Questo messaggio è un po’ più lungo del normale. Non quanto la carriera di Franco da Riposto, però. Ogni città ha i cantanti che si merita. Noi ci meritiamo Battiato: il René Guénon in ciabatte Upim. Tutti lo vogliono tutti lo cercano. Il guaio è che lo trovano sempre. Lo trovò Crocetta mesi addietro e lui infilò una gaffe dietro l’altra: di quante ne disse pareva Vittorio Emanuele papà del principino di Sanremo.

Se la prese coi parlamentari – uomini e donne – definendoli “troie” e se la prese con quelli di destra che a suo dire non erano “umani”. Lui però è amico di Buttafuoco, apprezza Veneziani e chissà quanti altri. Diciamola tutta: coi soldini dei ragazzi di destra avrà restaurato casa almeno cinque volte. Evidentemente Battiato era ed è più che umano: comunica con chi lo accoglie in superattico, ricevendone naturalmente ottimi consigli.

Non si limita a cantare e a fare musica – qui da noi la regola è: se sai fare una cosa, puoi scommettere che sai farne anche altre, cioè sai far tutto – dipinge e si diletta di cinema (le sue sono esercitazioni di un baroncino senza talento libero da impegni) e, come Lancillotto che scaccia il demone dell’amore, duella dì per dì con la santa esibizione. Anni fa – resta il dubbio che ci facesse – si paragonò a Greta Garbo. Durante la mostra di Alba del 2010 se ne uscì con: «oggi posso dire, finalmente che potrei cominciare a dipingere, e bene, anche se non so quando. f. b.». Dei suoi film hanno riso in tanti: lo raccontò lui stesso ai catanesi una sera d’estate. Una volta Sgalambro, il filosofo di piazza Vittorio, mi concesse con aria un po’ svagata, un “prima o poi imparerà”. Inconsueta forma di ottimismo più per sentimento che per ragione.

Battiato è uno che odia la normalità: taglia, cuce e sferruzza sulla Trinacria con trovate da saggio da fastfood. La Sicilia non è come le altre (e dàglie!): raccoglie l’anima delle culture del sud-est del mondo. Quello inzuppato di spiritualità. Sostantivo passepartout il cui significato è grossomodo inesistente – parlo da empirista: mi si perdoni il non essere sulla lunghezza del puro – ma ha lo stesso peso emotivo della rivoluzione, permanente o meno. Sovente in relazione alle culture che attraggono Battiato e battiatini, le due cose sono andate a braccetto.

C’è chi crede alle parole del “profeta”, la storia vomita esempi. Battiato non pretende il battesimo ma reclamizza concerti e cd. Come Charlie Brown: gli acquirenti nutrono speranze – ma senza poesia – che dall’alba del giorno dopo le cose possano andare come mai sono andate. Il “profeta” che non vuole essere maestro la spara grossa, il vizietto c’è: l’anno scorso da Fabio Fazio la disse da codice penale, ma non ricordo reazioni. Dopo una guerra «la vita diventa stupenda, quindi ammazziamone un po’, allora». Con gli scemi (pochi per fortuna) ad applaudire. La perla si trova su youtube: “Che tempo che fa – Franco Battiato #2 25/05/2013”, minuto 5:18. Dai, su: ai siciliani esportatori di fumo queste cose son sempre piaciute.

Notizia di questi giorni, Franco da Riposto ha organizzato – non a spese del contribuente, dicono e scrivono – una sorta di festival dal titolo ambizioso: “La natura della mente”. Manifestazione di musica, fisica quantistica e spiritualità voluta dal primo cittadino Enzo Bianco. Dal 24 al 31 maggio la città è stata al centro di «incontri», «confronti» ed ha “esplorato” nuovi territori. Una produzione realizzata da International music and arts con la collaborazione del Comune di Catania. Otto giorni (e non di più) in compagnia di scienziati e musicisti, coi vippettini in libera uscita e Bianco-il-curioso in Audi blu. Che bello c’era anche Buttafuoco, l’uno e trino: Buttafuoco uno l’innamorato di Buttafuoco due che raccontava le cose viste (solo) da Buttafuoco tre.

Giovedì 29 un omaggio a Sgalambro. Conduceva Angelo Scandurra, autore genuino, fondatore delle edizioni del “Girasole”. Battiato alla destra. Scandurra ha ricordato gli ultimi giorni del “professore”. Santo cielo! Il cantante non poteva non dire la sua e ne ha “certificato” la reincarnazione in medio Oriente. Una punizione, perché lui «detestava il medio Oriente». Pare che il filosofo di piazza Vittorio fosse già la reincarnazione di Schopenhauer. Già. Che vuoi commentare? Dopo pochi minuti il “maestro” ha lasciato spazio al bravo pianista Carlo Guaitoli che ha suonato Schubert, Janacek, Chopin e Bach, trascritto da un compositore russo. I battiatini abili risolutori di problemi legati al rapporto parole-musica, andavano e venivano con tanto di cellulare e cuffiette auricolari.

