di Katya Maugeri

«In fondo uomini e ragni un po’ si somigliano, con quel modo esatto di proteggere le certezze conquistate dal mondo esterno, e prima ancora da loro stessi. Entrambi si annidano nei recessi più profondi dell’essenza.
Stanno lì nascosti, e aspettano. Poi si riguadagnano la luce e avanzano. È una legge immutabile dell’esistenza!
»

 

Un aeroplano. Una pista di rullaggio. Il sogno.  Il sogno è parte della nostra vita, fonte d’energia per i nostri momenti bui, fonte dalla quale attingere speranza e luce. A volte, purtroppo, rimangono lì dinanzi a noi privi di forma, rimangono  avvolti dai pensieri e dai buoni propositi conservati all’interno di un cassetto. Poi, invece c’è chi quel cassetto lo apre e dai quei sogni ne costruisce un progetto. Probabilmente l’uomo ha bisogno di stimoli per interagire con se stesso, stimoli esterni che lo inducano a riflettere. Può accadere con una canzone, con un film o con un libro. Un libro che suggerisce come trovare le ali piegate in noi. Si tratta di “Smorfia”, edito dalla Inkwell Edizioni,  primo libro di Gino Morabito. Dieci capitoli che incantano lasciando al lettore una scia di emozioni. Un percorso ricco di riflessioni, di quesiti affascinanti, di scoperta, d’ispirazione di arricchimento emotivo. Personaggi che s’intersecano tra loro, come in una danza, leggera, soave proprio come un volo. (2014-12-16) Presentazione ''Smorfia'' 1Un libro che esalta la volontà di andare oltre i limiti imposti, una lente d’ingrandimento per ammirare i dettagli che ci circondano assimilando tutto ciò che la società tende a fare scomparire. “Il mondo visto dall’alto, assume una profondità differente”, Smorfia ammira la realtà, quella autentica, ne riconosce l’essenza. È un uomo capace di osare, nonostante gli ostacoli, “a cuore aperto”, conosce il dolore, Smorfia, ha imparato a guardarlo in faccia senza evitarlo. Affrontandolo.  Un ritorno all’attimo fuggente, un invito a cogliere quegli attimi spesso sparsi e abbandonati per paura di fallire, Smorfia diventa una fonte inesauribile di riflessioni, di sorrisi e di grandi verità. Affascina, senza dubbio, il legame del protagonista con l’amico Vanni. Complementari, l’uno parte dell’altro quasi a delineare il confine tra paura e coraggio, Smorfia non suggerisce solo di vivere la vita ma di “abitare la vita” trasformando i sogni in progetti, le utopie in strade da percorrere, muri da abbattere. Lo stile elegante, forbito, ricercato dell’autore, conquista il lettore conducendolo alla soglia dell’immaginazione senza mai imbattersi nel banale. La cura dei dettagli, un inno alla ricerca dell’attimo perduto, un inno alla vita senza trascurare l’elemento ombra: il dolore. Un dolore che non va ignorato, ma vissuto, guardato con gli occhi di chi vuole proseguire il proprio cammino, nonostante tutto. Senza indietreggiare. Smorfia ha molto da comunicare e Vanni è lì ad ascoltare le sue parole cercando di metterle in atto ripercorrendo a ritroso episodi indelebili, ma Smorfia crede fortemente alla possibilità, al riscatto emotivo “non esistono propriamente i fallimenti” ma solo vicende utili che serviranno a raggiungere un sogno.

Tutto, quindi, diventa percorso da intraprendere con la consapevolezza di dover abbandonare le proprie zavorre per abbandonarsi ai progetti sognati. Tutto ha un senso, anche il dolore stesso porterà da qualche parte e proprio come una metamorfosi, diventerà vento che spingerà in alto l’aeroplano, sarà la forza per andare lontano guardando nuovi orizzonti.

“Osservare attentamente l’aereo che rulla, s’impenna, si leva in volo. E sfida la gravità”.
Da cosa è rappresentata la gravità emotiva, quella che tende a trattenerci in terra e con quali mezzi possiamo sfidarla?

