Daniele Lo Porto

CATANIA – L’Enzimages-10-2o Bianco 2.0 o il Bianco quater, come preferite, ci ricorda un po’ il Cimabue di una pubblicità del Carosello di tanti, tanti anni fa. “Cimabue, Cimabue, fai una cosa e ne sbagli due…”.
E la media sarebbe assai generosa nei confronti dello “straordinario” Bianco. Ma la tra le poche decisioni azzeccate e portate avanti con coerenza, piuttosto che con testardaggine, c’è la nomina del regista Giovanni Anfuso quale nuovo direttore artistico del Teatro Stabile di Catania. Contratto che partirà solo dal prossimo giugno, quando scadrà quello di Giuseppe Dipasquale, che avevano cercato in qualche modo, ma maldestramente, di mandare a casa prima del tempo.

La “papabilità” di Anfuso era stata inopportunamente annunciata con troppo anticipo, la ratifica del Cda è arrivata oltre un mese dopo. Nel frattempo Anfuso è stato lasciato sulla graticola dei media e si è scatenato un fuoco di fila degno di miglior causa da parte della presunta intellighenzia cittadina. Un risveglio sospetto dopo un lunghissimo letargo. Adesso c’è addirittura chi, uomo di cultura non culturalmente onesto, vorrebbe addebitare ad Anfuso il possibile, futuro declassamento del Teatro. Questo giornale testimonia con un’intervista pubblicata esattamente un anno fa, come proprio Giovanni Anfuso avesse lanciato un segnale di allarme in tempi non sospetti, tra l’indifferenza generale. Ci riferiamo, tanto per intenderci, alla mancata fusione col il Biondo di Palermo. (L’omertà intellettuale, Giovanni Anfuso: “Catania e Palermo bocciate nel disinteresse generale”).

23042013-DSC_4979-750x400-2Contro il nuovo direttore artistico dello Stabile di Catania, neanche fosse l’uomo al quale affidare la soluzione di tutti i problemi della città, che sono tanti, a cominciare dal sindaco, si è scatenata un’aggressione violentissima, tanto da definirlo, tra l’altro, “artista locale”. Forse non molti sanno che Anfuso da una decina di anni lavora a Roma e in tutta Italia perché a Catania non trovava spazio e non certo perché non è all’altezza, se poi nella capitale e in altre città di grandi tradizioni culturali si avvalgono della sua professionalità. Si è organizzato anche un dibattito pubblico tra l’intellighenzia cittadina.

Tornando a Bianco-Cimabue, forse la nomina di Anfuso è una delle poche condivisibili e apprezzabili di questi tre anni di sindacatura, a nostro modesto avviso a per cercare di mettere al muro Bianco e il suo prescelto. Il sindaco, sbagliando, ha disertato l’incontro ed ha organizzato una contromanifestazione che si terrà domani al Rettorato alle 16,30. Insomma, la cultura, come il peggiore dei settori di questa società e città malata, anziché confrontarsi si spacca e si combatte. Contenti loro.
In questo contesto rileggendola più volte assume i connotati di un testo comico l’intervista rilasciata da Pietrangelo Buttuoco al foglio cittadino. L’ex presidente dello Stabile, all’epoca di interessate frequentazioni autonomiste, quando vola alto è irraggiungibile e maestoso, ma quando parla di vicende e personaggi cittadini scambia lucciole per lanterne, nani per giganti. Anni fa, tanti per fortuna, esaltava a politico di rango, a statista illuminato, un portaborse in carriera che è velocemente finito nel dimenticatoio. Adesso propone al moFOTO BUTTAFUOCOndo come unico intellettuale di fama internazionale un amico di comitiva che fa il provocatore nei salotti buoni ed ha al suo attivo un libro (forse due) tradotto in testo teatrale (allo Stabile) e in 174 nazioni, ma non in italiano, come ironizza un vero intellettuale doc. Bene, sarebbe lui, l’unico intellettuale catanese di fama internazionale, l’uomo giusto per la direzione artistica dello Stabile. Le physique du role forse ce l’ha, forse solo quello. Ma a Buttafuoco, dice qualcuno, piace la provocazione, l’ironia esasperata, a volte cavalca la tigre della presa in giro e magari lo prendono sul serio.

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