Nelle recenti settimane abbiamo assistito ad un paio di pericolose scivolate di membri del governo. Il sottosegretario Faraone e la ministra Boschi hanno fatto dichiarazioni che mostrano come non abbiano chiaro quale sia il confine tra l’esercizio della funzione di responsabile del governo nazionale e l’espressione del libero pensiero, producendo rilevanti danni.

La prima scivolata è stata quelle del sottosegretario Faraone che ha plaudito all’occupazione del Liceo Tasso di Roma da parte degli studenti. Ha dichiarato infatti che «Ho partecipato anche io ad occupazioni ed autogestioni scolastiche. Esperienze di grande partecipazione democratica che ricordo con piacere. In alcuni casi più formative di ore passate in classe. Io le “istituzionalizzerei” pure, se non fossi convinto di svilirne il significato». Dichiarazione quanto mai improvvida da parte di un membro del governo in cui compito è quello di rappresentare le istituzioni e di garantire il funzionamento dei servizi pubblici. Bene ha fatto la preside del Liceo, insieme ai docenti, a contrastare le esternazioni del sottosegretario, riaffermando il diritto di tutti gli studenti ad usufruire del servizio scolastico e gestendo con saggezza la consuetudine dell’occupazione delle scuole prima del periodo natalizio, e che alcuni osservatori ritengono sia quasi parte integrante del percorso di formazione degli studenti.

La seconda scivolata riguarda la ministra Boschi che ha affermato che Giorgio De Rita, figlio di Giuseppe de Rita, pur avendo tutte le competenze necessarie, non avrebbe dovuto accettare, per motivi di carattere etico, la nomina a direttore generale del CENSIS. La ministra ha affermato che «Con questa scelta non diamo un messaggio bello alle persone competenti che spesso credono che conti di più chi conosci rispetto a che cosa conosci. Una scelta diversa avrebbe scoraggiato di meno». Questo è uno sgarro istituzionale bello e buono. Il CENSIS è una fondazione governata da un Consiglio direttivo presieduto da Giuseppe De Rita a cui la legge garantisce la piena facoltà di assumere chi ritiene più opportuno senza interferenze da parte di alcuno, in primis dal governo nazionale. Il CENSIS valuterà ex-post se la decisione è stata appropriata o meno e, nel caso di un fallimento, ne subirà le conseguenze. Anche in questo caso un membro del governo ha mischiato valutazioni personali e di opportunità con il proprio ruolo istituzionale. Giustamente De Rita ha affermato: «Ci sarebbe un conflitto di interessi se il CENSIS fosse stato un ente pubblico» aggiungendo che «Il direttore generale è stato nominato dal Consiglio direttivo, la sua nomina non è stata fatta in famiglia».
Questi giovani membri del governo dovrebbero portare rispetto alle persone, ed evitare di alimentare un sentimento di discriminazione a rovescio: se sei bravo ma sei figlio di “qualcuno” devi essere penalizzato. Questo modo di pensare condurrebbe ad una sorta di autoamputazione da parte delle famiglie della classe dirigente che, per tema di essere criticate, dovrebbero rinunciare a sostenere i propri figli per farne persone capaci di dare il proprio contributo alla società, anche nell’ambito delle attività familiari (ovviamente questo non è il caso di De Rita). Siamo tutti d’accordo che, specialmente nel nostro paese, è necessario combattere il familismo ed il nepotismo, ma la strada è quella di date a tutti le pari opportunità di partenza, non quella di impedire lo sviluppo delle competenze in una parte della società.

Concludo con una battuta. Se i personaggi coinvolti nello scandalo di Mafia Capitale fossero, o fossero stati, figli di “qualcuno”, avrebbero portato con sé nell’infamia anche la propria schiatta – e magari avrebbero preso anche qualche ceffone

A proposito dell'autore

Giorgio Sirilli è dirigente di ricerca presso l’Istituto di ricerca sull’impresa e lo sviluppo (CERIS) del CNR. Economista e statistico, si occupa di politica scientifica e tecnologica, economia del progresso tecnico, indicatori della scienza e della tecnologia, management dell’innovazione, risorse umane per la scienza e la tecnologia, dimensione territoriale dei processi innovativi, valutazione della ricerca. Ha svolto attività di ricerca allo SPRU, Università del Sussex, Regno Unito e all’OCSE, Parigi, ed ha insegnato in varie università italiane e straniere. E’ autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche, tra cui il libro Ricerca e sviluppo. Il futuro del nostro paese: numeri, sfide, politiche, Il Mulino, Bologna, 2005. Presidente del Gruppo di esperti nazionali sugli indicatori della scienza e della tecnologia dell’OCSE (1984-2002) e del Consiglio scientifico dell’ “Osservatorio sulla scienza, la tecnologia e le qualificazioni” del Ministero della ricerca e dell’educazione del Portogallo.

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