“Se la Cassa integrazione è un termometro della crisi, possiamo decisamente affermare che il malato-Catania peggiora!”. Lo afferma il segretario generale della Uil Fortunato Parisi, commentando i dati del Decimo Rapporto sulla Cassa integrazione in Italia. Lo studio, elaborato dal Servizio nazionale Politiche del Lavoro e della Formazione Uil guidato dal segretario confederale Guglielmo Loy, rivela in particolar modo come, nel confronto tra settembre e ottobre di quest’anno, la Cassa ordinaria a Catania sia cresciuta del 12.2 per cento e la straordinaria del 44.5, mentre la Cig in deroga segna “più 51.9”. Fortunato Parisi dichiara: “In valore assoluto, il dato sulla Cassa integrazione ordinaria rivela come nuove imprese siano entrate nel gorgo della recessione da cui non escono, come invece evidenzia l’incremento della Cassa Straordinaria, quelle da tempo in difficoltà. A malessere si aggiunge malessere”. “Colpisce anche il fatto che il più 12.2 per cento della Cigo – continua il leader della Uil etnea – sia in controtendenza rispetto al dato nazionale, che conosce tra settembre e ottobre un calo del 7.5. Altrettanto va detto in relazione ai numeri della Cassa straordinaria in Sicilia: meno 6,6 nell’Isola, più 44.5 a Catania. Insomma, siamo dinanzi a un ulteriore segnale di sofferenza occupazionale, economica, sociale che nel nostro territorio è più marcata rispetto ad altre aree del Paese. E, dunque, merita ben altre attenzioni dalle istituzioni politiche, centrali o locali poco importa, nella consapevolezza che l’Italia non cresce se non ripartono Catania e il Meridione!”.

Dice ancora Fortunato Parisi: “La Cassa integrazione ha salvato e continua a salvare centinaia, migliaia di posti di lavoro, ma rappresenta pure un indicatore del disagio che tormenta tantissime famiglie, costrette a fare i conti oggi con una secca perdita di potere d’acquisto e domani con la possibile perdita di ogni fonte di reddito. Il fatto che nella nostra provincia le ore complessive autorizzate di Cigo, Cigs e Cigd siano passate in appena un mese da 620 mila 204 a 850 mila 657, conoscendo una lievitazione decisamente inquietante ma per nulla inedita, dimostra la necessità di un confronto serrato e produttivo tra istituzioni, sindacati e organizzazioni imprenditoriali che, però, qualcuno sembra soffrire e temere”. “Soprattutto, però, crediamo – conclude il segretario Uil – che questa terra abbia bisogno di politici (e burocrati) disposti a misurarsi finalmente sul piano della concretezza, non della mera capacità di scandire slogan e imbandire tavoli. Purtroppo, altri dati appena forniti dal Servizio Politiche Territoriali della Uil sul monitoraggio dell’impiego dei Fondi Strutturali Europei al 31 Ottobre 2014 evidenziano impietosamente che qui difettano proprio i risultati. La Sicilia, infatti, ha rendicontato appena il 51,6 per cento sul totale delle risorse, dieci punti al di sotto della media nazionale, e deve ancora spendere ben 2,9 miliardi di euro. Sono performance al di sotto degli obiettivi, in conseguenza delle quali non sembra da gufi o da rosiconi ritenere che parte di queste importanti risorse riprenderanno la strada per Bruxelles. Uno scandalo, ancora più grave se messo in relazione alla disperazione di tantissimi cittadini e lavoratori catanesi e siciliani”.

Scrivi