di Graziella Nicolosi

1CATANIA – “La memoria libera il futuro”: è condensato in questo titolo asciutto l’impegno dell’associazione “Libera”, che esattamente da vent’anni si batte contro la criminalità organizzata. Il suo fondatore don Luigi Ciotti è stato ospite ieri sera a Catania del convegno organizzato dalla sua associazione (con il patrocinio del Comune) per il trentennale della morte di Beppe Montana, commissario di Polizia ucciso dalla mafia il 28 luglio del 1985. L’incontro – tenutosi in un cortile Platamone affollato nonostante le temperature torride – ha visto la presenza del giornalista Attilio Bolzoni di Repubblica, di Vincenza Speranza e Maria Pia Fontana, rispettivamente direttrice e funzionaria dell’Ufficio servizio sociale per i minorenni (Ussm), e di Dario Montana, fratello del commissario ucciso e coordinatore catanese di “Libera”.

Ad introdurre le riflessioni sono stati i ragazzi dell’orchestra Musicainsieme di Librino. Proprio sui giovani è concentrato l’impegno della memoria, perchè – non essendo nati negli anni in cui la Sicilia (e in particolare Palermo) era falcidiata dalla morte violenta di magistrati ed esponenti delle forze dell’ordine – possano conoscere il loro sacrificio.

“Per noi di ‘Libera’ la memoria è il momento iniziale del cambiamento – ha sottolineato il moderatore del convegno, Giuseppe Strazzulla – e ci fa male notare che spesso manchi una risposta adeguata alle nostre sensibilizzazioni non nei quartieri popolari di Catania, ma paradossalmente nella buona borghesia, che sembra indifferente a certe tematiche”.2

Di “educazione alla legalità” e “creazione di una rete fra istituzioni e società civile” hanno parlato le due funzionarie dell’Ussm, impegnate da anni nel recupero di ragazzi che hanno avuto problemi con la giustizia, spesso provenienti da contesti in cui la devianza è radicata e difficile da estirpare.

“La nostra scommessa deve partire dalla scuola e dalla cultura”, ha commentato don Luigi Ciotti, per il quale “la Costituzione italiana (non adeguatamente studiata dai nostri ragazzi) è il primo testo antimafia”. Se è vero che “il sonno delle coscienze è la prima causa del potere criminale”, il nostro impegno deve essere “liberare la speranza”, e farlo tutti insieme: “non l’io, ma il noi vince”. Memoria, dunque, uguale impegno, purchè non sia di facciata. Don Ciotti ha tuonato contro “la retorica che si limita ad intitolare piazze, strade e monumenti, ma non li accompagna a gesti concreti”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Dario Montana, che ha parlato dell’importanza di creare una memoria collettiva, che unisca i ricordi personali dei parenti di tutte le vittime di mafia a quelli della società civile che ne ha fatto un simbolo, e ne coltiva la testimonianza. “Beppe Montana, Ninni Cassarà, Boris Giuliano, Roberto Antiochia (il cui fratello Alessandro è salito sul palco per un commosso intervento) e tanti altri, sono pezzetti di una stessa storia”.

È toccato al giornalista Attilio Bolzoni ricostruire storicamente parte delle loro vicende, in una Palermo “sacca infetta nel cuore del Mediterraneo”, in cui “sembrava che non fosse lo Stato a fare la lotta alla mafia, ma i singoli”. Per Bolzoni “questi poliziotti sono stati uccisi perché isolati”; e se oggi non si uccide più con le armi, “rimane l’isolamento affettivo e civile praticato da chi si volta dall’altra parte”.3

All’incontro non sono mancati gli interventi del Questore di Catania Marcello Cardona, che per sei mesi visse a fianco di Beppe Montana, dopo aver vinto insieme a lui il concorso per entrare in Polizia, e del sindaco di Catania Enzo Bianco, che ha ribadito il sostegno della sua amministrazione alle iniziative di “Libera”, compresa la “Giornata della memoria e dell’impegno” a cui Catania ha aderito, prima fra le città siciliane.

Scrivi