Anita Rapisarda Paternò

Spettabile Questore Marcello Cardona,

 di seguito la mia lettera potrà leggere integralmente un’altra lettere indirizzata a Lei scritta da alcune associazioni di volontariato del comune di Paternò, e  un’altra scritta dell’assessore alla cultura Valentina Campisano indirizzata al “mafioso”. Sono delle lettere e delle opinioni  mi creda dove tra le righe e per le righe si può ben leggere che i cittadini onesti paternesi non intendono “inchinarsi a nessuna forma di mafia”.

Ne approfitto in questo articolo Caro Questore di scriverle anch’io sperando che al più presto si premuri a darci una risposta, sempre rispettando i tantissimi impegni che ha in una città come Catania, che è bella ed è unica nel suo complesso ma a vederla in tanti piccoli ma significativi particolari e a viverci giorno dopo giorno diventa un incubo….in questo è molto simile a Paternò…purtroppo…. Questo purtroppo suona male anche a scriverlo…mi creda perché Paternò con i suoi cinquantamila abitanti (sulla carta ma siamo molti di più) è costretta ad essere vista agli occhi dell’Italia a causa di una disinformazione (caso Iene) come la città del boss quando di fatto  non è così, ma ben altro infatti, Paternò è ricca di tantissime associazioni che gratuitamente senza nessun finanziamento nazionale si spendono per la coesione e per il sociale, di giornalisti che quotidianamente scrivono e si spendono per documentare tutto quello che di buono e di brutto avviene in una città come Paternò.

I veri paternesi onesti Amano Paternò come l’amo anch’io. Non siamo solo mangia larunchi, o quelli del “moviti femmu” non siamo quelli che hanno un accento marcato preso in giro da tutti…ognuno si tenga e si giudichi il suo…il dialetto è bello proprio perché è dialetto. E l’accento marcato o no non fa di un cittadino un cittadino migliore rispetto ad un altro. Noi Paternesi siamo anche la città delle arance più buone di tutta la Sicilia, dell’olio d’oliva, dei fichidindia, della lavorazione della pietra lavica, del rispetto della natura con diverse associazioni che da anni lavorano per la citta. Il fiume Simeto e l’oasi del Simeto (in parte abbandonati a se stessi e all’inciviltà di gentaglia senza d’ignità e senso civico) attraversano la nostra meravigliosa città. Paternò non è la città dell’inchino e di nessuna fermata a case di dubbia provenienza. Paternò è casa nostra e non cosa nostra.

Se si continua a dire, o scrivere o a pensare che nulla cambierà,la rivoluzione culturale di cui parlava il grande Paolo Borsellino non succederà mai, il cambio di mentalità delle generazioni future, perché siamo e continueremo ad essere un’isola oppressa dalla mafia che puzza di immondizia, che brucia e logora anche la gente onesta che desidera lavorare onestamente per portare casa “quel pezzo di pane” ai propri figli per non farli morire di fame.

Coraggio denunciamo chi opprime e chi vuole morta la nostra isola, le nostre bellissime città, la nostra bellissima Nazione l’Italia, che è l’invidia in tanti aspetti non solo artistici ma anche culinari delle altre nazioni.

La paura è dei codardi…il coraggio è della gente onesta. Noi non siamo mafiosi.

 

Ricordo benissimo quel lontano 1992 dopo la morte di Falcone tutte le scuole della città sono scese in strade per manifestare contro la mafia (video Star) ed io ero tra quelli che credevano e continuano a credere nella vera e sana giustizia e nelle forze dell’ordine,  soprattutto nei miei due eroi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino martiri della giustizia a causa dell’indifferenza e della corruzione prima di tutto dello stato che non li ha saputi difendere, non sono stati “Capaci” di far nulla, se non aspettare silenziosamente una morte già preannunciata e pianificata da tempo. Napoleone Bonaparte incoronandosi imperatore ha detto: “Lo Stato sono io”, per poi morire esule, e solo da tutti quelli che l’avevano acclamato….a distanza di anni le scrivo

Lo Stato siamo noi…gli onesti cittadini da Demos Kratos=democrazia quella stessa democrazia che manca da diversi anni .

Ho Aspettato pazientemente senza mai schierarmi politicamente il presidente Sergio Mattarella da quel lontano 1992 e dopo 23 anni è finalmente arrivato per riscattare non solo suo fratello presidente della regione Siciliana ucciso, ma tutte le vittime uccise della mafia, perché la Sicilia non può essere e non sarà più associata alla mafia con Sergio Mattarella presidente della Repubblica.

Abbattiamo definitivamente il muro dell’omertà, non serve a nulla ed è dannoso per tutta la comunità civile onesta del nostro paese, Regione, Nazione.

Carissimo questore ho tentato diverse volte di contattare l’ufficio stampa della questura ma con scarsi risultati, nell’attesa di avere un suo cortese riscontro o un comunicato ufficiale

Le porgo Cordiali.

