CATANIA – Oltre cinquecento persone ieri in sala, al Palazzo della Cultura, per confrontarsi  con la segretaria  generale della Cgil Susanna Camusso e la segretaria della Funzione pubblica Cgil Rossana Dettori sulla “Carta universale dei diritti”. Un’assemblea molto speciale, come molte se ne terranno in queste settimane nei luoghi di lavoro cittadini e di tutta Italia. Stavolta la parola è andata soprattutto a loro, ai lavoratori del pubblico impiego che di storie da raccontare ne hanno, eccome.
A colpire di più sono forse le parole di Luisa Grasso, lavoratrice dell’Ipab di Acireale, che racconta emozionata di fronte a Camusso e Dettori, come i ritardi sugli stipendi dell’istituto oscillino tra i 20 e persino i 70 mesi. “Ma gli anziani da assistere, non possiamo mica abbandonarli.. E la Regione Sicilia nel frattempo cosa fa?”. L’ infermiere Angelo Melita, ricorda alla platea che lavorare ogni giorno a stretto contatto con i malati significa spesso rischiare la propria di salute, anche solo per un prelievo sbagliato. E nel frattempo la Sanità si impoverisce a fronte di “appetiti” , che di certo non giovano alla collettività. Sotto le lenti dei dirigenti ci sono più gli appalti che i miglioramenti del servizio sanitario pubblico. Sonia Limura, della MGA (Mobilitazione generale avvocati) racconta una professione, quella legale, alle prese con un reddito sempre più basso e una partita Iva da gestire, senza diritti minimi, che deve fare i conti con le regole dell’Ordine di appartenenza e “con una pressione previdenziale elevatissima”. Le parole di Antonella Fucile, della ex Provincia di Siracusa, sono uno schiaffo ai proclami del Governo Renzi : “Le Provincie non sono affatto chiuse come vogliono far credere. Siamo senza governance, i commissari non sanno più cosa fare perché gli hanno dato una macchina senza motore. Perché dobbiamo avere stipendio se non dobbiamo assicurare servizio? “
La scommessa della “Carta dei diritti universali del Lavoro”, per un nuovo Statuto dei lavoratori cercherà di dare risposte anche a questi lavoratori cosiddetti “privilegiati” e nella visione collettiva spesso “fannulloni”, mentre i fatti raccontano soprattutto di doveri ben assolti, di precarietà a volte pluridecennali, turni sfiancanti, gravi responsabilità e a volte, stipendi bassi o che non arrivano nei tempi dovuti.
Seduti al tavolo, insieme alle due rappresentanti nazionali, c’erano anche il segretario generale della Camera del lavoro di Catania, Giacomo Rota, il segretario di Cgil Sicilia Michele Pagliaro, il segretario generale di Fp Sicilia, Michele Palazzotto, il segretario della Fp Cgil di Catania, Gaetano Agliozzo.
Inevitabile tracciare, intervento dopo intervento, l’amara realtà di una Catania sempre più povera e complessa. Inevitabile per Rota fare il punto sulle vertenze “bollenti” catanesi , come la Myrmex e la Tecnis con annesse le aziende consociate: “Aspettiamoci una crisi di indotto terribile, e un ulteriore impoverimento di questa città”. È poi Palazzotto a chiarire che la “Carta”, “punta ad affermare i diritti in capo alle persone e non a suddividerli per tipologia contrattuale. Faremo assemblee come questa e raccolta firme. Ce ne vorranno cinque milioni. Sarà mobilitazione generale”.
“La verità è che il Governo non taglia gli sprechi. Ma i servizi”, aggiunge Agliozzo, ” i comuni in Sicilia stanno andando verso il fallimento. Non si riescono a pagare gli stipendi. L’immobilismo della Regione siciliana fa sì che ad oggi non si sia approvata la finanziaria e dunque le risorse per i comuni. Serve invece un modello di pubblico che sia nelle condizioni di rilanciare i servizi”. Il segretario siciliano Pagliaro si rivolge alla platea di lavoratori pubblici: “Siete i garantiti per eccellenza? Beh, sapete bene  che non è così. Siete i capri espiatori e noi veniamo accusati di difendere i vostri privilegi”.
Tra le testimonianze anche quella di Fabrizio Perricone , responsabile Fp enti locali di Catania, Alfio Bufalino del Coordinamento precari.
Per la Dettori è importante che i lavoratori pubblici sappiano intrecciare i loro diritti ai servizi che spettano ai cittadini : “Non siamo quelli che giustificano  i comportamenti di chi timbra al posto  degli altri, né di chi picchia anziani nelle strutture o maltratta i bimbi in un asilo nido. Il nostro è invece l’orgoglio di chi ascolta, di chi assicura servizi, nella sanità pubblica così come nei ministeri, negli enti locali, nell’ambito dell’igiene ambientale , ma anche delle coop e della sanità privata, che come noi sono senza contratto, oramai scaduto”.
La parola passa a Susanna Camusso. “La parola riforma ormai è ormai un intercalare, i decreti legge si sprecano, i disegni di legge abbondano e sembra che ogni giorno si prendano straordinarie decisioni. Quando riguardano i cittadini un po’ meno. Ci è stato raccontato che è stato riformato tutto: la Pubblica amministrazione, il mercato del lavoro, la Costituzione, tutto. Non ce ne una che è andata in porto, o sono tutte a metà”, chiarisce subito.
“Tanti anni che abbiamo alle spalle sono basati sulla svalorizzazione del lavoro e la riduzione dei diritti e dei costi, come è evidente, non ha determinato la possibilità di avere sviluppo e qualità del lavoro”. La segretaria della Cgil ha invitato a “cambiare strada e tornare ad avere al centro il valore del lavoro e sapere che lavoratrici e lavoratori sono persone, hanno in capo anche diritti non perché hanno un certo tipo di contratto o un altro ma – ha osservato – esattamente perché lavorano”. E Susanna Camusso sollecita con forza,  “Rsu e lavoratori che stanno in quel luogo di lavoro a segnalare i furbetti”. “Siamo noi che facciamo pulizia e cambiamento – ha sottolineato – perché siamo stufi di dover difendere ciò che facciamo, invece di poter manifestare lo straordinario orgoglio del nostro lavoro, che è quello che in questi anni di crisi e di difficoltà ha tenuto il filo con le persone che ogni giorno domandano che cosa mi succede”.
Infine, un accenno anche alle partecipate: “Quando un governo dice con nonchalance ‘possiamo ridurre a mille le società partecipate, sta dicendo a tutti noi che centinaia di migliaia di lavoratori che stanno in quelle società in tutta Italia non fanno alcunché, possono essere cancellate, confondendo quelli che stanno nei Cda con invece i lavoratori e le lavoratrici che danno tutti i giorni risposte alle persone”.
A margine dell’incontro la Camusso ha anche commentato il caso Tecnis (“Il messaggio non può essere, non deve mai essere, quello che il lavoro c’è se c’è la criminalità e si perde invece quando interviene la giustizia”),  le scelte del governo regionale (“Credo che al momento dell’insediamento di Rosario Crocetta vi fossero delle grandi speranze in questa regione, che si sarebbe affrontato il tema del lavoro, della qualità dello sviluppo di questa regione. Non mi pare che le risposte siano all’altezza di questa aspettativa”), e del Governo Renzi (“Il fatto che continui a mancare il lavoro dice di quanto le politiche del Governo in realtà invocano in Europa un cambiamento di linea, ma non lo praticano nel nostro Paese”).
Nel pomeriggio Susanna Camusso ha poi incontrato in assemblea i lavoratori della Sibeg Coca Cola di Catania.
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