di Katya Maugeri

Quando la realtà, le vicende – anche quelle tragiche – toccano l’animo di uno scrittore, ecco che le sue opere diventano punto d’incontro emozionale, si trasformano in un percorso da seguire e nel quale perdersi per trovare il messaggio finale da portare con sé una volta conclusa la lettura, lo scrittore accompagna il lettore in questo viaggio, attraverso le sue ricerche, i suoi approfondimenti.

È il caso di Adriano Nicosia, scrittore sancataldese,  autore dei romanzi: “Cogli la rosa evita le spine” (2007 Il Filo – 2010 A&B) e “I misteri del saio” (2009 A&B), “Miti tua” (A&B Editrice). Nel 2009 “Cogli la rosa evita le spine” viene dichiarato al valor culturale dal Ministero dei Beni Culturali, Direzione Generale del dipartimento cinema, nell’ambito di un progetto di finanziamento cinematografico. Nel 2010 sono iniziate le riprese del lungometraggio dal titolo “Un uomo nuovo” in cui ha svolto il ruolo di delegato direzionale della produzione, co-sceneggiatore e attore. Nei suoi testi racconta storie realmente accadute con uno stile ricercato ed elegante, conducendo il lettore all’interno del romanzo stesso.

Venerdì 21 novembre alle 18:30, presso il Monastore -Bookshop del Monastero dei Benedettini, le Matte da Leggere, in collaborazione con Officine Culturali, presentano l’ultimo romanzo dell’autore, “Miti Tua” (A&B Editrice).35335_1520261416591_6513927_n

 – Nel tuo primo romanzo “Cogli la rosa evita le spine”, il protagonista abbandona la propria terra per costruire un futuro migliore.Da cosa è caratterizzata la linea sottile che delimita il riscatto sociale e la perdita della dignità dell’uomo?

«Dalla necessità. La necessità intesa come bisogno, povertà, miseria. L’uomo intrappolato da un sistema e condannato a essere, per tutta la vita, quello che non vorrebbe proprio rappresentare. La sua sana voglia di riscatto e di abbandonare quella condizione che lo costringe a un’eterna lotta per alzarsi dalla terra e dal fango e condurre la sua estrema battaglia per la propria dignità. La necessità è brutale, selvaggia: non dovrebbe appartenere al mondo civile. La necessità molte volte ti piega, ti toglie la libertà, il respiro, la speranza. Se ci si libera dalla necessità si conquista la propria dignità e con essa la libertà di essere uomini»

– Ne “I misteri del saio”, il romanzo diventa canale utilizzato per rivelare la crudeltà, i soprusi, le ingiustizie e le verità celate di una realtà ben diversa da quella conosciuta.  Per desiderare e accettare “verità scomode” occorre coraggio. Da quali elementi è supportato il coraggio di andare oltre le apparenze, oltre i dogmi e le verità “imposte”?

«Dai propri valori, dall’integrità, dalla voglia di trasparenza, dal rispetto verso se stessi e gli altri. Nella nostra società molto spesso è scambiato per incoscienza, pazzia, perché si preferisce sempre restare dietro le quinte, non esporsi, per evitare di attirare l’attenzione e averne in qualche modo un danno. Ritengo che avere il coraggio di andare contro e oltre le apparenze, le verità imposte, significa per prima cosa sfidare se stessi, avere un momento d’intervento importante nella comunità per la verità. Io credo nell’autorità della verità non in quella del dogma. Così dovrebbero far tutti gli uomini, quelli liberi»166368_1770360628915_6976212_n

 – Che cosa è rimasto, oggi, della Sicilia descritta nei tuoi romanzi?

«La necessità purtroppo. Nella nostra terra è un cane nero che ti terrorizza, che ti sta sempre dietro nell’attesa di morderti. Non mancano i talenti, le intelligenze. Mancano le opportunità, le equità, i servizi degni di una società evoluta. La politica in questo ha buona parte di responsabilità»

– Da quali falsi ideali è minacciata la libertà dell’uomo?