«… I battiti aumentano, sale il cuore in gola e… ciascuno dei nostri turbamenti esistenziali, tutte le nostre umane fragilità, il nostro arrovellarci il cervello e complicarci il pane, le nostre permanenti sensazioni di inadeguatezza e insoddisfazione… ci inchiodano quotidianamente i piedi al pavimento della realtà. Allora ci irrigidiamo e restiamo in apnea, fino a quando non sopraggiunge il segnale convenuto per sganciare le cinture di sicurezza, una specie di cessato allarme emotivo. Ma sull’aereo della caparbietà e della perseveranza, delle concrete possibilità in divenire, della certa speranza di trasformare i nostri pensieri in azioni di cambiamento… siamo già saliti. Adesso occorre sbracciarsi le maniche e spiccare il volo! Lucidamente consapevoli che, tra preoccuparci e occuparci, abbiamo scelto comunque di agire. Sfidando la gravità del mondo!»

Siamo un po’ tutti nomadi in cerca di fissa dimora, stanchi di una realtà omologata, scrivi “l’essere umano abita la vita con l’immaginazione”. È proprio quella la chiave di accesso verso “l’aeroplano” sul quale salire nonostante la paura?

« … Rubatele pure i soldi, rubatele anche i ricordi, ma lasciatele per sempre la sua dolce curiosità…» Magari si potrebbe partire proprio da quella – dalla curiosità intendo -, la caratteristica di chi contrasta l’omologazione delle abitudini, consolidate nel tempo e nella storia e costrette dentro una scatola, con la più potente realtà dell’immaginazione: l’essere umano è maestro in questo! Ed è assai dolce dischiudere lo scrigno con quella chiave. Poco importa se nel forziere avevamo ingabbiato le nostre paure e le nostre certezze; tutti gli schemi, le delusioni, i disincanti… Quell’indispensabile chiave d’accesso (l’immaginazione) ci permette di salire ugualmente sull’aereo, metterci comodi sul sedile, regolare lo schienale, sollevare la tendina dell’oblò… e guardare il mondo con occhi nuovi.

Allora, di certo, ci godremo quel viaggio! L’entusiasmante viaggio nella nostra vita.(2014-12-16) Presentazione ''Smorfia'' 2

L’immaginazione, un regno nel quale abitare senza dimenticare il contatto con la realtà. Cosa dovremmo tutelare, proteggere da quel campo incontaminato popolato dai nostri sogni, dalle nostre aspettative, dal desiderio di raggiungere il nostro obiettivo e spiccare il volo?

«Immaginare non è avere allucinazioni, non è stordirsi e perdere il contatto con la realtà. Immaginare è credere che si possano ancora progettare sogni e sognare progetti. Quando siamo innamorati di una donna, di un uomo, di un padre, di un figlio, della vita… nutriamo desideri e aspettative, anche se ci piace raccontarci che non sia così. E ognuno di quei desideri e di quelle aspettative è una singola speranza da coltivare: maggiore sarà stato il nostro coinvolgimento nella speranza, il nostro esserci, il nostro aderire… più grande sarà il campo da coltivare e più lunga la pista di rullaggio.
Ed è proprio mentre stiamo correndo per spiccare il volo, che la vita ci scorre nel petto e impazza: non importa la meta, ma il modo in cui perseguiamo l’obiettivo… con cura, competenza, lacrime e sangue. E, alla fine della corsa, stanchi e soddisfatti, avremo tutelato non tanto il nostro essere perfetti, quanto piuttosto la più autentica capacità di rimanere intatti».smorfia

Qual è il confine tra il reale e l’irreale?

«… E se io, tutto a un tratto, chiedessi: «L’amore è concreto o immateriale?»Be’, qualcuno magari potrebbe rispondermi che crediamo tangibilmente nell’amore poiché ci spinge a compiere azioni che si possono toccare con mano e che si riescono a vedere: un bacio a fior di labbra, la cura di una carezza, uno sguardo complice… Eppure l’amore non ha un suono, né un proprio colore, né un odore da annusare; non lo si riesce a stringere, né a impugnare. La sua esistenza la percepiamo più autenticamente con il cuore. Ed è proprio quel sottile confine del cuore a demarcare esattamente il limite psicofisico tra il reale e l’irreale. Smorfia ci testimonia che, ben oltre i confini territoriali, naturali, politici… imposti dalle convenzioni e dagli schemi, esistono i confini sterminati della speranza e della capacità di immaginare. Di volta in volta oscilla l’asticella graduata, a seconda di quanto si è disposti a crederci, a scommetterci, a rischiare il nostro qui e adesso per l’altrove. D’altronde, Peter abita l’Isola che non c’è e Wendy la vede. E per noi è normale»

Se il sogno avesse un odore proprio, di cosa profumerebbe il tuo?

«Profumerebbe di cielo, azzurro cielo. Infinitamente».

 

Katya Maugeri

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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