di Katya Maugeri

I cambiamenti dell’anima, lo sguardo attento verso ciò che circonda la nostra vita, una lente di ingrandimento rivolta a quelle riflessioni celate in noi che generano emozioni tangibili e nutrono la nostra anima, è questo e molto altro “Cancia lu ventu”, prima silloge dell’autrice catanese, Cinzia Sciuto. Una raccolta di poesie siciliane che sfiorano il cuore e l’emotività del lettore. La poesia diventa il mezzo, mediante il quale, l’anima riesce a esprimersi e liberarsi dalla morte, quella spirituale, quella rappresentata dalla paura e dall’indifferenza. Il vento, senza alcun preavviso manda via il superfluo e mantiene ciò che di autentico e prezioso abita in noi: le nostre radici, l’amore per un figlio, i ricordi legati alla nostra infanzia, l’amore e il legame viscerale per la nostra terra. Versi, quelli della poetessa catanese, che rievocano sapori e odori, ai quali – inconsciamente – si rimane legati per sempre. Il vento cambia e rimane la consapevolezza dei limiti della nostra natura umana “nuatri, semu ggenti ca mai trovanu paci, sutta na cruci di cinniri e di braci, eppuri nnammurati di stu focu (Noi, siamo persone che, mai trovano pace, sotto una croce di cenere e di brace, eppure innamorati di questo fuoco) ”. Il sole, il vento, la luna, il fuoco, la neve, sono gli elementi che ritroviamo nei versi dell’autrice, elementi che vivono in noi, che diventano personaggi animati grazie alla penna poetica di Cinzia Sciuto, ne percepiamo persino l’essenza, attraverso uno stile delicato, elegante racconta le emozioni dell’animo umano.
Al libro è abbinato anche un CD con dieci brani della nostra tradizione popolare in omaggio a Rosa Balistreri, la più grande cantautrice siciliana che è rappresenta un grande motivo di orgoglio per la nostra cultura, intitolato “Nel Segno di Rosa”, parole e note che s’intersecano per creare un momento indimenticabile all’insegna della tradizione, alla Balistreri, l’autrice dedica dei versi sublimi “Canta ancora ppi mmia, ora ca tu divintasti bannera intra lu me cori (Canta ancora, per me, ora che tu sei diventata bandiera dentro il mio cuore)”.
Poesie che accompagnano il lettore all’interno della nostra tradizione, perché in noi, il fuoco dell’Etna alimenta le passioni, le emozioni, siamo “cavalli pazzi”, noi “accarezziamo sogni di ombra di onnipotenza”, ma il vento cambia e lascia in noi la speranza di un nuovo giorno.
“Visti lu suli assitatu supra na scalunata di celu, e macari iù m’arripusai vicinu a iddu (Ho visto il sole seduto sopra una scalinata di cielo, e anch’io mi sono riposata vicino a lui).

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“Cancia lu ventu”, una raccolta preziosa, delicata ed elegante di poesie siciliane.
Quanto è importante, oggi, mantenere salde le proprie radici?

«Le nostre radici sono importantissime, direi che sono fondamentali per poter vivere il presente e armonizzare il futuro, tutto ha origine da là e le origini non si possono ne si devono dimenticare, sto scoprendo brani di tradizione popolare, scritti tantissimi anni fa, anche secoli fa, che sembrano scritti ieri per la loro straordinaria attualità, e questo ci deve fare riflettere».

 “Cancia lu ventu, e si porta d’appressu la me vita, pp’abbuffuniari la morti”, il vento che spazza via il superfluo e mantiene l’essenza, raggirando persino la morte. Quella morte spirituale, interiore che spesso cerca di prendere il sopravvento, ma stavolta sconfitta dall’arma sublime e travolgente della poesia?

«Sì, la Poesia, la Musica, l’Arte in generale, hanno questo potere straordinario, riescono a sconfiggere la paura, l’indifferenza, la solitudine, perfino la morte, intesa come morte spirituale, la peggiore, perchè si può essere morti nell’anima anche quando si è vivi, ed è tremendo, la poesia riesce a lenire il dolore dell’anima e la musica lo addolcisce, cambiandolo».

Parole e canto, da cosa è delimitato il loro confine?

«Io penso che la Poesia e la Musica siano la stessa cosa, in fondo un canto non è altro che una poesia musicata, e quando un bravo musicista viene colpito da una bella poesia, nasce un capolavoro!»cinzia-sciuto

“Nel segno di Rosa”, un cd in cui interpreti le emozioni che la Balistreri ha lasciato in eredità a noi siciliani, canti il suo temperamento ribelle e coraggioso. Rosa Balisterri è da sempre, personificazione della povertà e della sofferenza. “Chi voli diri amuri si lu senti d’un cori cummattutu cu la menti comu lu Mungibeddu sempri vivi dintra c’hai lu focu, fora la nivi”. A quale rischio si incorre decidendo di portare dentro sé il fuoco dell’Etna?

«Il fuoco dell’Etna, di Mongibella, come la chiamo io, perchè la Montagna, la nostra montagna è femmina, essere figli di Mongibella è bellissimo e tremendo allo stesso tempo, perchè noi siciliani “sentiamo” le cose in un modo diverso, più forte, siamo passionali, impastati di focu e lava, dentro di noi si scatenano uragani di emozioni, sarà il sole, sarà il mare, sarà che Mongibella ci mette lo zampino, certo è che i nostri sentimenti così forti ci fanno stare bene e male allo stesso tempo, croce e delizia direbbe qualcuno».

“Sta vita non è autru ca l’autru latu di la morti, e nenti mori siddu spiranza addiventa” un verso emozionante che ha sapore di eternità. Da cosa è rappresentata per te, la Speranza?

«Mi chiedi della Speranza, da che cosa è rappresentata per me la Speranza, ti rispondo, dicendoti come prima cosa che la Speranza nella vita è la cosa più importante, che non ci deve mai abbandonare, guai se uno perdesse la Speranza, sarebbe la fine di tutto, perchè è la Speranza che ti fa andare avanti, giorno dopo giorno, è la Speranza che ti fa affrontare tutte le difficoltà quotidiane, i problemi, le contrarietà, e si va avanti, perchè appunto si spera che domani sia migliore. Vuoi allora sapere da che cosa è rappresentata per me la Speranza? La Speranza è un Augurio, bellissimo, fatto con il cuore, con amore, e io spero che questo 2015 sia davvero un Buon Anno, per tutti, che porti serenità e soprattutto la pace nel cuore di ciascuno di noi, AUGURI!».

 

Katya Maugeri

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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