CATANIA – La denuncia pesa. Pesa tonnellate, a volte: e non è facile. Non è semplice parlare, spiegare: spesso neanche accennare ad un singolo evento. In particolare quando c’è la mafia di mezzo. Il coraggio, però, è la via d’uscita: ne sa qualcosa Salvatore Sapienza, imprenditore di Mascalucia vittima del racket per lunghi anni, che ha avuto la forza di dire “no”, vincendo.

Già, vincendo, perché a scapito di quanto si racconta in giro, con un velo di tristezza e rassegnazione, questa battaglia può essere vinta. E lui ce l’ha fatta: maestoso, quasi un monito, il suo grido: “Lo Stato mi ha salvato. La mafia si può sconfiggere”, si legge in un comunicato diramato dallo stesso Salvatore. Si può, basta uscire dal tunnel della paura.

Quattordici lunghi anni a fare i conti con il racket: tempi difficili, durissimi, che hanno portato anche alla chiusura del suo esercizio commerciale, una tabaccheria nel centro di Mascalucia, dopo le ripetute rapine e le insistenti richieste di pizzo. Fino alla scorsa settimana, quando Salvatore, dopo un lungo percorso intrapreso insieme alla Squadra Antiracket, alla Polizia e ai Carabinieri, è riuscito a sconfiggere il “cancro della nostra terra”, portando all’arresto di otto aguzzini affiliati al clan Santapaola.

E qualcosa sta cambiando: si vede, e il mutamento deve essere accolto a braccia aperte, quasi fosse un’evoluzione. L’esempio di Salvatore non deve passare inosservato, né tantomeno deve essere ignorato, perché c’è bisogno dell’aiuto di tutti: “Al di là di quello concreto, il supporto morale dei miei cari è fondamentale: se manca vengono a decadere tutte le buone intenzioni”, spiega l’imprenditore. “E’ stato importante avere qualcuno accanto che mi indirizzasse nella giusta via, soprattutto nei momenti più gravi: a causa del racket ho avuto anche una crisi psicologica, ma loro ci sono sempre stati”, racconta.

E, in un periodo storico in cui dire “Stato = Mafia” è più semplice che uscire sul balcone, “stona” – in positivo – la testimonianza di Salvatore che afferma con certezza che “lo Stato è presente nella lotta contro la criminalità organizzata”. Non è sempre stato così, si sa. La storia lo insegna, l’Italia pure: ma, forse, si può guardare oltre, pur contenendosi.

Capita, infatti, nella nostra magnifica terra, di spiccare il volo per qualche istante, salvo poi vedere le nostre ali sciogliersi come quelle di Icaro al sole, per errori grossolani e stupidi. Pecche evitabili in un sistema che, con impegno, potrebbe essere perfetto: “Ho avuto modo di collaborare con le forze dell’ordine e la magistratura: persone splendide. Tutto è andato per il verso giusto, ma ci sono alcune cose che dovrebbero essere modificate, come ad esempio gli iter burocratici: troppo lunghi”, spiega.

Ma qualcosa sta davvero cambiando? “Spero di sì, ma la paura di denunciare è ancora tanta. A volte si pensa “Ma chi me l’ha fatto fare?”, ma io posso dire con certezza che parlare è l’unico mezzo per fermare un processo che porta solo alla distruzione”, afferma l’imprenditore. “Molto spesso vince la paura, il timore. Viene da dire “pago il pizzo, tanto chi lo viene a sapere?”. Ma io mi auguro che gli altri imprenditori capiscano: lo so, è difficile, non li critico, ma bisogna lottare, perché si può sconfiggere la mafia”, tuona Salvatore. Tabaccaio ed eroe: un esempio da seguire. Una torcia da seguire in una foresta buia, che piano piano diventa sempre più luminosa.

Antonio Torrisi

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