«Questa è una bella domanda. Potremmo discutere fino scrivere dei trattati. Rispondo con un procedimento inverso. Che cos’è la libertà in senso generico? Il concetto di libertà è sempre consistito nella capacità di scegliere, come e quando si vuole, senza limitazioni o intimidazioni. Il concetto di libertà ti darebbe il diritto di resistere a qualcosa, di essere antipatico, di schierarti e lottare per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue. La vera libertà è questa. Senza questi requisiti non c’è mai libertà, di nessun genere, resta solamente l’illusione di averla. Tutto quello che va contro queste qualità rappresentano i falsi ideali»

– Assunta Vassallo, protagonista del tuo ultimo romanzo ispirato alla storia vera di una donna che conquista il lettore sin dalle prime pagine, è una donna che incarna il concetto assoluto dell’amore: passione, possessione, rabbia, insoddisfazione e soprattutto il bisogno di ricevere amore. Al tempo stesso ,non è un inno all’amore, possiamo definirlo un inno alla libertà di amare, nonostante tutto?Copertina-01

«Decisamente sì, possiamo definirlo un inno alla libertà e al coraggio di amare. Assunta rappresenta il coraggio delle proprie scelte nell’amore. Ha pagato un prezzo altissimo per seguire quello che le diceva il suo cuore. Se ci rapportiamo al periodo in cui è vissuta, il valore del suo coraggio si amplifica ancor di più. Oggi esiste il divorzio, allora non era concepito. Una donna che aveva il coraggio di osare nelle sue scelte di amore era paragonata al diavolo, isolata. Assunta incarna il desiderio di dare amore,  d’indirizzarlo con tutta la pienezza del suo essere, senza sconti. Era questo che voleva realizzare per sé e per quello che riteneva essere il suo uomo»

– Descrivi in maniera dettagliata la sfera emotiva della donna, senza trascurare nessun dettaglio, sfera che incontra quella maschile. Per un uomo non è facile entrare nella dimensione così complessa e – spesso – contraddittoria – della donna, ma quanto è difficile, da uomo, ammettere, sigillando attraverso la scrittura, le sfumature spesso crude e dirette che appartengono all’universo maschile?

 «È difficilissimo per un uomo. Entra in gioco l’orgoglio maschile, che è forte, potente. Le sfumature crude e dirette che appartengono all’universo maschile sono state un omaggio ad Assunta. Miti tua è un romanzo che vede la storia dal punto di vista femminile, o almeno è quello che ho cercato di fare. La sfera della donna incontra quella dell’uomo. Ho cercato, per quanto mi è stato possibile, di ammettere e descrivere tutti gli atteggiamenti maschili nelle varie occasioni, non esaltandoli, lasciandoli solamente neutri, così per come sono nella realtà»1928800_1055921888393_2329_n

– I tuoi romanzi diventano percorsi durante i quali accompagni i lettori a dei risvolti importanti, crudi ma intrisi di realtà. Realtà che diventa così fonte di ispirazione.  Cosa hanno lasciato in te durante questi anni, quale importante insegnamento?

«Quando scrivo m’ispiro a storie vere e quindi a un vissuto che mi comunica qualcosa. I miei valori che s’incontrano o si scontrano con i valori dei personaggi delle storie a cui mi riferisco. Devo dire però che, fino a oggi almeno, sono attratto dalle storie che incarnano in qualche modo i miei stessi valori: la libertà, la giustizia, la solidarietà, l’uguaglianza nei diritti. Scriverli e sigillarli attraverso la scrittura li rende ancora più forti e scolpiti dentro di me. Questo per i primi due romanzi: Cogli la rosa ed evita le spine e I misteri del saio. L’ultimo romanzo, Miti tua, mi ha lasciato un importante insegnamento: la comprensione più approfondita della sfera emotiva femminile. La mia curiosità per la storia mi ha costretto a uno studio approfondito del mondo femminile, delle sue dinamiche, dei suoi pensieri e delle sue emozioni. Un mondo nettamente diverso da quello dell’uomo, che ho apprezzato tantissimo. Molto spesso l’incomprensione tra i due universi è generata proprio dalla non curiosità di conoscersi nel profondo, si commettono banalmente sempre gli stessi errori; è un ripetersi continuo. Basterebbero pochi accorgimenti da parte di entrambi per creare dei rapporti magici».
Recensione “Miti tua”

Katya Maugeri

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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