CATANIA – Prossima fermata? Sciopero, perché dopo le tante parole, adesso si passa ai fatti: quelli dei dipendenti Amt che, stanchi della loro situazione colma d’incertezza, hanno manifestato nella giornata odierna chiedendo le dimissioni del presidente, Carlo Lungaro, e di tutto il CdA della società.

E quale migliore “arma” se non un sit-in in pieno centro? Proprio di fronte alla sede dell’azienda, in via Sant’Euplio a Catania, strada trafficata. Quasi come se la Fast-Confsal (Federazione Provinciale Autoferrotranvieri), organizzatrice della protesta, avesse voluto lanciare un messaggio: “Noi ci siamo, siamo stufi e non guidiamo solo autobus”. L’idea non è male, anche e soprattutto per sensibilizzare un’opinione pubblica sempre più dietro le quinte e poco informata su ciò che accade quotidianamente. Ma basterà?

Forse sì, forse no. Perché? Ne parleremo più avanti. Catania è una città veloce, un prototipo di “metropoli” (tanto da essere stata spinta nella dimensione metropolitana), e una fetta sempre più grande dei suoi abitanti si sposta tramite mezzi pubblici: ore d’attesa, vetture non proprio da Paesi nordici…insomma, tutti sanno come funziona, ma nessuno sa cosa c’è dietro. L’aggressione dell’autista della linea 443 poi, avvenuta negli scorsi giorni, è solo l’ultimo episodio di una catena d’eventi che somiglia sempre più ad una composizione di tessere di un domino inutile.

“Stavo svolgendo il mio lavoro come sempre, quando sono stato circondato dai passeggeri insofferenti per il ritardo sulla linea: ho dovuto aspettare l’arrivo dei carabinieri prima di poter riprendere il servizio”, spiega il dipendente. Tuttavia, non è la prima volta che accade: “Capita spesso di avere a che fare con atti di violenza: il malcontento dei cittadini è giustificato. Del resto, poi, noi non possiamo divulgare ciò che avviene sulle vetture per una clausola del nostro contratto…”, delle macchine pronte ad eseguire gli ordini, quindi?

Sarebbe bello poter parlare con loro, ma non è possibile insomma. Ma è tutta colpa dell’azienda? In ogni caso, la situazione del TPL (Trasporto Pubblico Locale) a Catania non è delle migliori, anzi: “da terzo mondo”, come dichiarano i dipendenti, a causa della riduzione delle vetture in servizio, della condizione di esse e di un servizio divenuto ormai inefficiente e non adatto all’utenza. D’altra parte, poi, la stessa azienda vanta crediti da quarantadue milioni di euro con la Regione e da ventinove con il Comune etneo, socio unico. Fondi che possono essere investiti in modo migliore, tanto da far gridare a gran voce ai lavoratori dell’Amt: “Lungaro dimettiti!”.

E dopo le dimissioni? “Speriamo che Bianco scelga persone che possano ricoprire questo ruolo, tecnici che sappiano gestire questa situazione e lavorare a un serio piano di rientro”, ha affermato Giuseppe Cottone, segretario della Fast-Confsal. “La nostra è una situazione anomala: il contratto di servizio è scaduto a dicembre, mentre siamo già ad aprile, e senza di esso non possono essere sbloccati i finanziamenti. Inoltre, abbiamo un direttore generale che oggi ha applicato il contratto nazionale in maniera grossolana, senza adattarlo alla nostra condizione: e ciò fa sì che alcuni dei turni, che normalmente sono da sei ore, diventino addirittura da dieci”, ha aggiunto. “Bianco faccia un atto di responsabilità e convinca Lungaro a dimettersi: la gente è esasperata e all’orizzonte non si vedono certezze”, ha concluso Cottone. Ed è per questo motivo che i dipendenti sono stati convocati in audizione all’Ars dalla Commissione IV – Ambiente Territorio e Trasporti, per il prossimo 23 marzo, per avere le giuste risposte.

Altro problema è quello relativo alle linee: “Più di una volta abbiamo dichiarato in consiglio che ci sono delle tratte da modificare, ad esempio quella in Corso Indipendenza, con mezzi costretti ad allungare la propria corsa quando si può benissimo trovare una soluzione”, ha commentato Salvatore Anastasi, consigliere della V Municipalità. “In via Palermo, addirittura, ogni domenica il 635 viene soppresso, non consentendo agli anziani di spostarsi. Perché? Questo non è un servizio pensato per i cittadini, e lo si vede dalla mancanza di pensiline in alcune zone della città: cosa si aspetta?”, ha spiegato.

Ma uno sciopero non può definirsi tale se non si crea disagio: ci si aspettava, infatti, che alcune linee venissero soppresse per mancanza di personale. E invece… gli autobus hanno viaggiato regolarmente. In molti tra i dipendenti dell’Amt, infatti, hanno svolto il proprio lavoro, e alla domanda “perché non scioperate?” hanno risposto: “Stiamo scioperando”. In servizio? “Queste cose non le riguardano e lei non è tenuto a sapere ciò che facciamo”: segno che, forse, la protesta non basterà a sensibilizzare l’opinione pubblica. Anzi.

Antonio Torrisi

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