di Katya Maugeri

«Si dubita delle cose che ci stanno troppo a cuore, che si teme di perderle. Ma io, Renata, io che dubito di tante cose, io ho una certezza, salda, incrollabile, superba: che l’amor tuo sarà la consolazione di tutta la mia vita».

Una corrispondenza intrisa di passione, di amore, di eventi che intercorrono tra una lettera e l’altra.
Un testo indimenticabile che racchiude i segreti di due anime innamorate, tormentate, destinate a incidere le loro emozioni con dell’inchiostro che adesso, rivela a noi lettori, una delle storie più intense e passionali mai lette. Un amore segreto, intrigante, affascinante anche sul piano storico-culturale, quello che si evince dal carteggio bilaterale, inedito, fra Federico De Roberto, autore del notevole romanzo I Vicerè ed Ernesta Valle, sposa dell’avvocato Guido Ribera.unnamed
“Si dubita sempre delle cose più belle”. Parole d’amore e di letteratura, a cura di Sarah Zappulla Muscarà ed Enzo Zappulla edito da Bompiani, è un testo che emoziona sin dalle prime pagine. Custodita presso la Biblioteca Universitaria di Catania, un percorso epistolare che conduce verso l’emotività dei personaggi, ripercorrendo dettagliatamente un amore che lascia senza fiato.
Le informazioni storiche si intersecano con le vicende sociali e private dal 31 maggio 1897 al 18 novembre 1903, il carteggio diventa così una miniera di approfondimenti, ricco di emozioni e fonte di un arricchimento culturale. Un’appassionante storia d’amore che rivela al lettore un aspetto sicuramente inedito dell’austero e cinico De Roberto, ne emerge l’altra faccia dello scrittore napoletano, amante insospettabile, passionale, vorace, un carteggio che mette a nudo i desideri, le passioni, il lato più intimo del romanziere. De Roberto incontra Ernesta Valle nel salotto di casa Borromeo, nel maggio del 1897 e da allora, per sei anni tra i due sarà l’inchiostro il confidente di pensieri ricchi di pathos, che entrambi decidono di non censurare all’altro.
Un carteggio che ha quasi un andamento narrativo, che si legge proprio come un romanzo epistolare. Corrispondenza tra Rico, così lo chiama l’amante, a sua volta ribattezzata Renata
perché “rinata” all’amore) o Nuccia (diminutivo di “femminuccia”) unnamed (3)che descrive non solo un forte sentimento, ma anche la vita mondana, sociale, culturale di Milano e Catania, dalla fine dell’Ottocento ai primi del Novecento. Milano, per De Roberto e per gli scrittori dell’epoca, rappresenta la capitale dell’arte, degli ambiti finanziari, culturali, la città più emancipata, ricca di stimoli artistici e iniziative editoriali allettanti, con le prestigiose case editrici (i Fratelli Treves, Galli), le grandi testate giornalistiche (il “Corriere della Sera”, la rivista “La Lettura”), i rinomati teatri (la Scala, il Manzoni, il Filodrammatici, il Lirico, l’Eden), gli eleganti ritrovi (il Biffi, il Cova, il Savini, il Caffè dell’Accademia), gli eleganti salotti (di donna Vittoria Cima, di Virginia Borromeo, della stessa Ernesta Valle Ribera).
Ernesta, gentildonna di precoce modernità, colta, raffinata, elegante, intelligente frequenta i salotti della Milano di fine Ottocento, il cuore pulsante della vita intellettuale e mondana dell’epoca, donna fidata alla quale De Roberto sottopone quesiti letterari per le sue opere. Un’opera che raccoglie notizie di ogni genere fra cui un’affascinante e dettagliata descrizione relativa l’abbigliamento femminile. Conosciamo, attraverso la lettura di questo testo, anche gli aspetti professionali e personali legati allo scrittore: l’amicizia fraterna con Giovanni Verga “Tu sai che per me è un amico prezioso, più che un fratello: averlo qui, in questa tebaide, è un grande conforto”, gli insuccessi commerciali, la sua emotività, la sua insicurezza; un uomo soggetto a disturbi neurovegetativi e psicosomatici fino alla morte sopraggiunta per trauma da svenimento, nel 1927, da tempo era tornato a Catania, per sempre. Gli anni di apprendistato a Milano, fra il 1888 e il ’97, caratterizzati dall’amicizia con Luigi Albertini e la collaborazione al “Corriere della sera”, non erano stati solo un tentativo di miglioramento professionale, ma anche la necessità di creare un distacco dalla presenza materna, donna Marianna Asmundo Ferrara, nominata spesso dal figlio con devozione e con atteggiamento morboso.unnamed (2)
Un amore impetuoso lungo oltre duemila pagine quello di Rico e Nuccia, la corrispondenza composta da 764 frammenti è l’insieme di pulsioni, irruenti sciami sismici che coinvolgono il lettore e lo conducono in un’epoca in cui il sentimento era un valore da tutelare, in cui i dettagli erano perle da custodire, da ammirare di nascosto lasciandosi travolgere dall’impeto delle emozioni.
Negli “spasimi” di Rico e Renata c’è un universo da scoprire, da vivere, che emana emozione, virgola dopo virgola. Si tratta di pathos, quello autentico, non contaminato, capace di annullare le distanze e talmente ardente da vivere in uno stato di frustrazione per la mancata condivisione di ogni attimo.
La parola prende forma, sostanza e la lettura diventa così uno spettacolo teatrale al quale si assiste in silenzio, aspettando di ascoltare il nuovo termine scelto dagli amanti che – mai banali – descrivono con dettagli armoniosi le loro emozioni, le loro pulsioni, i loro desideri. Si tratta di un intensissimo journal come descritto nella introduzione: “Maniacale la pedanteria con cui De Roberto informa l’amante di tutto, fin nei minimi dettagli, quasi un diario di bordo, gremito di reiterate indicazioni temporali care a un’ossessiva liturgia delle ricorrenze. unnamed (1)Ulteriore conferma dello scrupolo ossessivo del documento, dell’indagine minuziosa, delle ricerche d’archivio, dell’analisi spietata che ne sorreggono gli scritti”. “Si dubita sempre delle cose più belle” è un’affascinante autobiografia di Federico De Roberto, che racchiude l’essenza di un uomo che portava con sé questa passione ardente, questa voglia di amare, ma anche tanta delusione, tristezza e insoddisfazione.
Ritornerà alla sua Catania, alla solitudine convivendo con i suoi disturbi fisici e psichici accanto, nuovamente, alla morbosità materna. Li trascorrerà così gli ultimi anni della sua vita, Federico De Roberto, lontano da un amore che fu grande ma altrettanto impossibile da realizzare, ma il potere della parola ha sigillato le loro lettere e proprio come uno scrigno, questo carteggio, racchiude un sentimento proclamato con tale passione, energia, pathos, da emozionare a distanza di anni, coinvolgendo chiunque abbia sfogliato, anche solo un istante queste pagine ritrovandosi a toccare l’amore, quello che non ha bisogno di un lieto fine per essere definito eterno.

«E non voglio neppure chiamarti Anima: l’Anima non si stringe, non si bacia, non si sugge; l’Anima è incorporea, sfugge a tutti i nostri sensi: e tu sei tutta bianca, tutta bionda, tutta morbida, tutta odorosa, tutta fresca, tutta calda, tutta armoniosa; io ti vedo, ti tocco, ti aspiro, ti odo, ti assaporo; io ti penetro in tutti i modi, tu penetri in me».

 

Katya Maugeri

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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