di Maria Morelli

Il vino dell’Etna è stato il primo vino siciliano ad ottenere il riconoscimento della denominazione di origine (correva l’anno 1968). L’area di produzione  racchiude i comuni del Catanese, il cui territorio insiste sulle falde del vulcano. Mai come nel caso della Doc Etna, una denominazione non riesce a documentare l’estrema variabilità dei vini che disciplina. I vitigni che concorrono a formare la  Doc Etna sono il nerello mascalese e il nerello cappuccio o mantellato per i rossi e il carricante e il catarratto per i bianchi.

Tuttavia sui declivi della “A’ Muntagna” (così viene definito il vulcano dagli abitanti che vi dimorano), alcune aziende da qualche tempo, si sono orientate alla produzione di uve internazionali, quali l’Alicante, di origine spagnola (specie nella zona di Piedimonte Etneo e avvicinandosi verso Randazzo), il Mondeuse, di origine francese (a Castiglione di Sicilia), insieme ai cugini Merlot, Syrah e Chardonnay, che, data l’estrema variabilità micro e pedoclimatica (condizioni favorevoli per ottenere degli ottimi vini), dettata dalla presenza di questa imponente montagna nevosa nel cuore torrido del Mediterraneo, riescono ad esprimere il meglio di sé.

Solo tre dei quattro versanti del vulcano sono vitati. In quello meridionale si trovano i vigneti più impervi, che in certe aree superano i 1000 metri d’altitudine; a queste quote troviamo un altro vitigno autoctono etneo, la vesparola, una varietà precoce a bacca bianca. Salendo sul versante est, le zone più vocate sono collocate nei comuni si Viagrande, Zafferana, Santa Venerina e Milo. Soltanto in queste zone viene prodotta la versione Etna Bianco Superiore, composta dall’80% di uve carricante e il 20% di catarratto bianco comune. Infine, sul versante nord, troviamo i migliori rossi dell’Etna perlopiù a base di nerello mascalese.

I due comuni più vinosi sono Randazzo e Castiglione di Sicilia, stretti tra le pareti del vulcano e la Valle dell’Alcantara. Da qui nascono vini di forte carattere, dove il terroir si esprime in modo inequivocabile: vini differenti, impossibili da catalogare con parametri univoci, difficili da raccontare, tutti da bere e da scoprire.

Maria Morelli

 

 

 

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