Proviamo a ragionare in maniera controfattuale. C’è un pianeta con terra, acqua, pianure, montagne, alberi, risorse e quant’altro. E poi impiantati sopra di esso ‘in vivo’ sistemi produttivi, economici, sociali, politici, di governo e, anche in questo caso, … quant’altro. Finora tutto sembra funzionare nel complesso abbastanza bene, anche se ogni anno, come accade in Italia con il proprio reddito, si lavora per metà a nostro favore e per l’altra metà a favore di qualcun altro. Nel caso del nostro pianeta, lavoriamo metà anno a nostro favore e all’incirca per l’altra metà contro di esso. Ma facciamo finta che anche questo possa andar bene.

Un giorno decido da pellegrino di andare a vedere le cose del mondo e da ultimo dei sette miliardi e passa di miei simili che popoliamo il pianeta voglio godermi pacificamente la mia beatitudine, la curiosità di scoprire e apprendere nuove cose, di riempire vieppiù di significati importanti la mia coscienza. In breve, decido di godermi tutto e interamente il pianeta sul quale per caso sono nato e mi sento vivo. Non appena ho finito di mettere il punto giusto alla frase che avete letto, ci si rende conto che tale desiderio di fatto viene spento anche da letture, le più modeste, che parlano di noi Uomini e della nostra Storia.

Ciò che vieta di fatto questo ‘viaggio’ non è la sua realizzazione, che in termini escursionistici è possibile, ma il suo compimento nel senso. Ci si rende conto che partire per il viaggio sul ‘mio’, ‘nostro’ pianeta è nei fatti impossibile. E’ impossibile tesserlo in lungo e in largo. E’ impossibile rimanere a lungo in uno stesso luogo. In alcuni casi non è possibile entrarvi; in altri, addirittura, uscirne, pena la vita. In alcuni luoghi potresti essere persino invitato e applaudito, da molti luoghi potresti essere inseguito e scacciato. Da qualche parte catturato, imprigionato, sequestrato. Mi è giunta notizia, ma non so se è vera, che in certi territori del vicino Oriente, che non sono di pertinenza residenziale dei cacciatori di teste, le teste si tagliano ancora di netto. L’ultima volta che ho letto molto di questi fatti risaliva ai periodi del Terrore francese e alla guerra sino-giapponese, quando sui giornali usciva il bollettino che raccontava di quante teste gli ufficiali che gareggiavano tra di loro riuscivano a recidere di netto. Di cinesi, si sa, ce ne sono stati sempre in abbondanza. E poi erano altri secoli. Non credo che adesso funzioni così.

Da ciò che mi dicono, questo viaggio potrebbe essere bellissimo, solo se evitassi di vedere alcune cose. Mi è stato sconsigliato di andare via mare. Certo, ormai siamo in grado di muoverci in lungo e in largo su tutti e quattro gli elementi della filosofia naturale. Sono un uomo libero. Ho sempre viaggiato in aereo, questa volta scelgo l’acqua. Del resto, mio nonno andò in America a guadagnarsi quel tanto che bastava a sopravvivere su una carretta, era un valente marinaio, non vedo perché non possa farlo anche io. E poi ho fiducia nei comandanti: ne conosco di molto bravi. Tuttavia insistono. Per mare si potrebbero trovare corpi che galleggiano, sulle spiagge cadaveri di bambini. Possibile? E’ gia accaduto tante volte, accadrà ancora. Allora via terra, non rimane che partire per il mio viaggio via terra. Ho un buon contatto con essa: dà sicurezza, è l’elemento da cui tutti siamo venuti, è la nostra madre da sempre. Ma anche percorrendo questo elemento mi dicono che vedrei fiumane di uomini che vengono dai luoghi dove io invece desidero andare: riempirei gli occhi di pianure attendate per molti kilometri quadrati, tiere di uomini sulle strade, treni stipati. Molti di loro dicono che non possono più tornare indietro e mi chiedono perchè io abbia voglia di andare avanti, giusto là. Quei luoghi ormai non esistono senza di loro: sono non-luoghi, svuotati addirittura di senso, deprivati di vita e di memoria. Lì non c’è senso da cercare; lì il viaggio è impossibile.

Come partire, dunque? Con quali mezzi, quale via scegliere? Mi piacerebbe essere realmente ‘di questo mondo’, non di un altro. Mi piacerebbe ‘vederlo’ come un Tutto, con gli uomini nei loro luoghi, raccontati, lavorati e vissuti da loro stessi. Da Mercatore in poi siamo riusciti a mettere a punto i mezzi per poterlo vedere tutto insieme! E oggi facciamo a meno delle carte per poterci muovere! Quando addirittura sono solo sistemi sofisticati a condurre noi alla meta! Insistono. Dovrei desistere. Perché? Il punto sembra essere un altro. Non siamo pronti, non siamo mai stati pronti mentalmente a poter fare quel tipo di viaggio. Potremmo vedere cose che creerebbero scandalo in noi stessi; potremmo trovarci nella condizione di dover assistere a vicende messe in piedi e volute da noi, di fatto incontrollabili, fino a quando, quasi naturalmente, si spegneranno da sé. Sembra che sia una cosa complessa, questa. Non mi resta che una considerazione: c’è un mondo altro che nella nostra proiezione di senso, abituati come siamo alla nostra metà, ci sfugge come l’etere. Su questo mezzo mondo non riusciremo mai a fare un ‘viaggio’, non ci apparterrà mai. Così mi convinco sempre più che la nostra identità di uomini rimarrà sempre più ristretta e sempre più aggrappata al significato che abbiamo costruito guardando sempre e soltanto alla nostra metà. Una metà che si sollecita da più parti a dividersi sempre più a metà. Fino a rimanere, infinitamente, solo un ‘qualcosa’.

A proposito dell'autore

Docente di Storia della filosofia contemporanea, Università di Catania

Salvatore Vasta insegna Storia della filosofia contemporanea nell’Università di Catania. All’interno del Dipartimento di Scienze della formazione, al quale afferisce, svolge attività di ricerca sul rapporto tra scienza e filosofia e, in particolare, su epistemologia evolutiva e darwinismo.

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