di Mariagrazia Miceli

Si è da poco concluso il XXXII Congresso Nazionale Forense – il primo successivo all’approvazione della riforma con cui si sono affermati i principi irrinunciabili su ruolo e funzione sociale dell’avvocato – che ha messo in evidenza l’attuale stato della giustizia e della professione forense e da cui è emerso un dato significativo: la categoria soffre e in sei anni il reddito è sceso di circa il 12%.

“Il dato a livello locale purtroppo è ancora più grave perché rispetto al Nord la situazione economica è più critica” afferma Maurizio Magnano di San Lio, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Catania. “La professione forense a Catania diventa sempre più difficile posto che nella nostra città ci sono 5250 avvocati iscritti (dato al 31 dicembre 2013). In un contesto economico come il nostro non c’è una richiesta di avvocati di tale portata, ma l’accesso alla professione è indiscriminato. Si è cercato, con la Legge professionale entrata in vigore lo scorso anno, di ovviare a tutto questo dando la possibilità di fare un semestre di pratica presso gli studi degli avvocati durante il percorso universitario, in modo da arrivare alla laurea già con un’idea chiara. I mesi di pratica sono passati da 24 a 18, ma c’è l’obbligatorietà della frequenza della Scuola di formazione con controlli periodici atti a verificarne la pratica”.

* Quest’anno il numero di iscritti alla facoltà di giurisprudenza è stato molto più basso; anche questo è un chiaro campanello di allarme?

“Conseguita l’abilitazione, la riforma della legge professionale prevede l’obbligo di aprire la partita IVA e di iscriversi alla Cassa Previdenza Avvocati. Questa per i giovani è già una difficoltà, per cui abbiamo meno accessi all’albo Avvocati rispetto a quello Praticanti. Credo che, anche in questo senso, la riforma sia corretta e permetta di sfatare il luogo comune che il professionista sia un evasore fiscale. Peraltro quello fiscale e previdenziale è un obbligo ontologico, quindi esistono sanzioni disciplinari codificate in merito”.

* Quanto ritiene sia incisiva la presenza della burocrazia nel vostro lavoro?

“Inutile negare che la burocrazia è presente in tanti piccoli passaggi della quotidianità. Adesso si sta cercando di abbandonare per quanto possibile la carta inviando tutto telematicamente. L’introduzione del Processo civile telematico va in questa direzione e su questo il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catania si è molto impegnato, come ci è stato riconosciuto anche dal Ministro Orlando in occasione della sua visita. Il Tribunale di Catania, infatti, è stato uno dei tribunali pilota sin dal primo momento – ovvero inizi anni 2000 – e ha visto coinvolto in primo piano il nostro Ordine. Purtroppo però non tutti i settori dell’Amministrazione pubblica sono pronti al cambiamento; per modificare la mentalità di chi per anni è stato abituato a muoversi in un certo modo è necessaria la disponibilità da parte di tutti e l’aiuto vicendevole nello spirito della reciproca collaborazione. Sfortunatamente ciò non sempre avviene”.

* A tal proposito, cosa può dire del rapporto tra avvocati e magistrati?

“Da quando sono nel Consiglio dell’Ordine, cioè dal ’98 come consigliere e dal 2010 come presidente, ho sempre avuto un’ottima possibilità di dialogo sia col procuratore della Repubblica che col presidente del Tribunale, con il procuratore generale e anche con il presidente della Corte d’Appello, ovviamente nel rispetto dei ruoli che ognuno rappresenta. Nei giorni scorsi ci siamo visti per la questione del Polo giudiziario di Catania e mi sono permesso di rappresentare che l’Avvocatura non era d’accordo sulla soluzione che si proponeva, nel rispetto del dialogo e con rapporti cordialissimi.
Col personale c’è una buona interlocuzione, anche se magistrati e personale hanno delle obiettive grosse difficoltà che potrebbero portare allo scontro dovuto al numero: sono entrambi sotto pianta organica. Al 31 dicembre del 2015 ci sarà il pensionamento di parecchi magistrati. Noi speriamo che vengano sostituiti, ma di questi concorsi non si è ancora sentito parlare, e per svolgere un concorso per uditore giudiziario, che è il primo grado come magistrato, ci vuole del tempo. È il classico discorso della coperta troppo corta.

* E invece, per quanto riguarda le interlocuzioni con la Regione e l’Amministrazione catanese?

“Catania non ha molti contatti con la Regione, ma con l’Amministrazione comunale sì, e sono cordialissimi. Non voglio far apparir come se fosse il Paradiso in terra, ma mi preme sottolineare che si discute senza mai arrivare a posizioni di aperta polemica e contrasto”.

* Quale richiesta farebbe al governo Renzi per migliorare la situazione della categoria?

“Innanzitutto vorremmo che venissero onorati i principi cardine del nostro codice deontologico. L’ho detto anche durante il congresso giuridico-forense che si è tenuto a Venezia dal 9 all’11 ottobre: siamo pronti al cambiamento, ma sempre nel rispetto della libertà e dell’autonomia, perché la legge ci impone e ci riconosce la tutela del cittadino, e noi non intendiamo assolutamente abdicare da questa funzione. Questo è il motivo per cui chiediamo il coinvolgimento dell’Avvocatura in qualunque provvedimento venga preso in merito. Il vice presidente dell’Ordine Nazionale Forense ha sintetizzato questa richiesta al Ministro di Grazia e Giustizia in una battuta simpatica, dichiarando che gli avvocati sono disposti a salire una rampa di scale ed essere a sua disposizione, poiché gli uffici del Ministero si trovano al secondo piano di via Arenula a Roma e quelli dell’Ordine Nazionale Forense al primo piano dello stesso palazzo. E poi ci sono altre figure e altri settori dove l’avvocato non può non intervenire. Siamo pronti ad offrire la nostra collaborazione a patto che non si passi sopra alla nostra professione che ultimamente è stata molto attaccata e vilipesa.

Inoltre ci sono moltissimi aspetti che potrebbero servire ad aiutare i giovani. Ad esempio, la nostra legge professionale prevede che proprio i giovani vengano retribuiti dagli avvocati, ma in questo senso sarebbero utili delle agevolazioni fiscali per chi si fa carico di insegnarli il mestiere.

Infine penso anche alla costruzione di una Cittadella giudiziaria a Catania. Per questo ho necessariamente bisogno dell’aiuto del Governo, oltre che degli Enti locali e delle amministrazioni del Palazzo di Giustizia. Mi rendo conto dell’impegno di spesa, ma sarebbe assai comodo avere tutto in un’unica area, mentre attualmente ci sono colleghi costretti a girare anche 5 o 6 siti diversi all’interno della nostra città. Anche l’alternativa dell’Ascoli-Tomaselli, recentemente proposto come ulteriore polo giudiziario, non è poi così comoda per gli avvocati che sarebbero costretti a spostarsi da piazza Giovanni Verga”.

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