Sono stati liberati i pescherecci siciliani, “l’Alba Chiara” di Siracusa e il “Jonathan” di Riposto (Ct), sequestrati nella giornata di ieri dalle autorità egiziane durante una battuta di pesca.

Le autorità egiziane, dopo una lunga trattativa, con gli armatori e le autorità italiane, hanno stabilito il prezzo del rilascio nell’intero pescato dei due motopescherecci, che è stato confiscato, chiudendo così positivamente una vicenda che pareva farsi alquanto complicata.

L’Alba Chiara si trovava in acque internazionali, a 40 miglia dopo le acque territoriali della costa egiziana nel Mar Mediterraneo, quando è stato abbordato da una motovedetta egiziana i cui militari sono saliti a bordo per un controllo, questi, giunti sull’imbarcazione, hanno devastato le strutture del motopeschereccio. Poco distante vi era il Jonathan, che sicuro di essere in una legittima situazione di diritto internazionale, come attestavano le strumentazioni satellitari, attendeva che si fosse chiarita la posizione dell’Alba Chiara, trovandosi, invece, poi anch’esso condotto coattivamente dai militari presso le coste egiziane.

L’accusa formulata dagli egiziani è che i nostri di pescherecci stessero pescando nelle loro acque territoriali. Il problema è che i paesi nordafricani interpretano il limite delle acque territoriali a loro piacimento e convenienza senza tenere conto delle norme di diritto internazionale che regolano la materia.

Ad esempio per l’Egitto le acque territoriali si estendono fino a 150 miglia, mentre per la Libia addirittura fino a 250 miglia.  Secondo la Convenzione di Montego Bay, l’ampiezza massima delle acque territoriali di uno Stato non può superare le 12 miglia marine.

Sembra che i paesi nordafricani (Egitto e Libia in primis) stiano riprendendo il malvezzo di sequestrare i pescherecci italiani, come ai tempi della Libia di Gheddafi, commettendo dei veri e propri abusi in violazione del diritto internazionale, allo scopo di spillare il denaro agli armatori. Uno per tutti ricordiamo il caso del peschereccio “Daniela L” sequestrato per due anni in Libia.

Le due imbarcazioni non faranno rientro in Italia, ma continueranno la battuta di pesca. Il presidente della Federazione Armatori,  Micalizzi, ha annunciato un esposto in Procura.

È ora che l’Italia e l’Ue si facciano sentire in maniera decisa per salvaguardare i pescatori siciliani che operano in condizione di legalità.

Salvo Grasso

 

A proposito dell'autore

Nel 1990 si appassiona al giornalismo grazie a due film: “Tre colonne in cronaca” e “Una fredda mattina di maggio” in cui Sergio Castellitto interpreta la parte di un giovane ma coraggioso giornalista alle prime armi. L’amore per il giornalismo lo porta, già a 20 anni, a scrivere per La Sicilia, dove impara i rudimenti del mestiere occupandosi particolarmente di sport. Grazie agli studi in Scienze Politiche si avvicina alla politica e alle tematiche sociali di cui ha scritto per diversi giornali online.

Post correlati

Scrivi