PALERMO − A 24 anni dalla esecuzione mafiosa di Libero Grassi e dopo le vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcuni cosiddetti “paladini dell’antimafia”, a partire da Helg ma non solo, è necessario interrogarsi su come l’impegno antimafia debba essere portato avanti dalle associazioni di categoria, senza che questo produca “figuranti” che sfruttando il lavoro altrui e grazie ad un apparente impegno, costruiscano immeritate carriere e riconoscimenti.
Le recenti vicende siciliane riportano con forza l’attenzione della Giunta di Confcommercio Sicilia sulla questione della lotta alla criminalità organizzata.
Le misure di contrasto al racket e all’usura, appesantite da un eccesivo carico burocratico, finiscono per penalizzare quegli imprenditori e quelle imprese che scelgono la strada della denuncia e della testimonianza civile.
Le misure di sequestro preventivo, al di là del merito giudiziario sul quale ovviamente ci si rimette al lavoro della magistratura, ci spingono a rilanciare una serie di proposte di utilizzo di professionalità più volte segnalato alle autorità competenti, poiché il sequestro preventivo non può e non deve essere trattato alla stregua di una pratica fallimentare.

Troppo spesso, al di là della restituzione delle imprese agli imprenditori, il rapporto banche-creditori-lavoratori, finisce per impoverire, rinsecchire e portare a uno stato comatoso le imprese oggetto di sequestro preventivo, anche per la lunghezza dei tempi necessari per accertare le responsabilità oggettive.
Superata la fase dell’accertamento, entra in gioco l’Agenzia sui Beni Confiscati che sempre più spesso si ritrova in mano immobili, che solo nell’ultimo periodo hanno avuto un’accellerazione con la restituzione alla fruizione di tali beni alla società civile.
Confcommercio Sicilia ribadisce il valore di esperienze come quelle dell’Hotel San Paolo di Palermo e di altre, nelle quali lo Stato ha saputo dimostrare che si può essere imprenditori e si possono riportare risultati positivi utili all’intera collettività.

Confcommercio Sicilia auspica che si metta mano alla luce di questi oltre 20 anni di esperienza ad un ripensamento, ad una riscrittura delle regole per combattere il racket, l’usura e a regolamentare i sequestri preventivi e le confische, recuperando il ruolo delle associazioni di categoria, delle imprese sane e valorizzando competenze manageriali, in una parola restituendo al privato ciò che una mano criminale ha o aveva servito al proprio disegno criminoso, confermando quindi un impegno costante e trasparente che ci vede, da anni, in prima linea.
Confcommercio Sicilia chiede che si volti pagina, basta passerelle, basta carriere costruite sull’antimafia di facciata.
Su questi temi saremo inflessibili nel richiamare i Governi nazionale e regionale, ma anche le Organizzazioni di categoria ad aprire un confronto su un mondo dove alcuni, forse, hanno male interpretato il concetto di “fare sistema”.

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