Si chiamano “ignoranti istruiti”: una categoria  fatta di uomini tanto beati di se  quanto privi di assennato raziocinio.

In un mondo di esperti, infatti, nessuno s’intende più di nulla. Tutti a dissodare il proprio minuscolo campo di sapere e d’azione, nessuno a sbirciare cosa accade in quello del vicino, meno che mai del lontano, dell’estraneo, dell’altro. La curiosità generalizzata è stata soppiantata dall’ipercompetenza, il gusto di comprendere ha ceduto il posto a uno specialismo tenace e accigliato.
unnamedGianfranco Marrone offre uno spaccato in cui riflettere diventa un’operazione indispensabile per capire “il nuovo” e anche cautelarsi per non essere contagiati da una forma di decrescita dell’intelligenza. L’ignorante istruito è una figura che  s’ incarna nell’esercizio di un sapere che seppur  minoritario, non è per questo meno efficace: quello della semiotica come continua analisi della produzione culturale di segni e di significati, dei dispositivi antropologici per la comprensione. Il semiologo, fiutando dovunque e comunque l’apparizione del senso in tutte le sue forme e sostanze, è sempre al lavoro: in ogni circostanza e situazione trova spunti d’interesse, significati, forme inedite di comunicazione. Non ne può fare a meno, semmai ne approfitta. Sembra un esordiente, e ne fa un mestiere.  

Gianfranco Marrone, saggista e scrittore, è  professore ordinario di Semiotica nell’Università di Palermo. Delegato del Rettore allo sviluppo e al coordinamento delle attività di comunicazione dell’Ateneo, dirige il Master sulla Cultura e la comunicazione del gusto. Insegna anche Semiotica dell’alimentazione e del gusto nell’Università delle scienze gastronomiche di Pollenzo. Tiene regolarmente lezioni e seminari presso diverse università italiane e straniere.

Giornalista pubblicista, collabora a diversi quotidiani e riviste. Si occupa di comunicazione, estetica, teoria e analisi letteraria dal punto di vista della filosofia del linguaggio e della teoria della significazione. Tra i suoi scritti: Il sistema di Barthes (1994), Estetica del telegiornale (1998), C’era una volta il telefonino (1999), Corpi sociali (2001), Montalbano (2003), La Cura Ludovico (2005), Il discorso di marca (2007), L’invenzione del testo (2010), Addio alla Natura (2011), Introduzione alla semiotica del testo (2011), Ccà ddà ddocu (2011), Stupidità (2012), Figure di città (2013), Gastromania (2014), The Invention of the Text (2014), “Dilettante per professione” (2015).

Ha introdotto e tradotto in lingua italiana diverse opere di Roland Barthes e Algirdas J. Greimas.

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