«Dovrebbero essere scarpe da festa, ma le apparenze, anzi, le convenzioni spesso ingannano perché ci vengono imposte. Per cui, quando Mirka vede delle scarpe bicolori pensa subito ai suoi genitori che si sono suicidati. A me, personalmente vien voglia di ballare sulle note di qualche pezzo Jazz, ballare attraverso le pagine di questo libro e sorridere alla vita anche perché non sai mai il finale che ti capita».
[La quarta persona più persona più importante ]

 

Con la sua frizzante ironia, il suo stile denso e accattivante, Francesco Franceschini è un autore che racconta la nostra epoca in chiave grottesca evidenziando le contraddizioni, i timori e i limiti che nascondiamo dietro credenze effimere e valori fittizi. Nel suo romanzo d’esordio,  “Apocalisse in pantofole” edito VerbaVolant 2012, l’autore racconta le disavventure di tre quarantenni alle prese con una realtà sfuggente ed ingannevole, un talk-show sul palcoscenico della fine del mondo.
Nel suo ultimo libro “La quarta persona più importante” edito VerbaVolant, troviamo personaggi sopra le righe, persino Dio è presente ed è un tatuatore. Ritroviamo il suo stile, ricco di figure retoriche, una trama avvincente capace di condurre il lettore a importanti riflessioni. Nei suoi romanzi di evince una latente consapevolezza: la speranza. Il mezzo con il quale poter affrontare ogni limite.

Nato a Narni, Franceschini  vive a Terni dove insegna italiano e storia in un Istituto superiore ed è responsabile della programmazione dell’emittente Radio TNA Terni

2__

La memoria, i ricordi, che ruolo occupano nella nostra vita?

«Un ruolo fondamentale. I ricordi ci chiariscono chi siamo e quali sono state le nostre scelte nel passato. Ci permettono di selezionare le persone a cui abbiam voluto veramente bene da quelle per cui provavamo sentimenti più superficiali. In questo senso sono una sorta di setaccio. E poi i ricordi ci rimandano immagini che danno il senso della continuità della nostra vita: noi siamo quel che eravamo da bambini e da ragazzi. Cambia solo l’involucro ma il contenuto, magari più cinico o dolente, resta sostanzialmente lo stesso».


Quali valori, oggi, sostituiscono le “figure guida”, un tempo caratterizzate dagli adulti?

«Temo sia sempre più complicato trovare delle figure guida che siano affidabili. C’è una frammentazione di punti di riferimento in ambito privato – con la crisi della famiglia che ha forse modernizzato la società ma abbandonato a se stessa la maturazione dei ragazzi – e una conseguente ricerca in altri ambiti dei modelli da seguire. I valori tradizionali sono in agonia e non è detto che questo sia un male. Ma direi che valori alternativi e più universali, di natura laica e democratica, facciano ancora fatica ad essere davvero considerati una nuova cultura».

Quali sono i criteri che andrebbero utilizzati per stilare una “graduatoria affettiva”?

«I criteri della indispensabilità. Ci sono persone indispensabili per la nostra vita e altre meno. Ognuno di noi sa quali sono le persone senza le quali vivere risulterebbe molto difficile e altre che sono presenti nella nostra vita in modo più periferico. Non è cinismo; è solo che le persone davvero necessarie sono molto poche e quelle accessorie una moltitudine».

1981784_594287283982954_685787433_n

Mirka, la protagonista del suo ultimo romanzo, è alla ricerca di una risposta, la cercherà nelle esperienze e a volte rifugiandosi nei ricordi. Cosa rappresenta per lei la ricerca emotiva?

«La ricerca emotiva mi mantiene vivo e mi permette di combattere la rassegnazione, che ogni tanto torna all’assalto. Attraverso il passato non cerco delle immagini ferme o morte ma la bellezza che ho vissuto in certe epoche, e tento di riassaporarla scrivendo. A volte ci si riesce, altre un po’ meno; è comunque un esercizio mnemonico inevitabile, doloroso e confortante insieme».

 Esiste, realmente, la “scelta”? Quella definitiva, categorica, assoluta?

«Possiamo scegliere categoricamente nei limiti della nostra dimensione umana, che non è in grado di   prevedere o sconfiggere le variabili impazzite. Ciò non ci deve impedire però di pensare e progettare in prospettiva infinita. Credo che ‘importante sia dare a un progetto cui si tiene (un amore, per esempio) tutta la dedizione e devozione che merita. Qualunque cosa poi accada, si è certi di non essersi risparmiati e si è comunque soddisfatti di se stessi».

Katya Maugeri

Scrivi