di Katya Maugeri

Un divano rosso, un palco che diventa mare, onde che si intersecano a un gioco di luci poetico, parole che prendono forma, parole che diventano volti. “Prima del silenzio” di Giuseppe Patroni Griffi ha debuttato il 17 marzo e sarà in scena fino al 29 Marzo, presso il teatro Stabile di Catania, messo in scena in forma modernissima, affascinante, dal regista Fabio Grossi. A emozionare, far vibrare l’animo dei presenti un superbo Leo Gullotta  che ha conquistato il suo pubblico, attento, rapito dalla bravura di un uomo che sembrava condividere le proprie riflessioni senza ausilio del copione, curando dettagli e sfumature di un’opera indimenticabile, eccelsa, intrisa di pathos e malinconiche realtà. Un’opera scritta negli anni Settanta, ma colma di tematiche attuali. gullotta1Il protagonista – senza nome – un intellettuale, un poeta disilluso, attraversa un disagio sociale. Un vecchio poeta che si lascia alle spalle la moglie, il figlio, per vivere “libero” da pregiudizi e parlare con un ragazzo, interpretato da un bravissimo Eugenio Franceschini, il quale incarna lo spirito nomade, zingaresco della libertà. Forze contrastanti alimentano il loro legame: sesso, amicizia, amore e incomprensione generazionale.  I due uomini, in barca – sembra davvero di sentire la brezza marina, l’odore della salsedine e il vento tra i capelli – discutono di letteratura e di parole. Perché è la parola la reale protagonista dell’opera. Per l’uomo è creatività, unico modo per sentirsi vivo; per il ragazzo, invece, la parola è solo un limite, “Io preferisco un mondo senza parole”afferma durante uno dei loro bellissimi dialoghi. I pannelli che delimitano il palco lasciano spazio a delle nuvole che catturano l’attenzione del pubblico, cambi di fondale che non interrompono il susseguirsi delle scene, le assecondano quasi attenendosi all’intensità del tono. Un impianto scenografico e un disegno registico notevole che ha donato per tutta la durante dello spettacolo, vivacità, armonia, quasi in perfetta sintonia con lo stato d’animo dei protagonisti. Leo Gullotta vive pienamente ogni termine pronunciato,  se ne percepisce lo spessore e il calore, “dovremmo imparare a parlare, per aumentare il volume dei sentimenti, per cancellare l’odio, per costruire” afferma replicando al ragazzo. Tra nuvole, mare e parole, però sullo sfondo emotivo del poeta – prepotentemente – tornano degli incubi. Lo scenario muta, nuovamente, ed ecco l’apparizione dei fantasmi della sua vita, coloro dai quali è fuggito per rinchiudersi all’interno del suo involucro: la  moglie, interpretata da una superba  Paola Gassman, rimproveri, amarezza, la consapevolezza di aver fallito, l’apparizione del figlio (Andrea Giuliano) e del cameriere (Sergio Mascherpa), presenze digitali  che hanno supportato dialoghi intensi e ricchi di riflessioni. Giuseppe Patroni Griffi rivive in un testo messo in scena in maniera sublime, attraverso gullotta2l’interpretazione di un Leo Gullotta che dà assoluto vigore alle parole. Uno spettacolo che fa aprire i cassettini dell’anima, quei cassettini che su certe nostre tematiche facciamo finta di chiudere e ognuno di noi – in quel momento – sceglie un suo tema. Un inno alla parola che si conclude con il nostro “lui” circondato da pagine di libri, l’uomo afferra la parola che gli vola intorno, fogli sparsi, lettere che avvolgono il suo corpo.
La parola è intorno a noi, basta coglierla, leggerla, amarla. Tutto il resto va – persino il ragazzo decide di andar via, lontano da lui – restano solo le parole. E la vita, perché proprio come afferma il poeta al suo pubblico “La vita è parola”.

Gentile, cortese, disponibile e con un sorriso smagliante, Leo Gullotta, ha risposto alle nostre domande:

“Prima del silenzio”, un testo di Patroni Griffi – scomparso dieci anni fa – un testo attuale che tratta temi importanti, come lo scontro generazionale tra anziani e giovani, l’amore, il sesso. Quanto è predisposto il pubblico alla riflessione, siamo disposti ancora a emozionarci?

gullotta3«Patroni Griffi  è una delle figure intellettuali più importanti del nostro secondo Novecento, scrittore, regista cinematografico  di successo, direttore artistico del teatro Eliseo, un intellettuale importante. Sì, il pubblico è predisposto. Tantissimo. Di questi tempi il pubblico desidera una riflessione onesta, negli spettacoli la danno la soluzione dei problemi, della vita, danno la possibilità di riflessioni e in questo momento qualsiasi tipologia di pubblico vuole questa riflessione e quando la trova ringrazia profondamente perché vuole essere preso per i capelli e scosso. Vuole riprendersi la vita. Se un libro, uno spettacolo, un film parla onestamente, se dà chiavi di una certa natura e parla onestamente il pubblico, è sempre contento».

Un poeta senza nome, ma con ricordi e fantasmi con i quali confrontarsi.
Che ruolo ha la poesia nella sua vita?

«Importantissima, la poesia è la nostra voce dell’anima, lo spettacolo attraversa la morte della parola, se queste due cose non sono dentro di noi siamo soltanto dei vuoti a rendere sul finale».gullotta5

Cosa c’è dopo il silenzio?

«Ciò che abbiamo seminato nella nostra vita. Non ci siamo più, dopo il silenzio e quindi se abbiamo seminato verso il mondo verso questo luogo dove siamo soltanto ospiti sicuramente c’è qualcosa, se invece si è vissuto appunto come un vuoto a rendere e basta non ci sarà nulla non si costruisce nulla».

K. M.

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