di Katya Maugeri

“Effatà”, l’ultimo romanzo della scrittrice e magistrato siracusana Simona Lo Iacono, è stato  presentato il 28 settembre 2014 all’interno della rassegna “Quaderni d’arte ai Minoriti”.

“Un lavoro all’uncinetto del pensiero” così Vincenzo Vitale ha definito l’impostazione narrativa e linguistica del romanzo. Il libro, vincitore del Premio Martoglio 2013 per la letteratura, è stato analizzato dall’avvocato e professore con attenzione e minuzia, mettendo in risalto l’alternanza di storie parallele che lo contraddistinguono e che troveranno una sintesi tramite un piccolo colpo di scena finale. La storia narrata dalla scrittrice e magistrato siracusana è infatti quella di due bimbi sordomuti che vivono a distanza di cinque anni uno dall’altro ma le cui vite sono unite da un fil rouge che, appunto, si svelerà soltanto a conclusione del testo. Uno, è il piccolo Nino Smith che vive nella tranquilla Ortigia del dopoguerra e si barcamena all’interno di loggioni e scenografie teatrali, l’altro, realmente esistito è l’ultima vittima del programma Aktion T4, voluto dal führer all’interno del suo folle disegno di selezione della specie. “Il libro narra dell’innocenza travolta dalla Grande Storia, ha spiegato l’autrice, di realtà violata, di minorità. Mi interessa sempre parlare di chi non ce la fa – ha proseguito Lo Iacono – così come da sempre il mio interesse si rivolge alla parola.IMG_9518 (1)
La parola nomina le cose, dà loro la possibilità di esistere, e inventarne di nuove permette di fare un nuovo viaggio di vivere nuove esperienze.
E proprio l’uso sapiente di particolari aggettivazioni e la creazione di alcune nuove, come “stellosa”, sono state sottolineate da Vitale nel corso della lettura critica del testo. “La prosa dell’autrice, sempre sorvegliatissima, è comunque capace di sprigionare una valenza genuinamente poetica, inoltre la scrittrice fa un uso sobrio di sicilianismi, presi dal lessico quotidiano e non artificiosi, come quelli utilizzati da Camilleri, e li diffonde nel testo con maestria e precisione”.
Tornando al tema del romanzo, una storia di minorità ma anche di redenzione, che si intreccia con la rivisitazione narrativa dei verbali del cosiddetto “Processo ai dottori” l’autrice ha spiegato: “Mi sono chiesta spesso perché la mia attenzione si rivolga a questo genere di narrazioni, non solo per la dimestichezza coi verbali, ma perché il magistrato vive un’esperienza narrativa, in effetti nella metodologia di ricerca della verità il romanzo e il processo si assomigliano”.effatc3a0

Nel corso della presentazione, l’emozionante interpretazione di Emanuele Puglia, attore del Teatro Stabile ha dato lettura di alcuni brani di Effatà.
E’ un romanzo che opera l’amore e la necessità di aprire il nostro cuore agli altri e di condividere il loro destino. Il titolo del romanzo fa riferimento a un episodio del Vangelo: portarono a Gesù un sordomuto e lui gli pose le dita nelle orecchie e con la saliva gli toccò la lingua, guardando verso il cielo emise un sospiro e gli disse “Effatà” cioè “Apriti”. Non gli dice “ascolta” oppure “parla”, ma proprio “apriti”. E’ un romanzo che affronta il tema della sordità, e cioè della minorità, della diversità. Siamo in fondo tutti un po’ minorati. Abbiamo tutti una diversità con cui dobbiamo fare i conti, e cerchiamo di nasconderla per paura di essere derisi e non compresi, occultiamo la nostra diversità annullando la nostra identità. Simona Lo Iacono a mio avviso è la voce dolce, materna che accompagna il lettore in questo percorso intenso e ricco di emozioni.
L’autrice ricostruisce, abilmente, basandosi su documenti storici, ma elaborati letterariamente, gli atti del processo di Norimberga ad alcuni medici nazisti, che attuarono un programma di soppressione dei bambini con handicap. Un vortice che lega passato e presente creando un canale per raccontare con estrema sensibilità una delle pagine più dolorose della Storia dell’uomo: la politica di sterminio nazista.
L’incontro rivela l’umanità di una donna che sceglie di dare voce ai vinti, a coloro che la voce l’hanno tolta, perché scomoda, lei con forte carisma cattura il pubblico parlando del suo libro come se parlasse di un figlio. È questo che conquista, non solo la bravura e la preparazione tecnica, ma la sensibilità e l’amore che riversa nelle sue pagine, nelle sue parole, perché “la parola dona il divenire. La parola crea”dichiara così l’autrice.

Terminato il dibattito, l’autrice ha gentilmente risposto ad alcune delle nostre domande:

– L’arte quanto può influenzare e aiutare l’animo umano?

«Nel mio caso è proprio il modo di stare al monedo. L’arte è fondamentale per vivere nella dimensione spirituale dell’esistenza, è proprio uno strumento conoscitivo e quindi serve a rivelare, non serve solo a rispondere a delle domande, serve a scoprire le domande stesse. È un mezzo spirituale per eccellenza. Un dono, a qualunque livello: l’arte letteraria, il cinema, il teatro, qualunque tipo di modalità espressiva ci consente di fare un percorso di bellezza, quello ci aiuta a vivere, a capire di che sostanza siamo fatti»

 – La “diversità emotiva” tende a creare dei limiti o crea nuove prospettive?

 «Essere unici e diversi è sempre una grande ricchezza, siamo irripetibili e tutti differenti gli uni dagli altri. È un’enorme ricchezza la diversità, però va saputa leggere e accolta, non deve essere motivo di distacco o l’occasione per costruire un muro. Uno stimolo, piuttosto, alla conoscenza dell’altro»

 – Oggi, chi sono i “vinti”, gli “ultimi”?

«I vinti e gli ultimi sono coloro che non hanno la possibilità di adempiere a tutte le proprie potenzialità e chiunque sia travolto dall’ingiustizia, dalla violenza del potere, dall’abuso, sono loro i grandi ultimi della nostra contemporaneità e sono tutti quelli a cui va ridato il diritto di parola»

– Dal suo testo si evince che il sogno è un processo reale, nulla di astratto…

«Sono proprio convinta, come Elsa Morante, che si alzava e trascriveva sul proprio taccuino tutti i propri sogni e diceva che il sogno è un processo, il nostro processo notturno. Il sogno fa parte della nostra dimensione»

Katya Maugeri

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