Marco Iacona.

Giambattista Scidà (1930-2011), «militante della democrazia» così lo appellava chi gli stava vicino, intellettuale prestato alla magistratura e a lungo presidente del tribunale dei minori di Catania. Osservatorio privilegiato di fatti e misfatti. La sua missione per lungo lunghissimo tempo fu quella di critico e teorico di una società più giusta. Le parole d’ordine erano grossomodo tre: impegno, giustizia e cultura.

A Scidà stavano a cuore i giovani, per mestiere e vocazione. Si soffermava con continuità sulle condizioni dei minori svantaggiati e sulle cause del delinquere. Minori esclusi dai benefici della cittadinanza sociale e neppure sfiorati dall’elementare diritto all’educazione. Le responsabilità, gravissime a dir poco, erano e sono di chi esercita il potere. Scidà era intellettuale scomodo tanto da divenire un “caso” da anteporre a quello ben più preoccupante che opprimeva una città – Catania, la nona d’Italia – affamata di verità e giustizia. Accusato di autoritarismo di scarso o eccessivo zelo (a seconda dei casi) e di produrre analisi o esternazioni fuori luogo. Scusate se è poco. Ma le sue denunzie non sono morte: il “caso Catania” non smette di tormentare osservatori, amministratori e cittadini. Scidà lo definiva in modo semplice: manomissione delle risorse pubbliche, ambigua realizzazione di fortune e condotte a dir poco equivoche in seno alla magistratura. Ne forniva esempi.

 

L’università di Catania ha dedicato proprio alla memoria del dottor Scidà un ciclo di laboratori interdisciplinari organizzati dai dipartimenti di giurisprudenza, ingegneria civile e architettura, scienza della formazione, scienze politiche e sociali e scienze umanistiche sul tema “Territorio, ambiente mafie. I laboratori saranno aperti agli studenti di tutti i corsi di studio, ciascuno di essi prevede il riconoscimento di tre crediti (Cfu) con eventuale eccedenza; gli incontri si terranno tra il primo e il secondo semestre di studi.

I laboratori didattici intrateneo sono una delle iniziative previste dalla convenzione stipulata nella scorsa primavera tra l’Università e Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, a cui concorrono numerose associazioni culturali e di impegno civile operanti nel territorio. Oltre a Libera, Legambiente, Fondazione Borsellino, Associazione orti di Pace di Sicilia, Briganti di Librino, Circolo Faber, Malastrada, Vivisimeto, Associazione valle del Simeto, Associazione Terre di Paliche, Casa dei popoli, Centro Astalli, Save the children, Associazione “Giambattista Scidà” – siciliani per la legalità, Unhcr, Centri Sprar territoriali, Addiopizzo Catania, Associazione “Polena”, Siciliani giovani, Cives pro civitate, Gapa, Agesci, Fondazione Fava, Cooperativa sociale.

Ecco i titoli dei laboratori. “Le ecomafie” (dipartimento di giurisprudenza – apertura corso: 27 novembre ore 15.00, aula 1 dipartimento di giurisprudenza, via Gallo), “I paesaggi delle mafie” (dipartimento di ingegneria civile e architettura), “Migrazioni, diritti e confini. Strategie europee e dimensioni locali” (dipartimento di scienze politiche e sociali e giurisprudenza), “Trattative e complotti nella narrazione dei rapporti tra Stato e mafia” (dipartimento di scienze politiche e sociali), “Genesi e trasformazioni degli strumenti legali di contrasto alle associazioni mafiose” (dipartimento di giurisprudenza), “Mafia e antimafia nell’immaginario cinematografico e televisivo” (dipartimento di scienze umanistiche), “L’antimafia sociale: esperienze a san Cristoforo” (dipartimento di scienze umanistiche), “La Catania di Giuseppe Fava” (dipartimento di scienze umanistiche), “Diritto e società. Criminalità e disagio giovanile negli studi di Giambattista Scidà” (dipartimento di scienza della formazione).

I corsi saranno coordinati da: Marisa Meli, Filippo Gravagno, Maria Teresa Consoli e Adriana Di Stefano, Rosario Mangiameli, Ernesto De Cristofaro, Alessandro De Filippo, Nunzio Famoso e Antonio Pioletti, Luciano Granozzi, Arturo Xibilia.

La conferenza stampa di presentazione dei laboratori didattici è stata tenuta il 20 u.s. (anniversario della scomparsa di Scidà) presso l’ex sala Consiglio del palazzo centrale dell’Università di Catania. Sono intervenuti il delegato alla didattica dell’Università Bianca Lombardo, il coordinatore dei laboratori Antonio Pioletti e alcuni dei coordinatori dei corsi. Pioletti è stato direttore di “Citta d’utopia. Iniziative, analisi, dibattiti, sogni fra le città del sud”, periodico uscito dal 1992 al 2002 che si prefiggeva un triplice scopo: era strumento d’analisi del blocco sociale che governava i processi politici, dava voce alle associazioni costituite sul territorio nei quartieri difficili, infine rendeva pubblici atti e documenti quasi del tutto ignorati dalle redazioni dei giornali. Naturalmente si occupava di mafia. Tra i collaboratori proprio Giambattista Scidà.

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