di Agnese Maugeri

La lunga sfilata di stars in questi sette giorni di Festival a Taormina si è conclusa con un grande attore e regista italo americano John Turturro.

«Buongiorno» con un saluto affettuoso al pubblico presente, in perfetto italiano ha aperto la sua Tao Class, forse la più interessante e ben strutturata di tutto il Festival.

Alcune clips dei suoi film sono state proiettate in sala, fra cui “Passione, Il grande Lebowsky, La tregua, Romance and cigarettes” e tanti altri di cui è interprete o director.

foto 1-8Turturro ha lavorato con i più famosi registi al mondo, Spike Lee, Ron Howard, Robert Redford, i Fratelli Coen, Peter Segal, Michael Bay, Martin Scorsese, Robert De Niro, Tim Robbins, Woody Allen, per passare poi agli italiani, Francesco Rosi, Nanni Moretti e Marco Pontecorvo, sono solo alcuni dei nomi illustri, la lista è molto lunga.

Una semplicità disarmante, di certo l’immagine del divo di Hollywood patinato non gli appartiene, jeans, camicia azzurra portata fuori dai pantaloni e sandali francescani, tipico abbigliamento da turista; ma del resto a Taormina John è venuto con la moglie e uno dei due figli e come un classico viaggiatore lo si poteva incontrare in giro per le vie del paese o in qualche localino a mangiare piatti tipici.

Nessun atteggiamento da superstar, si è posto al pubblico e ai fans in modo naturale; di padre pugliese e madre siciliana, Turturro sente molto il legame con l’Italia, con le sue radici, e da attento lettore, quale dimostra essere, ci racconta che ha sempre studiato la storia e la cultura del bel paese in particolar modo del meridione, apprezzando anche gli autori della nostra letteratura «grazie al regista Francesco Rosi con il quale ho girato “La tregua” ho conosciuto autori come De Filippo e Pirandello, mi piace aprire la mente a nuove prospettive».

Parlando della sua professione di attore ha detto «si impara da qualunque regista buono o cattivo, nel set ci sono sempre incomprensioni e scontri ma cerco di capire quello che i registi vogliono, però amo anche dare un mio contributo perché non sono una marionetta da comandare. Se reciti una parte tuo malgrado la telecamera coglie la tua disapprovazione e il pubblico poi lo capisce».

Turturro ha lavorato in parecchi film dei fratelli Coen che trova dei registi attenti e precisi, quasi tutto il materiale delle riprese risulta essere buono e viene inserito interamente nella pellicola. Con loro ha girato “Il grande Lebowsky” un’esperienza bellissima ci racconta l’attore perché ha potuto lavorare con i suoi amici, si sentiva spronato da questo e ha dato il massimo.

Il personaggio di Jesus è una delle interpretazioni che predilige, tanto da volerci lavorare su ancora e magari, se i Coen gli daranno il permesso, creare un nuovo film su misura per lui.

Del “Il grande Lebowsky” John sottolinea l’inaspettato successo tardivo «il film non era così popolare, lo diventò in seguito con l’uscita del DVD, i giovani vedendolo hanno iniziato ad apprezzarlo perché parla di uomini eterni Peter Pan».

L’attore ha lavorato molto anche in Italia sia sotto la direzione di registi nostrani come Moretti e Rosi sia in produzioni sue indipendenti come “Passione” o il documentario “Sicilia” fatto con Roman Paska, girato a Palermo alla Vucciria che tratta del teatrino dei pupi siciliani.

«In Italia ci sono tanti registi che mi interessano soprattutto per la loro sensibilità. Ho lavorato di recente con Nanni Moretti e mi è piaciuto molto, lui è uno di quei registi che ti consegna la sceneggiatura e ti dei consigli utili. Con Francesco Rosi invece ho girato “La tregua” uno dei film più difficili che abbia mai fatto. Per prepararmi ho impiegato cinque anni, leggendo i libri di Primo Levi, incontrando sopravvissuti, facendo ricerche, non ho avuto paura di provare parti nuove perché sono un curioso».

“Passione” di cui Turturro ha curato la regia è stato interamente girato in Italia, un film-musical che parla della storia della musica napoletana «poteva venir fuori bellissimo o bruttissimo non sapevo con esattezza cosa stessi facendo, accettavo consigli da tutti sul set. Non volevo fare un musical perfetto volevo che la musica avesse un rapporto con i personaggi così come nella vita reale dove canti mentre cucini o fai la doccia. I film musicali donano emozioni ci fanno sentire vivi».

Continua John parlando della sua esperienza come regista e sceneggiatore «l’unico motivo per cui ho iniziato a dirigere è perché c’erano storie che mi interessavano e volevo raccontarle, non mi è mai importato avere un’etichetta da regista, la sceneggiatura è l’impronta, la base di un edificio, per costruirlo però serve tempo».

In quest’ultimo anno abbiamo visto Turturro accompagnato da Woody Allen in una divertente pellicola “Gigolò per caso” ma Woddy e John non erano alla loro prima collaborazione cinematografica.

L’idea è venuta all’attore italo americano, che è anche regista del film, come è riuscito a reperirla all’amico è davvero una storia buffa che ci ha raccontato «io e Woody siamo un’ottima squadra, noi abbiamo lo stesso barbiere così quando ebbi questa idea pazza la raccontai al parrucchiere e lui l’ha subito comunicata a Woody. Ho iniziato a scrivere il film e gli mandai la prima bozza, lui fu spietatamente sincero, così come lo vedete nel grande schermo, brutale, mi fece riscrivere il film dieci volte ma mi ha incoraggiato a svilupparlo in modo interessante. Sul set Woody è stato impeccabile si è lasciato dirigere da me in tutto, fidandosi».

Un attore teatrale, cinematografico, regista, sceneggiatore John Turturro è un artista a tutto tondo, uno dei suoi maestri è Scorsese con il quale spera di poter tornare a lavorare.

Come già accade per Ben Stiller anche John Turturro è stato omaggiato di una caricatura fatta dal vignettista Andrea Lupo.

Prima di salutarci e di dedicarsi agli autografi dei fans l’attore ha detto «adoro confrontarmi con persone che sono migliori di me, perché come nel tennis se hai un bravo avversario giochi meglio, così se reciti con un attore capace riesci a beneficiarne. Bisogna imparare a lasciare da parte il proprio ego, ognuno ha la sua peculiarità ma si deve capire che il prodotto è migliore se si crea un’alchimia nel set, facendo un buon gioco di squadra».

Agnese Maugeri

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