di Michele Massimiliano Patanè

Per la prima volta assente alla parata il reggimento di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Dalla folla romana del 2 giugno, un solo grido: “Liberi subito”.

Roma – 2 giugno 2015. Festa della Repubblica. Festa degli italiani e delle Forze armate italiane. In una capitale assolata, come da tradizione, ha luogo la parata militare. Non sono ancora le otto del mattino e già, centinaia di migliaia di romani, turisti italiani e stranieri gremiscono i lati di via dei Fori Imperiali. Famiglie con bambini, veterani che indossano orgogliosamente il loro berretti da alpino o il basco amaranto da paracadutista, mamme che attendono il passaggio di un figlio o una figlia inquadrati in uno dei raparti che parteciperanno alla rassegna. Tricolori un po’ ovunque. Una bella atmosfera. Una festa.

Poco prima delle 10, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a bordo della storica Flaminia scoperta, attraversa il percorso della parata. Accanto a lui il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Un caldo abbraccio per il Presidente Mattarella, acclamato e salutato da due ali di folla. Lui ricambia, sorridente.
La parata inizia, ad aprirla la banda dei carabinieri. Ci sono i fanti della “Sassari” in uniforme della grande guerra. Gli immancabili scintillanti corazzieri a cavallo. Gli alpini, i bersaglieri, i granatieri, i lancieri, i finanziari, gli avieri, i poliziotti, gli atleti con le stellette, i forestali, i vigili urbani di Roma capitale, i pompieri e la Marina. Già, la Marina militare. A rappresentarla  la banda centrale, diretta dal caSchermata 2015-06-03 alle 12.36.59tanese Antonio Barbagallo, le scuole di formazione, gli equipaggi di alcune navi ed una compagnia del terzo reggimento della Brigata San Marco. Per la prima volta, assente alla parata, il primo reggimento San Marco. Il reggimento di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Un’ assenza che, dagli addetti ai lavori, è stata subito notata. Al passaggio dei ragazzi del 3 rgt San Marco la folla ha scandito i nomi dei due fucilieri di Marina trattenuti in India. Gli italiani avrebbero voluto vedere sfilare i loro commilitoni. Almeno loro. Quelli con la mimetica, il fregio bordato di rosso ed il foulard con il leone di San Marco. Avrebbe voluto vederli. Come sempre. Come ogni anno.
Una parata sobria e ridotta hanno detto gli organizzatori. Un evento in linea con la politica dei tagli. Un defilamento senza neanche un mezzo militare. E’ vero. Ma perché non far sfilare il reparto di Girone e Latorre? Avrebbe inciso così tanto nei bilanci della Difesa un’ottantina di fucilieri di marina fatti arrivare a Roma da Brindisi? Un reparto glorioso, un reparto di elite, i marines italiani. Probabilmente, si vocifera negli ambienti degli addetti ai lavori, la scelta di non far sfilare il primo reggimento San Marco è stata operata per evitare che la folla romana del due giugno, quella che ama l’Italia ed i suoi ragazzi e ragazze in divisa, si lasciasse andare a qualche imbarazzante forma di contestazione, al passaggio dei nostri marines, nei confronti delle autorità presenti. Forse, qualche “stratega” della diplomazia, ha temuto che si verificasse quanto accaduto lo scorso 10 maggio a Ravenna in occasione del raduno nazionale marinai. Nella città emiliana, infatti, i veterani in congedo del San Marco durante la loro marcia, giunti davanti al palco delle autorità sul quale si trovavano il sottosegretario alla Difesa ed i capi di stato maggiore della Difesa e della Marina, hanno urlato: “ne mancamo due!!”. Glielo hanno urlato in faccia, quelli del San Marco. Evitare a tutti i costi, dunque, che qualcosa di simile potesse verificarsi a Roma, il 2 giugno, in diretta televisiva ed alla presenza delle rappresentanze di paesi stranieri. Ma la folla romana del 2 giugno, il grido “liberi subito”, lo ha urlato comunque. E lo ha urlato per tutta la durata della parata.

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