Da quando, nel 1982, sono state inventate le emoticon i rapporti umani hanno subito un drastico cambiamento. Quelli che prima erano testi privi di sentimenti, col passare degli anni, si sono trasformati in email, chat e messaggi ricchi di comportamenti extra verbali. Ciò nonostante, l’uso continuo di segni sofisticati che catapultano gli esseri umani nel mondo della pareidolia (dal greco parà, “vicino” e èidōlon, “immagine”, ovvero l’illusione subcosciente di avere davanti forme materiali) potrebbe causare nevrosi come apatia, asocialità e disgregazione del proprio Io.

Questo è quanto è emerso da una ricerca condotta dalla Oxford University sull’importanza del contatto umano.  L’indagine ha coinvolto 1.300 soggetti di ambo i sessi provenienti da Italia, Gran Bretagna, Francia, Russia e Finlandia. Si è scoperto che i confini della “toccabilità” di un corpo altro sono dettati dal grado d’intimità, elemento che, soprattutto tra due estranei, non può nascere ed evolversi se le interazioni avvengono esclusivamente attraverso uno schermo.

Bacio virtualeCome spiega la psichiatra Cecilia La Rosa in un’intervista a la Repubblica, «il contatto è legato alla relazione, ma anche al contesto; possiamo individuare tre sistemi: quello agonistico, quello dell’attaccamento e, infine, quello a sfondo sessuale». Della prima categoria fa parte un gesto come una pacca sulla spalla, il cui significato è «ci penso io in quanto, essendo più bravo di te, posso aiutarti»; della seconda classe i rappresentanti per eccellenza sono gli abbracci, dal chiaro valore simbolico di “guscio protettivo”, in grado di mettere l’individuo al riparo dalle cattiverie del mondo; il terzo e ultimo ambito di carattere sessuale ha, invece, una vasta gamma di gesti ritualizzati dai diversi significati: si va dal desiderio di sottomissione del partner, rappresentato da una botta sul sedere, al corteggiamento vero e proprio con implicazioni amorose, il cui must è il bacio alla francese. In ogni caso, nelle tre tipologie descritte non è mai assente un qualche tipo di contatto pelle a pelle, che al contrario viene a mancare nelle comunicazioni via etere, castrando di fatto, psicologicamente e interiormente, i protagonisti dello scambio emotivo. A parere della studiosa, si tratta di meccanismi primitivi, di pratiche ancestrali scompaginate dall’avvento dell’informatica.

«Abbiamo bisogno del contatto fisico» spiegano poi i dottori di Oxford. Un esperimento illuminante è quello sulla scimmia del ricercatore Harry Harlow. All’animale sono stati mostrati due manichini raffiguranti la madre biologica; uno realizzato interamente in metallo, quindi molto freddo, l’altro in tessuto morbido e caldo. Ebbene, lo scimpanzé ha preferito senza esitazioni il secondo perché maggiormente capace di trasmettere qualcosa di simile a un’emozione. Il contatto, dunque, regolerebbe i rapporti sociali e sembrerebbe avere effetti positivi sulla psiche. Forse, per una volta è meglio spegnere lo smartphone e fare una chiacchierata al bar.

Alberto Molino

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