L’opinione pubblica europea ha contorni sfocati. Identità e senso di appartenenza sono resi difficili dall’inesistenza non solo di una lingua e di patrimoni simbolici comuni, ma di organizzazioni intermedie vicine ai cittadini.

La classe politica dei vari Paesi difficilmente mette al centro del proprio interesse le questioni europee, concentrata com’è sul piccolo cabotaggio di casa propria. Le vittorie e i passi avanti vengono ascritti ai governi nazionali mentre le sconfitte e le inadeguatezze vengono messe in conto all’Europa. Tutto è mediato da istanze locali: mass media, scuole, partiti, istituzioni. Il dibattito quando c’è si svolge entro i propri sistemi simbolici di riferimento, che nel caso italiano sono terribilmente provinciali (da noi non si discute di Europa ma di euro; non dei candidati a reggere l’Unione ma di Renzi Berlusconi e Grillo).

L’antieuropeismo però non dilaga solo da noi, non solo in Spagna o in Grecia. Solo una minoranza del 15% dei tedeschi ha condiviso la politica seguita dalla Bce.

D’altronde a una crisi di sistema senza precedenti le leadership della Ue hanno risposto con un tecnicismo esoterico, mostrando una clamorosa incompetenza: proprio loro, i tecnocrati. Questa è stata l’unica vicenda chiara, mentre la sfiducia si estendeva e dava spazio a chiusure populistiche e nazionalistiche. Si dimentica che gli Stati membri non sono più sovrani, e che nel mondo globalizzato non potranno tornare ad esserlo, pena la totale irrilevanza.

Un indice degno di nota è rappresentato dalla competenza dei cittadini europei sulle istituzioni comunitarie. La prima cosa che balza agli occhi è l’alta percentuale di “non so”. C’è poca conoscenza anche da parte del giornalismo nostrano sulle funzioni e sulle competenze delle istituzioni europee, correntemente confuse le une con le altre.

In queste condizioni andremo a votare.

La campagna per le elezioni 2014 costerà 16 milioni, 0,031 euro per cittadino (la metà rispetto al 2009). L’obiettivo principale del progetto è rendere i cittadini protagonisti delle politiche europee contro l’ondata di euroscetticismo e populismo che ha caratterizzato tutti i Paesi negli ultimi tempi e che potrebbe causare un calo nella partecipazione.

Per la prima volta i cittadini europei potranno eleggere direttamente anche il Presidente della Commissione: quanti lo sanno?

 

 

A proposito dell'autore

Docente di Sociologia dei processi culturali, Università di Catania

Torinese trapiantata (per sua scelta) da quarant'anni a Catania, da altrettanti ininterrottamente insegna presso quello che oggi si chiama Dipartimento di scienze politiche e sociali. Andrà in pensione l'anno prossimo, e non ne ha voglia. Ha una figlia che fa l'urbanista a Roma. Si occupa di linguaggi dei media e della pubblicità, di scuola e di educazione di genere.

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