imgseltL’ISIS mette le mani su Palmira e il mondo si indigna. Giustissimo.

Ma non posso fare a meno di notare che questo mondo si commuove più per le nobili pietre del nostro passato che per la carne straziata del nostro presente. Il fatto è, diciamocelo, che ci siamo assuefatti alle notizie di stragi e stupri. Alla fin fine, sono “spiacevolezze” che riguardano esseri umani, è vero, ma si tratta di esseri lontani, virtualizzati dagli schermi e che si contano a miliardi… mentre di Palmira ce n’è una sola.

Un giornalista del Corriere della Sera conclude così un articolo: “E allora si può sperare che il turbamento per Palmira funzioni da sveglia etica, con l’arte — con la bellezza — che esercita la sua funzione: toccarci. Toccare il senso morale altrimenti intorpidito, colpevolmente atrofizzato. In Palmira vediamo noi stessi: se Palmira riuscirà a farci vedere i massacri, Palmira sarà comunque viva, e noi con lei.”

Belle parole, che però non mi tirano su il morale.  Vi dico come la penso io: una civiltà come la nostra che ha bisogno dell’arte e della bellezza come di una sorta di Viagra per stimolare la compassione dell’Uomo verso l’Uomo è semplicemente finita. Mi fa orrore, mi viene pure difficile chiamarla “civiltà”; e credo che anche la Natura sia d’accordo e abbia deciso, nella sua saggezza,  di toglierla di mezzo condannandola al suicidio per auto-estinzione.

Carlo Barbieri

 

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