L’episodio della motovedetta della Guardia Costiera italiana minacciata dagli scafisti armati di kalashnikov, ha posto in evidenza una grave responsabilità del governo che mette a repentaglio la vita dei nostri militari, inviandoli, privi di armi, a contrastare l’immigrazione clandestina, come fossero dei semplici boy scout, nel mentre l’Isis ci intimorisce.

L’esodo dalla Libia continua, tramite barconi stipati di esseri umani, alla volta del viaggio della speranza o della disperazione, che spesso si tramuta in tragedia com’è accaduto una settimana fa, quando 29 migranti sono morti per ipotermia al largo di Lampedusa. La fuga dalla Libia è copiosa e incessante, a causa della crescente occupazione dei terroristi dell’Isis, e il rischio d’infiltrazioni jihadiste in Italia, attraverso questi viaggi, è serissimo.

I migranti continuano a sbarcare senza soluzione di continuità, guidati da scafisti impietosi e armati fino ai denti. Una ventina di barconi sono arrivati negli ultimi due giorni e altri ne sono stati avvistati.

Ma ieri è successo qualcosa di inaudito, che mette allo scoperto l’impreparazione del governo italiano, il quale, con noncuranza, pone a repentaglio la vita dei suoi militari mandandoli disarmati a contrastare i trafficanti di uomini: scafisti spietati e senza scrupolo. C’è da strabuzzare gli occhi, c’è da non crederci ma è la realtà: la Guardia Costiera è impiegata in servizio di anti-immigrazione, contro probabili terroristi, senza alcuna dotazione di armi!

Ieri pomeriggio uomini armati su un barchino hanno minacciato una motovedetta della Guardia Costiera italiana che stava soccorrendo un’imbarcazione con migranti a bordo, a circa 50 miglia da Tripoli. Gli scafisti (che con quello che sta succedendo in Libia potrebbero essere anche dei militanti dell’Isis), armati di kalashnikov, hanno intimato ai militari della Guardia Costiera, privi di armi, di lasciare loro l’imbarcazione dopo il trasbordo dei migranti. E così è avvenuto.

Il personale della Guardia Costiera tra i suoi principali compiti ha quello di polizia marittima, che vanno dal contrasto all’immigrazione clandestina, alla sicurezza della navigazione, all’antiterrorismo nei porti, al contrasto di traffico illegale di stupefacenti, al contrasto alle eco-mafie, ecc. Ebbene, in tutte queste pericolosissime attività, ad altissimo rischio di vita, il personale della Guardia Costiera viene impiegato senz’armi, come fossero dei boy scout.

In questa circostanza gli scafisti si sono ripresi indietro solo il barcone dove erano ammassati i migranti, per riusarlo evidentemente in altri viaggi, ma c’è andata bene, visto l’impari rapporto di forze, la prossima volta, se non si adottano le adeguate precauzioni, equipaggio e imbarcazione potrebbero essere sequestrati dagli scafisti per guadagnarci nel riscatto, col rischio che qualcuno dei nostri possa lasciarci la pelle.

Proprio dalla Libia, ieri sera, è arrivata una minaccia dell’Isis contro l’Italia, con un video dal titolo “Un messaggio firmato con il sangue alla Nazione della Croce”, nel quale si mostra la decapitazione dei 21 egiziani copti su una spiaggia del Mediterraneo. “Prima ci avete visti su una collina della Siria. Oggi siamo a sud di Roma… in Libia”, annuncia il boia con in mano un coltello insanguinato.

E siccome l’Italia non si smentisce di essere il paese del paradosso e dell’approssimazione, mentre da un canto ha avviato il rimpatrio degli italiani residenti in Libia, dall’altro manda allo sbaraglio un’inerme Guardia Costiera contro dei potenziali terroristi.

Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi è intervenuto sull’accaduto, solidarizzando con gli uomini della Guardia Costiera che hanno rischiato la vita, ma glissando sulle palesi responsabilità di governo nella vicenda. “Nella tragedia dei migranti e nell’azione di soccorso della nostra Guardia Costiera è successo un fatto allarmante, che segna un ulteriore salto di qualità degli scafisti. È indispensabile un intervento delle istituzioni internazionali in Libia”, ha detto l’esponente di Ncd dopo l’attacco alla motovedetta al largo di Tripoli.

Nessun accenno del ministro, però, al fatto che la Guardia Costiera viene inviata disarmata a svolgere compiti pericolosissimi di polizia marittima.

L’unica parola che i responsabili di governo avrebbero dovuto proferire in questa situazione, se avessero avuto un minimo di dignità, è “dimissioni”. Il premier Matteo Renzi, il Ministro della difesa Roberta Pinotti dovrebbero dimettersi perché questa gravissima vicenda non ha giustificazioni.

Bisogna correre subito ai ripari e armare la Guardia Costiera, che non dovrà mai più intervenire disarmata e in condizioni d’inferiorità in situazioni del genere.

Salvo Grasso

 

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