CATANIA – La possibilità, paventata nell’articolo di Daniele Lo Porto del 15 luglio, di uno scontro Crocetta-Bianco (diciamo meglio: Regione Siciliana-Comune di Catania) sul ‘possesso’ delle Ciminiere è il frutto del permanere di una condizione di perniciosa invadenza dell’istituto autonomo regionale che anziché lasciare ai Comuni la dovuta autonomia e ‘proprietà’ del territorio, continua con scelte politiche che sono alla base del disastro del potere locale in Sicilia, regionale e locale.

Enrico Iachello

Enrico Iachello

Pressato e ingessato da una normativa regionale paralizzante l’ente locale ha finito col subire passivamente scelte ‘palermitane’ del tutto avulse dalle esigenze del territorio. E ora la ‘Provincia’ regionale, abolita ma non abolita, per uno dei paradossi della politica isolana – laboratorio si, ma dello spreco e del clientelismo – tramite la Publiservizi ne rivendica la gestione. Con franchezza diffido di queste ‘partecipate’, della loro storia di carrozzoni clientelari che non certo allo sviluppo dell’isola, ma al disastro delle finanze regionali hanno dato un pesante contributo.

Il PD, cioè il maggior partito di governo regionale e nazionale, su questo aspetto non sembra aver nulla da dire, dimentico della sua storia, dimentico delle sue proposte di ‘regione leggera’, proprio quando trasversalmente si chiede anche in Sicilia l’abolizione dell’autonomia regionale.

Le Ciminiere

Le Ciminiere

Appare chiaro, da questa mia posizione, che l’eventuale contesa a nostro avviso non può aver come esito che il riconoscimento del ruolo primario del Comune. E tuttavia qui sorge il vero problema. Ha il Comune un progetto per “Le Ciminiere”? Di più, può il Comune, e comunque un ente pubblico, farsi carico della gestione di questo grande complesso? All’epoca dell’Amministrazione Musumeci le Ciminiere conobbero un grande momento di ‘gloria’ ed ebbero un rilievo importante in città. Era l’epoca della ‘competizione virtuosa’ tra Comune (gestito da Bianco) e Provincia (gestita da Musumeci, che inventò un ruolo per questa istituzione fantasma e le diede qualche lustro). Ebbi un piccolo ruolo anche io. Fui incaricato di organizzare una mostra sui “Borbone in Sicilia”, che ebbe qualche riscontro positivo nell’opinione pubblica locale e nazionale. Ma proprio in quell’occasione mi accorsi che l’insieme del complesso Ciminiere non poteva continuare ad essere gestito dall’ente pubblico. Si richiedevano competenze e scelte manageriali che l’ente non aveva e che – va detto – difficilmente può acquisire. La burocratizzazione, come visione complessiva del patrimonio pubblico, si rivela devastante. Le Ciminiere richiedono un gruppo privato che investa e lo gestisca con ottica manageriale altrimenti diventano un costoso ed inutile carrozzone. E anche qui, che tipo di gruppo privato si immagina? che attività si propone? Le Ciminiere debbono, a mio parere, coniugare cultura e sviluppo economico. Ci sono dentro già dei musei, come quello del cinema ad esempio (me lo ricordo come un piccolo gioiello da valorizzare). Mi fa orrore l’idea di un museo della mafia, veramente non ho un altro termine da usare, come quello che nell’articolo si apprende avanza la Publiservizi. Manca a Catania un vero Museo dell’Etna, la città del vulcano – cui deve storicamente gran parte della sua celebrità – si permette di ignorare il vulcano (non c’è pianta di Catania che non  la raffiguri ai piedi dl vulcano, significherà qualcosa ciò per la definizione della sua identità urbana). Scusate se mi cito, ma ci ho scritto un libro sul tema. E invece emerge il  museo della mafia, quando la retorica dell’antimafia ha ormai mostrato tutti i suoi limiti. Immaginate l’effetto: venite a Catania c’è il museo della mafia. Bella scelta di marketing territoriale (per dirla con le parole dell’oggi). Utilizzando il patrimonio di Castello Ursino si potrebbero immaginare non solo un museo ma esposizioni legate al territorio, eventi culturali prodotti in loco non importati per épater le bourgeois.

Ma tutto sommato questo è un aspetto secondario, quasi uno sfogo (interessato) di cui chiedo scusa al lettore. Il vero problema, lo ripeto, è che il Comune non ha – a mia conoscenza – un progetto per le ciminiere e che sarebbe un errore pensare di gestirlo in proprio. Altrimenti si rimetterà in piedi il solito carrozzone pieno di nulla, al più di retoriche prive di legami con il territorio.

A proposito dell'autore

Appassionato di sport, calcio, fantacalcio e di social media marketing. Coordinatore e caporedattore per Fantamagazine.com, collaboratore nel settore cronaca per SiciliaJournal. Si occupa di moda e stile per il portale Thegentleman.me

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