Roma, 6 gennaio 1915

 Papà amato,

mentre comincio a scrivere sono le 7 e 10 minuti, e mi viene alla mente tutto quello che in questo giorno ho vissuto, ho pensato ed immaginato. Prima di parlare di queste cose, l’informo che io ho passato felicemente tutte le feste “Natale, Capodanno ed Epifania” e credo che anche Lei, la Mamma e tutti della nostra famiglia l’abbiano passate allo stesso modo. Quello che mi ha infastidito un poco è stato l’affare della visita militare: che oltre a seccarmi con domande, certificati, altri documenti per ottenere la proroga, c’è voluto un andar di qua e di là, a destra e a sinistra, e mille altre fesserie che mi hanno stancato. Ed ora, però sono libero, ho passato un’altra visita al distretto militare e sono nuovamente riconfermato abile con 85 cm di torace, aumentando cioè, di altri due centimetri , il che dimostra che io ingrosso e sto bene grazie  a Dio. Ieri sera, vigilia dell’Epifania, notai un grande movimento a Roma, dovuto alla festa che i genitori fanno ai loro bambini. Perché i regali che si danno ai bambini nel giorno dei morti in Sicilia, qui si danno il 6 gennaio e non consistono in dolci o altre leccornie, ma in giocattoli di tutti i generi e di tutte le grandezze e di diversi valori. Ed era uno spettacolo bello l’ammirare grandissimi negozi, sfarzosamente illuminati, con ogni sorta di oggetti per regalo, mentre signori e signore entravano e uscivano carichi d’ogni ben di Dio che portavano a casa per i loro figlioletti che si erano mostrati buoni durante l’anno! 2Nel ritirarmi a casa passai per una piazza grandissima, chiamata Piazza Navona, dove tutt’intorno c’erano baracche contenenti anch’esse giocattoli e c’era anche qui un grandissimo movimento. E quel che mi fece impressione fu la vista di molte persone con dei tromboni di latta, della lunghezza anche d’un metro che suonavano a più non posso dietro alle signore e signorine che passavano per quella piazza. Si trattava di centinaia e centinaia di persone che con quegli strumenti stonavano mezzo mondo. Ieri sera era un inferno preciso, un carnevale prematuro, un baccano che durò fino alle due di questa mattina. Si fa sempre così a Roma la vigilia dell’Epifania, è uso , e le persone che rompono la testa con quella specie di musica, non sono ragazzi o gente volgare comune, ma uomini seri che si divertono come se niente fosse . E anch’io mi divertii un mondo assistendo e anche partendo parte a quello spettacolo, nuovo e strano per me. Oggi, poi, siccome è giunto a Roma, dalla Francia, il cadavere di Bruno Garibaldi, nipote di Giuseppe Garibaldi, caduto in battaglia combattendo in aiuto ai francesi contro i tedeschi, c’è stato a Roma un grande risveglio. Io accludo nella lettera la fotografia di questo giovane, che morì lontano dalla terra per uno scopo umano. 3Il corpo di lui è arrivato a Roma, oggi, ed è stato accompagnato al cimitero da un’immensa popolazione che gridava come un sol uomo “Viva l’Italia”. Sulla cassa mortuaria si vedeva la camicia rossa che vestiva da garibaldino ed essa era bucata dalle pallottole dei tedeschi che l’avevano ucciso. Il padre che l’accompagnava insieme alla povera moglie e alle figlie, non dava alcun segno del suo interno dolore; e come se quella perdita fosse stata lieve, un’altra ora se ne aggiunge: è arrivato un telegramma dalla Francia che annunzia la morte d’un altro figlio, in una seconda battaglia.  Povera famiglia.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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