di Chiara D’Amore

canitto 2LENTINI – Quando Ulisse, dopo 20 anni in mare, torna nella sua amata Itaca trova lui ad accoglierlo, Argo. I due si guardano intensamente, e dopo un attimo, Argo muore. Non occorre aggiungere altro, non serve spiegare nulla in più, perché quel misterioso legame che unisce il padrone al proprio cane è un fatto istintivo. Non va compreso, va solo sentito. D’altronde si sa, il cane è il migliore amico dell’uomo. Ma voi lascereste mai il vostro più caro amico in balia degli agenti atmosferici, dilaniato dai morsi della fame e tra mille sofferenze? La risposta più naturale sarebbe un sonoro e unanime “no”. Purtroppo però non sempre la deduzione più logica è necessariamente quella esatta. E allora accade che a Lentini, nonostante gli accorati appelli di numerosi cittadini, l’amministrazione comunale non abbia ancora dato l’avvio ai lavori per la costruzione di un canile in cui poter accogliere i randagi della zona.

Se è vero quindi che il grado di civiltà di un territorio si vede anche dal modo in cui gli animali vi sono trattati, in questo caso la situazione appare preoccupante. Fortunatamente i cani lentinesi sono stati accolti da alcuni volontari dell’associazione P.A.C.E. che da anni si prendono cura di questi poveri animali tra mille difficoltà. Già nel lontano 2007, non potendo più sostenere le spese derivanti dal numero sempre crescente di cani abbandonati, questi volenterosi amanti degli animali furono costretti ad autodenunciarsi alle autorità competenti per segnalare le gravose condizioni della struttura, posta poi sotto sequestro. Si procedette quindi alla microchippatura dei cani, i quali vennero momentaneamente affidati all’associazione in attesa dell’apertura di un canile comunale che avrebbe dovuto accoglierli.

Da allora sono passati ben 8 anni, trascorsi tra speranze deluse e promesse disattese: ”Il progetto del canile comunale è pronto da tempo ma manca sempre la firma di qualcuno e i lavori non partono mai. Inoltre, venendo meno agli accordi, il comune da mesi ha smesso di fornirci il cibo per gli animali e stiamo dovendo provvedere da soli, con le donazioni di qualche anima buona e di tasca nostra” commenta Piergiorgio Gentile, presidente della PACE, “Abbiamo chiesto aiuto a tutti, ma nessuno sembra potercene fornire. Gli unici che attualmente stanno iniziando ad interessarsi alla nostra situazione sono gli amici del P.A.E. (partito animalista europeo) nella figura di Enrico Rizzi e del suo legale, avvocato Alessio Cugini, i quali ci hanno promesso aiuto. Intanto le istituzioni tacciono”. Cucce fatiscenti, animali sommersi dal fango al primo temporale e invasi da pulci e zecche, il lavoro dei volontari diventa così ogni giorno più complicato e la sola buona volontà sembra non bastare più, soprattutto alla luce dell’abbandono del piano di sterilizzazione dei randagi che ha portato alla nascita di tantissimi cuccioli da rubare alla strada.

“E’ evidente che la situazione ha raggiunto un punto oltre il quale non si può andare, hanno anche sparato ad un cane che era scappato dalla recinzione. Abbiamo bisogno di risposte urgenti da parte del comune e, soprattutto, di azioni concrete che portino finalmente gli animali via da questa situazione”, conclude Gentile e noi non possiamo che unirci al suo appello. Chi può agisca, il tempo delle parole è finito, adesso a parlare devono essere i fatti. I cittadini non possono sostituirsi alle istituzioni, a ciascuno le proprie responsabilità.

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