di Franco Liotta

Londra – Abbiamo già incontrato, qualche tempo fa, il giovane pittore iperrealista Pietro Alessandro Trovato e ne abbiamo apprezzato la dolcezza dell’uomo e la bravura di artista col suo modo elegante di osservare la realtà, estrapolandola e trasferendola su una tela, evidenziando i particolari, anche con una consapevole esasperazione, per arrivare quasi a rappresentarla in un’entità surreale, riportando i dettagli estremi e particolari degli oggetti.

Eravamo fiduciosi che, un artista di grande talento come Pietro Alessandro, avrebbe avuto la possibilità di essere notato anche oltre confini e che sarebbe approdato nei “luoghi che contano” e così è stato.

Infatti, una collezione di sue opere sarà esposta in un’importante mostra collettiva (www.newartistfair.com) per pittori emergenti provenienti da molte parti locandinadel mondo. La mostra, allestita nel cuore della capitale inglese, è stata inaugurata oggi e resterà aperta fino a domenica prossima.

«Sono veramente felice per quest’opportunità, ho conosciuto tanti giovani colleghi e la possibilità di confrontarci sui molteplici modi di concepire la pittura. – ci dice Alessandro – Le opere che realizzo attingendo dal vero e ritraendo oggetti della mia quotidianità, quasi in maniera fotografica ma sempre cercando, comunque, il segno pittorico, hanno riscosso molto interesse e questo mi rende particolarmente orgoglioso».

bottiglia.Pietro Alessandro Trovato è un giovane pittore acese ma con un proprio percorso artistico di tutto rispetto, guardando da lontano i suoi dipinti si ha la sensazione di osservare una foto, nitida nelle forme e netta nelle profondità, con un gioco di chiaroscuri che rivelano la personalità propria degli oggetti posti in rilievo, ma nel momento in cui ci si avvicina, si percepisce il lavoro pittorico, la singola pennellata, la vita del dipinto stesso.

A proposito dell'autore

nato a Catania nel 1965, dopo una vita passata in mezzo alla carta stampata, alle soglie del mezzo secolo si è lanciato in collaborazioni on line e radiofoniche. Viene definito “ping pong man” per il suo eterno vagare in terra italica. È molto narciso nel suo essere e fiero della propria voce e della criniera che (da buon leone) conserva e cura gelosamente. Da qualche anno si si applica, con costanza, per diventare un buon tanghero ma, forse, i risultati migliori li esprime nella scrittura.

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