MINEO – Tra piatti celebrativi e banchetti di Alta Società, si celebra ora da parte dei nuovi governanti del paese una donazione avvenuta anni fa. Sono preziosi reperti, lastre fotografiche. Un “jolly” che la precedente Amministrazione non ha fatto in tempo a giocare prima delle votazioni, ora viene abilmente ripescato per farne buon punteggio.
Materiali molto delicati, antiche lastre di vetro, saranno maneggiati da personale specializzato? Oppure verranno buttati all’improvvisazione di qualche amico degli amici che può fare solo danno? Hanno sfidato il tempo fino a noi, chissà se sopravviveranno alla malapolitica e per questo facciamo appello alle Soprintendenze e al governo regionale, che stiano attenti. Intanto il Mecenate si dichiara pronto a aprire il portafogli e ci mette la propria imprenditorialità, proponendo inoltre di stampare e vendere copie delle foto in grande formato ai tanti visitatori che affolleranno il morituro borgo sempre più pericolante, rischiando la propria incolumità fisica per amor della cultura.
A chi si è affidato l’incarico di realizzare il libro di fotografie? Non si sa. Chi ne curerà la grafica e i testi? Non si sa, ma certo non amici e figliocci, perché fusse troppu purcariusu, proprio un brutto epilogo per chi in gioventù, spinto dal sacro fuoco della Giustizia, rumoreggiava contro certe operazioni di “politica clientelar-culturale” come l’istituzione della costosa e blindata Fondazione Bonaviri, o si inalberava paonazzo di rosso furore perché nelle feste delle celebri Estati Menenine addirittura si era permesso a UN FASCISTA di pronunciare qualche parola. Era ospite invitato a Mineo il regista Franco Zeffirelli, IL FASCISTA: un bersaglio vale l’altro pur di definirsi antifascisti sul serio, purché non si parli più di mafia che è questione più complicata e poi a Mineo non esiste.luigi_
L’Anno Capuaniano dovrebbe anche essere l’occasione per rilanciare la Fondazione Capuana, della quale da parecchio tempo si sono perse le tracce. Si aspettano ancora il sito in rete e la pagina facebook dedicati all’Anno Capuaniano. Gli spazi virtuali di condivisione potevano essere usati anche nella attuale fase preparatoria, per documentare gli incontri già avvenuti con foto, materiali audio-video, testi degli interventi. Invece non è andata così. È stato per viltà – nel senso della pigrizia – incompetenza tecnica sull’uso dei “nuovi media”, malacuscienza, oppure tutte e tre le cose? Finora si è potuto sapere qualcosa soltanto dall’inchiesta dell’Osservatorio per la trasparenza amministrativa a Mineo, il che la dice lunga sul modo di comportarsi del Comune. Se i responsabili non sono all’altezza, si corra ai ripari quanto prima da parte dei vertici politici.
Troppi segnali lasciano spazio a previsioni molto negative. Manca completamente l’intenzione di coinvolgere i concittadini desiderosi di collaborare alle celebrazioni del loro celebre compaesano. Non si è visto un pubblico bando per nessun aspetto specifico della manifestazione, con i dettagli e i requisiti messi belli chiari per iscritto, con una commissione autorevole appositamente designata per valutare le proposte, con la pubblicazione dei risultati e dei progetti prescelti. Continua la regola che è stata seguita fin dall’inizio: meno si sa e meglio è. Perché non si comunica con chiarezza? Perché si tiene tutto nascosto? Forse ci sono cose che non si possono dire perché scorrette e indifendibili? Dove stanno la trasparenza, la correttezza, la visibilità negli atti di funzionari e amministratori che – fino a prova contraria – non dovrebbero avere nulla da nascondere?
Prima o poi, bisognerà uscire alla scoperto, squadernare un programma del segretissimo Anno Capuaniano, e allora si vedrà cosa contiene.
Quanta Cattedropoli? Quanta Parentopoli? Quanti pagamenti di vecchi debiti da saldare, promesse elettorali a consulenti gratuiti?
Le nozze coi fichi secchi – e marci – non si possono fare. Capuana non merita un tale oltraggio.

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