Serata interessante quella dello scorso 31 ottobre nell’Accademia Zelantea di Acireale, dedicata alla presentazione del romanzo del giornalista Nino Milazzo “L’uomo dei tramonti che amava la politica”. L’iniziativa è stata promossa dal Lions Club di Acireale, presieduto dal dott. Silvio Cavallaro, congiuntamente  all’Accademia Zelantea. Dopo i saluti di Cavallaro per il Lions Club e del vive presidente dell’Accademia ing. Aldo Scaccianoce, ha preso la parola la prof.ssa Cettina Laudani, docente di  Storia delle Dottrine Politiche bell’Università di Catania, anch’ella socia del Lions acese, che ha curato la riflessione introduttiva e il coordinamento generale. Relatori sono stati il dott. Giuseppe Contarino, presidente dell’Accademia e il dott. Ivan Lo Bello, vice presidente nazionale di Confindustria, con l’apporto finale anche dell’autore. Nino Milazzo L'uomo dei tramonti ._. - copertinaLa Laudani ha notato subito come la visione della politica di Milazzo, autore del romanzo, sia quella classica aristotelica, che si scontra con i repentini ed epocali cambiamenti in corso nel mondo e si è chiesta se si può prevedere un’alba della politica, attualmente travolta dalle oligarchie economiche e finanziarie internazionali e dal modello essenzialmente egoistico che prevale nella vita degli individui. In questo quadro non si pone più il bene comune  al centro dell’attenzione e dell’azione politica ed economica. Milazzo ha subito aggiunto che i giornali ai giorni nostri hanno perso il ruolo della formazione della coscienza civile. Il dr. Contarino ha definito Federico Ilio, personaggio principale del romanzo, “un giovane anziano”, umile, semplice  e proteso alla difesa della civiltà, che ama la politica, ma non apprezza i politici, rifiuta la prevaricazione e il dispotismo e continua ad essere un voce fuori dal coro. Il libro – ha continuato Contarino – si presenta  complesso perché  coniuga prospettive molteplici e sinergiche al fine di cogliere l’interesse del lettore e qua e là emergono aspetti autobiografici. L’ing. Lo Bello ha ribadito la presenta nel romanzo del registro intimistico e della passione civile. Il libro, in effetti, affronta problemi fondamentali dei tempi in cui viviamo ed ha una visione negativa del futuro: la nuova antropologia, la decadenza dell’Europa anche sul piano demografico mentre invece gli USA e l’Asia stanno avanzando, il cambio di paradigma provocato da internet. Sulla Sicilia e su  Catania in particolare la visione è cupa e conferma quella irredimibilità individuata dai grandi romanzi del Novecento. Lo Bello è meno pessimista rispetto al personaggio principale del romanzo: anche se, riferendosi alla situazione del Mezzogiorno, si sofferma sui motivi del mancato decollo e la individua nella resistenza al cambiamento, anche con riferimenti storici al Settecento quando fallì, per la resistenza dei baroni restii a sottoporsi a delle regole, il tentativo  del Caracciolo nello Stato borbonico. Secondo Lo Bello c’è qualche segno di cambiamento, ma è ancora troppo poco: siamo in una fase di mutamento e si sta ristrutturando tutto quello che c’è,  servono pertanto nuove categorie interpretative perché quelle del Novecento non reggono più, non sono in grado di interpretare il mondo nelle sue manifestazioni sempre più mutevoli. Ci vuole, comunque, più ottimismo. Nino Milazzo, infine, ha detto che il suo romanzo, al di là della diade pessimismo/ottimismo, è pervaso da una sottile malinconia, dovuta all’avanzare inesorabile dell’età e alla prevalenza della memoria sul futuro. L’opera, pertanto, ha una caratterizzazione dolente ed elegiaca. Brani del libro sono stati letti dagli attori Carmelo Di Mauro e Tina Leotta dell’Officina d’Arte di Alfio Vecchio. Si sono succeduti quindi alcuni interventi dei presenti con le repliche dei relatori. Una serata stimolante, seguita con interesse fino alla fine dal pubblico intervenuto.

Giovanni Vecchio

 

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