Salvo Reitano

Dal governatore Rosario Crocetta siamo abituati a sentirne di tutti i colori. Ma questa di dirsi disponibile a recarsi in Libia a trattare, non si sa bene con chi e per cosa, ce la saremmo volentieri risparmiata. Il fatto di aver coltivato relazioni, conoscere  il Corano e parlare arabo non crediamo possa bastare per uno che non riesce a trattare nemmeno con i vertici del Pd. Se non si trattasse di terroristi tagliagole, di kamikaze imbottiti di tritolo, di raffiche di Kalashnikov, di feriti e di morti, se non si trattasse di una tragedia che sta investendo il mondo civile, allora l’esternazione di Crocetta potrebbe anche passare per una cosa comica, una boutade. Schermata 2015-12-03 alle 08.34.51
Forse, preso dal delirio di onnipotenza e dal culto della personalità, lo “sceriffo” di Gela non sa che lo Stato islamico è a pochi chilometri dalle coste italiane, in quella Libia dove lui vorrebbe andare a trattare. E non lo diciamo noi, per impaurirlo e farlo desistere dal proposito, ma lo scrive, in un rapporto di 24 pagine appena stilato, il Consiglio di sicurezza dell’Onu.
Gli esperti delle Nazioni Unite confermano che al momento il gruppo jihadista ha il controllo della città di Sirte, dove è concentrata la maggior parte dei combattenti. Ma nonostante il gruppo abbia “chiaramente dimostrato” la propria intenzione di ampliare il proprio dominio territoriale in Libia, “la sua capacità di espansione  è al momento limitata”, nonostante “sia in grado di perpetrare attacchi terroristici in ogni parte del paese”.
Il gruppo terroristico è infatti ancora considerato un soggetto “estraneo”, che  sta cercando di inserirsi nel tessuto sociale per aumentare il suo peso politico all’interno del paese nord africano.
Cosa vuole andare a trattare Crocetta a noi non è dato sapere. Stupisce però che la diplomazia internazionale non lo abbia ancora contattato viste le sue conoscenze e relazioni. Del resto non tutti parlano arabo e hSchermata 2015-12-03 alle 08.25.32anno studiato il Corano.
La verità, caro Crocetta, è che c’è poco da trattare con questi criminali che in un lasso di tempo brevissimo sono passati dagli avvertimenti, alle minacce alla guerra aperta contro chi non si piega alla violenza e pubblicamente la combatte a viso aperto. Ognuno nel ruolo che gli compete.
Questa sfida dobbiamo accettarla senza piagnistei. Argomenti per farne non ce ne mancherebbero nei confronti di una Europa, Italia compresa, che non ha saputo prevedere e prevenire un bel nulla e si è lasciata sorprendere da questo scatenamento di terrore ideologizzato azzerando, per fiacchezza e demagogia, gli strumenti per combatterlo.
Nessuno dei nostri lettori si illude, crediamo, che la situazione possa cambiare in meglio. Cambierà semmai in peggio. Né possiamo sperare che i buoni propositi e i bei discorsi bastino a renderci immuni da questa strategia del terrore che ormai non conosce confini e dalla quale tardivamente cominciamo a capire la provenienza.
Crocetta lasci perdere la disponibilità a recarsi in Libia e affermi nei fatti e non solo con le parole il supremo impegno a trattare il terrorismo islamico con va trattato: in termini di scontro, non di confronto. Lo Stato italiano e l’Europa non possono chiedere fermezza e nervi saldi ai cittadini se non ne danno essi stessi l’esempio. In maniera spietata quando occorre. E in questo caso occorre.

S.R.

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