Anita Rapisarda Sicilia Journal (On line)

 

Egregio Sign. Questore Dott. Marcello Cardona,
A Paternò si è appena conclusa  la festa della Patrona, segnata gravemente dal vergognoso episodio dell’inchino, ma é ancora vivissimo in tutti noi onesti cittadini da un lato lo sdegno per il gesto sfrontato di un pugno di scellerati che hanno oltraggiato, insieme al sentimento religioso, lo Stato e la Cittadinanza tutta, e dall’altro la voglia  fortissima di rafforzare il nostro impegno per la legalità, che è il primo obiettivo dello scrivente “Paternò C’è”,  coordinamento delle sottoscritte associazioni e comunità sorto nel 2011.
Per prima cosa con la presente desideriamo esprimerle tutta l’ ammirazione ela gratitudine per la tempestività e l’energia del Suo intervento il 3 dicembre scorso.

Desideriamo poi chiederle di continuare ad essere interlocutore,  ed interlocutore costante, della nostra città,  per aiutarla a crescere nello spirito civico, nell’amore per la legalità e, dunque, nel contrasto ad ogni forma di mafia e mafiosità  che turpemente infanga  la vita e l’immagine della nostra Comunità cittadina.

Accolga intanto l’impegno delle scriventi associazioni e comunità a condividere un patto di collaborazione, col quale promuovere la legalità.

In attesa di poterLa avere presto tra noi,con la più viva stima Le porgiamo sentiti auguri di buon lavoro.

Paternò, 8 dicembre 2015

Coordinamento  “Paternò c’è”

Agesci

Anpas Paternò

Associazione Alzheimar Paternò

Associazione S.Biagio

Chiesa Valdese Battista

Comitato Quartiere S.Antonio

GDVS (Gruppo donat. Sangue )

Ass. Mamme in comune

Movimento per la vita

Ordine Secolare Francescano

 

Caro mafioso,

volevo avvertirti che se pensi di potere ancora spadroneggiare nella nostra città ti sbagli di grosso. Se fino a qualche anno fa la società civile rimaneva sbigottita e troppo silente di fronte ai tuoi atti osceni, oggi, invece, siamo pronti a reagire in difesa di tutta la città.

Vedi caro mafioso, noi siamo in tanti e non vogliamo più sentire parlare di mafia, di boss, di inchini, di baci e di soprusi.

Vogliamo parlare del nostro territorio, ricco di risorse,  di storia, di tradizione e di cultura.

Vogliamo parlare della gente che ogni giorno lavora onestamente e contribuisce alla crescita della nostra città.

Vogliamo parlare degli imprenditori che denunciano il pizzo, degli insegnanti che educano i nostri bambini alla legalità, della gente che ogni giorno impiega buona parte del suo tempo per servire un pasto caldo alla mensa sociale, di quanti si adoperano costantemente per fare di Paternò una società migliore.

Vogliamo parlare di arte, di musica, di libri, di storia, di tradizioni, di cultura.

E per fare questo, caro mafioso, tu te ne devi andare. Noi non possiamo più tollerarti. Non possiamo più accettarti come un fatto, sì spiacevole, ma comunque inevitabile.
Siamo decisi a resistere e qualunque intimidazione dovessimo ricevere otterrebbe soltanto l’effetto di moltiplicare la nostra determinazione contro ogni sorta di sopraffazione.

Tu non ci rappresenti caro mafioso, e sebbene qualche giornalista in cerca di scoop vuole far credere il contrario, tu non sei lo specchio della città.

Il tuo gesto insulso, fatto nel nome della nostra Barbara, ha suscitato in noi rabbia e repulsione, contro di te e contro tutto quello che rappresenti e non tollereremo più che si dica “tanto è sempre stato così”, perché questo è il momento di cominciare a cambiare le cose.

Te ne devi andare, caro mafioso, qui non hai più cittadinanza. Qui ci devono abitare i contadini che si spaccano la schiena, i commercianti che tirano su la saracinesca alle 7.00 del mattino, i bambini che vanno a scuola per avere un futuro, le donne che lavorano e tornano a casa stanche e devono badare pure alla casa. Caro mafioso, ti sei accorto di quanto è bella l’Etna che sovrasta il paese, di quanto luccica il nostro barocco, di quanto profuma la nostra campagna, di quanto è viva la nostra gente. Cosa c’entri tu con tutto questo splendore? Cosa c’entra la mafia con la nostra Paternò? Cosa c’entra la nostra Barbara, la nostra fede, con la violenza, con la morte, il malaffare, il pizzo, la corruzione che hai per anni imposto alla nostra terra? Non c’è più posto per te. Te lo dico da donna, da lavoratrice, da avvocato, da amministratrice, da Fedele barbarina e soprattutto da paternese. Te lo dico e non sarò la sola. Te lo diremo in tanti oggi per l’ennesima volta e ci auguriamo di cuore che sia l’ultima. La fine di un incubo e l’inizio di una nuova alba, quella del riscatto.

A nome della città, l’assessore alla Cultura del Comune di Paternò,

Valentina Campisano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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