di Marco Spampinato

LETOJANNI –  L’ultima di luglio può essere definita una splendida giornata estiva. Lo testimoniano anche le nostre immagini.

Non molti bagnanti nella località marina di Letojanni, acque limpide, voglia di farsi un bagno, anche due, tre. Il litorale  e il suo mare  sono perfetti, da cartolina. Il nostro sguardo non intravede nulla di strano nè in direzione Furci Siculo nè guardando verso Spisone e Mazzarò. Eppure avevamo ricevuto più d’una segnalazione in senso del tutto contrario.Fino alla scorsa settimana, difatti, diverse erano state le persone che avevano fatto presente di aver sofferto, quasi giornalmente, la presenza di lunghe, composite scie di spazzatura galleggiante sul pelo dell’acqua che le correnti portavano anche in prossimità delle spiagge del centro jonico provenendo da nord-ovest, direzione Messina.

“No, non ho visto banchi di spazzatura a mare, non in questi ultimi giorni” assicura un anziano appena incontrato camminando per il
lungomare. Il paese si presenta lindo, la fruizione dei lidi e delle spiaggia ordinate, la voglia di mare continua ad essere tanta ma cerchiamo di approfondire e sapere di più a proposito di questo increscioso fenomeno verificatosi, per diverse volte, nei giorni scorsi. “Confermo la fondatezza degli episodi verificatisi nei giorni scorsi – risponde il comandante della locale stazione di Polizia municipale, dottor Alessandro Molteni, da noi contattato telefonicamente -.  L’indagine la sta svolgendo la Capitaneria di Porto di Messina a seguito dell’intervento, nella vicenda, del sindaco che è anche responsabile dei servizi relativi a pubblica sicurezza e igiene”. In merito all’eventuale provenienza della spazzatura, se riversata in mare anziché essere depositata regolarmente in discarica o altrimenti arrivata lungo le coste del centro turistico siciliano lo stesso Molteni ha quindi specificato: “Non credo che sia quella l’origine. In base a
qualche accertamento effettuato, recuperando dal mare alcuni sacchi di spazzatura ci si è accorti che, al loro interno, erano presenti diversi pezzi di carta e altro materiale con scritte in arabo. Questo mi fa pensare che non sia cosa che riguardi noi o altri comuni della zona”. Scritte in arabo fanno presumere che i beni di consumo divenuti pattume siano stati comprati all’estero, o riversati in mare da una nave, oppure ancora si potrebbe trattare di alimenti, e materiali, acquistati sul territorio nazionale da appartenenti a comunità straniere che in provincia vivono. Ma restiamo nel campo delle mere ipotesi, delle illazioni.

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Il sindaco del piccolo centro, Alessandro Costa, non riusciamo a rintracciarlo malgrado i vari tentativi; oggi, tra l’altro, è impegnato in commissione agibilità. Ci rassegniamo a far senza il suo contributo rivolgendo ulteriori domande ad altri. “È praticamente impossibile arrivare a districarsi, in casi del genere, e a risalire, con assoluta certezza, a un colpevole per il procurato danno ecologico e ambientale – sottolinea il giornalista Sebastiano Timpanaro, che a Letojanni vive, dall’alto della sua pluriennale esperienza di comunicazione -.  Ricordo un caso, di quando ero ancora ragazzo, che vide arrivare quasi a ridosso delle nostre spiaggia decine, centinaia di sacchetti che recavano su la scritta del Comune di Messina. Successe tanti anni fa, e noi fummo costretti a non scendere a mare per più di un giorno. La provenienza in quel caso era inequivocabile, ma, tranne che si riesca a intervenire in flagranza di reato, o potendo contare su immagini che costituiscano prove certe, risulta complicato affibbiare i comportamenti illeciti a qualcuno di specifico. Molto spesso le correnti che giocano in questo tratto di mare trascinano spazzatura proveniente dallo Stretto, dalla Calabria addirittura, questo insozza, indistintamente il tratto di mare che bagna la costa di Santa Teresa di Riva come di Letojanni e così come il tratto di mare sotto Taormina. Queste ‘brutte giornate di mare, rappresentano episodi odiosi ma che, a memoria mia, si ripetono ogni estate da 35, 40 anni, senza che vi si ponga soluzione”. “Tutti i comuni rivieraschi fino a Taormina -persegue Timpanaro – subiscono il gioco sfavorevole delle correnti. Inoltre, avendo seguito per anni 13 differenti comuni di quest’area geografica relativamente a problemi simili, posso supporre che esista anche una cattivissima abitudine, da parte di diversi navi cargo, di liberarsi di qualsiasi tipo di scorie o liquami. Anche se questa operazione fuorilegge avviene al ‘largo’. Prova dello scarico di carburante o altro è data da ciò che giunge a riva…quando il pietrisco del litorale, a volte, si unge, anche in maniera evidentissima, di pece da dove possiamo ipotizzare che questa lordura provenga?” Non concorda con questa ultima ipotesi Pietro D’Agostino, quotato chef che a due passi dal centro di Letojanni conduce la sua attività di ristoratore più che rinomato e innamorato del suo territorio “Sono argomenti tristi, fastidiosi, problematici. E non credo che siano delle navi che solcano i nostri mari le principali colpe attribuibili rispetto a varie forme di inquinamento. Ci sono leggi rigidissime, qualsiasi capitano che dovesse azzardarsi a compiere una simile operazione rischierebbe moltissimo, dalla galera alla stessa nave. Dal torrente non lontano, ad esempio (quello che sfocia a mare in un lembo di territorio incluso tra Letojanni e la spiaggia di Spisone. NdR) più di una volta e’ confluita a mare una enorme macchia rossa capace di ‘colorare’ le acque in breve tempo e in maniera evidente e ampia. In quel caso si trattava di polveri di marmo, miste a acqua, con ogni probabilità generate dalle cave dei dintorni”. E siamo a Taormina, Perla dello Jonio, un centro di attrazione culturale e turistica internazionalmente riconosciuto, al pari del vulcano Etna. E, soprassediamo sulle non poche voci raccolte nei mesi e negli anni scorsi, tra abitanti e villeggianti di Giardini Naxos, sulla presunta pericolosità per la salute dei bagnanti delle acque che ‘baciano’ la riva del vicino comune di Giardini dove, pare, non sia in funzione neppure un depuratore. Per un motivo o per un altro niente “bandiera azzurra”.

Povero Mare Nostrum e tapina Magna Grecia!

Foto di  Vincenzo Musumeci

 

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