Ignoranza? Demagogia? Furbizia politica? Sorgono queste domande quando si sentono certi politici fare affermazioni mirabolanti nei talk show. In questo bestiario del circo dell’assurdo e dell’inverosimile possiamo assistere a una guerrigliera della demagogia viscerale sostenere che l’Italia dovrebbe occupare le coste libiche per gestire da lì chi deve partire e chi no verso l’Italia, se ha o no diritto all’asilo. Ma la battagliera sciabolatrice di parole insensate conosce quanto sono lunghe le coste della Libia? Ed è in grado di calcolare quanti uomini sarebbero necessari non solo per dare il visto (e quindi formare quelle strutture burocratiche necessarie ad accertarsi se si ha o meno diritto all’asilo), ma anche per difendere chi lo dà dagli attacchi e dalle incursioni dei libici, dell’Isis o di qualsiasi altra banda che attualmente imperversa in quel disgraziato paese? Ha idea di cosa significa gestire una linea di difesa di circa 1770 km (tanto sono lunghe le coste libiche)? I romani lo sapevano, quando costruivano i loro valli. Eppure non erano in grado di resistere ad attacchi improvvisi e concentrati su singoli settori delle loro fortificazioni, a meno di non dislocare tutte le loro legioni solo lì. E così per controllare le coste libiche ci vorrebbero milioni di uomini, armati fino ai denti, asserragliati e trincerati. E sarebbe l’Italia in grado di reggere il costo di questa operazione, ammesso che abbia i soldati e i mezzi necessari, se già si è ritenuta troppo costosa l’operazione Mare Nostrum?

Un altro Nosferatu dell’informazione afferma che non possiamo permettere che l’Isis prenda possesso dell’aeroporto di Tripoli e da lì dirigere un aereo, anche civile, su San Pietro, come un kamikaze. Ma ha contezza costui di quale sia il controllo dei cieli garantito da satelliti e radar? Basta volerlo e si potrebbero controllare le rotte dalla Libia all’Italia in modo da non permettere di arrivare neanche una zanzara, altro che un aereo!

Infine c’è il coro unanime di chi dice che agli immigrati non si dovrebbe permettere di sbarcare in Italia, che li si deve fermare in mare. Applausi a chilometro zero. Ma quando si domanda loro come realizzare questo nobile obiettivo, allora le loro certezze cristalline diventano opache, si offuscano, perché non possono dire apertamente quello che in effetti pensano: che starebbe a loro li si potrebbe far affogare tutti; e così si arrampicano sugli specchi. Aiutarli in mare, fermarli sulle coste, respingerli e via vagheggiando. Ma come? Costruendo isole artificiali? Grandi gommoni galleggianti attrezzati di cucina, docce e campo da tennis? Riaccompagnandoli sulle coste e con un calcio nel sedere farli sbarcare? Lo sanno questi umanitari che per affogare non bisogna essere al centro del canale di Sicilia, ma lo si può fare anche in due metri di acqua?

Infine l’ultima bufala fresca e gocciolante di latte, servita agli insipienti: bisogna aiutarli a casa loro! Non ci viene però detto chi debba metterci le risorse per aiutare i “paesi loro” al punto tale da fermare il flusso migratorio; né si pongono il problema di quante risorse sarebbero necessarie. Ma sanno quanti sono i paesi in miseria in Africa e in Medio Oriente in cui le persone muoiono di fame? Li vogliamo aiutare tutti, noi italiani che facciamo i micragnosi per i 30 euro al giorno stanziati per ciascun immigrato, tanto per non farlo morire di fame nei campi di accoglienza?

Ma smettiamola di mettere la testa sotto la sabbia affidandoci a consolatorie e inverosimili soluzioni; finiamola con la demagogia per conquistare voti: magari così si potrà vincere la battaglia elettorale, ma al prezzo di far perdere all’Italia non solo la dignità, la civiltà e la cultura, ma anche il senso del ridicolo. Italians!

Scrivi