Ormai ne abbiamo la certezza: esistono due Sicilie: quella in cui vivono il presidente Crocetta, i componenti del suo governo e gli alti burocrati dell’amministrazione regionale e l’altra nella quale vivono i cittadini siciliani.

E’ quella Sicilia, quest’ultima, a cui non vengono riconosciuti i diritti elementari, quella a cui viene negato il trasporto degli studenti disabili, quella nella quale si viene trattati da sudditi e non da cittadini, quella di chi, pur compiendo il proprio lavoro, non vede riconosciuto la propria dignità, quella di chi sobbarcandosi sacrifici sempre più grandi non ha nemmeno il riconoscimento della retribuzione, a causa del mancato trasferimento delle risorse da parte della Regione Siciliana.

Ne scopriamo sempre di nuove e mai, nonostante le denunce, riscontriamo interventi risolutori da parte della Regione.

Se ieri c’è toccato segnalare alcune amministrazioni comunali che in presenza del mancato accreditamento delle risorse di cui alla L.328, hanno trovato una scorciatoia nell’affidamento dei servizi alle associazioni di volontariato, con tutto ciò che essa pregiudica in termine di qualità di servizio e in termini occupazionali, oggi ci tocca subire una “modifica” del vademecum del FSE, con la quale, a pochi giorni dalla fatidica data del 31 dicembre 2015, si fa obbligo alle cooperative sociali, al mondo associativo che hanno svolto iniziative volte all’inclusione sociale di effettuare, pena la perdita del finanziamento e delle somme già spese, pagamenti per importi non indifferenti.

Questo in assenza degli accreditamenti necessari per far fronte ai pagamenti.

In poche parole: i ritardi e l’incapacità della Regione sono scaricati sui Comuni e sul mondo del terzo settore che opera nel sociale.

Tutto ciò è reso più grave dall’inerzia della macchina amministrativa, dalle procedure gravose a carico degli enti gestori, dalla presenza di controlli ulteriori e spesso svolti da soggetti non molto competenti.

Ciò significa mettere definitivamente in ginocchio il terzo settore siciliano, con le inevitabili conseguenze nell’erogazione dei servizi alla persona e nel mantenimento dei livelli occupazionali.

E’ evidente lo iato esistente tra il mondo ovattato degli uffici della presidenza della regione e il mondo reale.

Di questo, di recente, si è fatto carico anche il vice presidente dell’Anci Sicilia che con un proprio intervento, di cui condividiamo lo spirito e i contenuti, ha denunciato tutti i limiti dell’azione amministrativa del Governo Regionale.

Tali ragioni ci inducono a dichiarare lo stato di agitazione da un lato e dall’altro a richiedere all’Anci Sicilia un incontro al fine di verificare percorsi di lotta comuni per il riconoscimento dei diritti, per il rispetto della dignità dei più deboli, per la qualità dei servizi affinche la solidarietà non sia un semplice sostantivo femminile del quale abusare ma una pratica quotidiana che deve ispirare l’azione di governo

 

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