l’episodio parlando di dimissioni pianificate.

“Da sei mesi – afferma Crocetta – con Linda Vancheri abbiamo concordato che dopo gli atti dell’Expo dovesse lasciare per iniziare una nuova avventura lavorativa. Ha avuto la proposta di un prestigioso incarico lavorativo a livello internazionale, e siccome Linda non ha mai pensato di fare politica a tempo pieno, le chiesi io stesso di concludere il percorso amministrativo che aveva avviato con senso di responsabilità.  Lei ha accettato e credo che nei prossimi giorni definirò con lei”.

Le favole ci piacciono ma non abbiamo più l’età per crederci e li lasciamo ai bambini che, giustamente, ancora devono sognare. L’incarico in Confindustria della Vancheri sicuramente non è una fandonia, ma la tempistica lascia pensare che Confindustria abbia staccato la spina a Crocetta dopo lo scandalo Tutino e la vicenda delle intercettazioni.

D’altronde era già successo. Confindustria aveva agito così con Lombardo. Le dimissioni della Vancheri ricordano molto quelli di Marco Venturi.  Nell’ottobre del 2012, Marco Venturi, esponente di Confindustria, anch’egli a capo dell’assessorato delle Attività Produttive, abbandonava il governo Lombardo, poco prima che quest’ultimo venisse travolto dalle inchieste giudiziarie.

Dimissioni, quindi, che hanno intrinsecamente una valenza politica, che Crocetta può smentire quanto vuole, ma certo è innegabile che l’addio, dell’assessore alle Attività Produttive, è avvenuto nel suo momento peggiore, e non per caso.

La Vancheri e la Borsellino, le due donne dell’esecutivo crocettiano, erano due pilastri della giunta di regionale, tant’è che avevano resistito ai rimpasti e alla giostra di assessori che a vario titolo si sono avvicendati. Con il loro addio la rivoluzione di Crocetta è giunta al suo epilogo, con un inequivocabile bilancio fallimentare. L’ex sindaco di Gela, sempre più solo, deciso a lasciarsi andare a una prolungata e masochistica agonia, è rimasto soltanto in compagnia della sua ostentata impudicizia a non dimettersi.

Intanto sul suo profilo facebook Crocetta con un comunicato fiume difende il suo operato quale Presidente della regione siciliana, puntando il dito contro una compagna denigratoria che ha solo lo scopo di farlo fuori. Parla del legame con Tutino come un mero rapporto tra medico e paziente, scevro da interessi particolaristici.

Ma il presidente vuole sconvolgere e a Radio 24 dichiara di aver pensato seriamente al suicidio:

“Lo Voi mi ha salvato la vita, altrimenti sarei un uomo morto. Avevo trovato su internet un modo veloce per suicidarmi, era tutto pronto”.

Il Pd cerca di non farsi trovare impreparato, la situazione è ormai scottante ed è già stato programmato un incontro (probabilmente giovedì prossimo, ndr) Renzi-Raciti per trovare una soluzione al caso Crocetta.

Vincenzo Adalberto

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