I catanesi immaginano immaginano immaginano ma non prendeteli per Camus. Catania è una città al di sotto della normalità. Qui non c’è borghesia che disegni in cielo una stella polare. Una città che si bea di tozza sentimentalità da poeti da strada, fatta salva una broda da pirandellomani, e che ha bisogno di vera bellezza – di essere educata o rieducata alla bellezza – non di fumo annebbiante. Di piste ciclabili, di biblioteche funzionanti, di archivi, di teatri, di uomini giusti ai posti giusti. E di strisce pedonali, bevvero? Cioè: prima vai all’asilo a fare aste, copiato e dettato. Poi finisci la scuola dell’obbligo, scegli il liceo e se papà ha i soldi vai all’università. Ai convenuti nella piazza san Pietro del mondo interiore, Battiato & co. hanno indicato l’accesso per il paradiso dei guru, lì si va volando – il bla bla bla aiuta e molto – mica si attraversa la strada: roba d’elite, altro passepartout, da pipatori accaniti. Spacchiocultura con digestivo spirituale: “Aria di casa mia” per restare sul genere canzonetta.

Notizia peggiore, dramma nel dramma. Non finirà qui. L’anno prossimo la compagnia recitante e cantante potrebbe approdare sull’orride sponde del rudere dei ruderi: il “teatro” greco-romano. Eterna promessa – a volte purtroppo realtà – di una città priva di avvenire, che gioca ma con vuota superbia la carta dell’usato sicuro.

La montagna si è scalata il pomeriggio del 30 con un incontro dedicato a Ettore Majorana – in realtà tutto il festival era dedicato allo scienziato – una delle poche personalità serie della città, martirizzato da chi è in cerca di luce riflessa. Majorana è al di là della cultura di un luogo che vive di mercati, mercatini, festicciole, culi e dietro le quinte. Ultimamente di trans, e che di lui non conosce neanche il conoscibile. Ospite d’onore un alchimista dal soprannome che era già metà del programma “Captain Nemo”. La sua relazione: “La scomparsa di Ettore Majorana: una perfetta sovrapposizione quantistica”. Altra storiella – tra quelle vere o false, tristi o allegre – sulla scomparsa del ragazzo di via Panisperna datata marzo ’38. A partire da Galileo e Newton la scienza non ricercò più la natura delle cose. Majorana invece – uomo solo al comando – andava all’essenza della realtà. Lui non era un semplice fisico ma un filosofo-fisico: la sensibilità lo avrebbe condotto dritto per dritto alle soglie del dramma greco.

Il catanese trapiantato a Roma arrivò a intuizioni nel campo delle dottrine orientali fino a scomparire secondo un “rituale” di meccanica quantistica. Si è forse smaterializzato? Ha fatto il cosiddetto salto quantistico? Tutto è possibile anzi probabile. Per Battiato che ha orecchiato “verità” vicine al pettegolezzo non si è affatto suicidato, adesso si trova chissà dove (in compagnia di Sgalambro, entrambi appiccicati a Schopenhauer?). Sorpresissima: lo scienziato catanese, la sua natura, la sua uscita di scena, si trovano al centro della curiosità di “spiritualisti” che non ci risparmiano verità da settimanale scandalistico. Verità spacciate per negazioni di non-verità. Se nulla è vero tutto è vero, insomma. Questa la filosofia dei bugiardoni-finto-saggi.

Un vecchio professore parlava di cultura della “schiacciata d’occhio”. Di chi tutto sa ma nulla spiega e mai spiegherà. Guénon, quello vero, la chiamava intuizione intellettuale. Il professore ascoltava tanto Rachmaninov e poco Battiato. Poveraccio: l’uomo venuto da Riposto – ne siamo sicuri – dall’alto della sua montagnetta avrà già perdonato la senile insolenza. Lui è buono, lui è vero, lui è onesto, lui è intoccabile, lui è inattaccabile. Lui è, incredibile a dirsi, amato dalle donne. Lui è un cantautore? Negativo: molto molto di più.

Ho rubato a Edoardo Bennato l’ispirazione e a René Guénon due o tre parole. A youtube pochi minuti e a Franco Battiato nulla o quasi. Ai catanesi la liscìa e a Charles M. Schulz la ragione. Al tempo libero devo tutto il resto.

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