di Katya Maugeri

Memorie cinematografiche, letterarie, segreti e musica. Tanta musica. Ecco gli ingredienti di Per me scomparso è il mondo di Emiliano Ereddia, edito dalla Corrimano Edizioni, presentato il 27 febbraio presso la libreria Vicolo Stretto in via Santa Filomena. A moderare l’incontro, Angelica Sciacca, proprietaria della libreria(2015-02-27) Vicolo Stretto - Emiliano Ereddia, ''Per me scomparso è il mondo'' 2
L’autore, ragusano di nascita ma romano d’adozione, musicista, autore televisivo per Mediaset e sceneggiatore del cult-movie “W Zappatore” premiato al Brooklyn Film Festival 2011 come miglior film, descrive gli accadimenti nella vita di un musicista rock, un senza nome chiamato semplicemente Boss, imbottito di droga e alcol. La storia mette in luce una crisi individuale che rimanda a una crisi storica, durante i quali l’eccessivo edonismo, il sopravvento del consumismo diventano le costanti di un percorso destinato all’oblio. Boss e la sua band, che risulta come una famiglia formata da personaggi che compiono azioni che vanno oltre la legalità. Loro li chiamano segreti. E segreti sono anche i pensieri del protagonista, che vede la vita dileguare davanti ai suoi occhi senza interrogarla perché sa che non ha risposte. Si definisce “un uomo che crea esperienza e non un divulgatore, ecco perché mi sarei annoiato a scrivere un saggio” e afferma “La letteratura deve essere esperienziale, deve darti una sensazione di viaggio, spaesamento.” L’autore, parlando della musica – protagonista indiscussa nella sua vita – dichiara “Sono legato al suono più della musica. Mi concentro sul suono, io voglio continuare a sentire. La musica è una parte enorme della mia vita,  ma è il suono che accompagna la mia scrittura. Tutta la lettura è suono e non possiamo dimostrarla”.


Qual è il confine tra segreto e mistero?

«Il mistero, secondo la mia visione generale dell’agire artistico, è l’oggetto dello scambio percettivo che si instaura tra chi fa e chi fruisce, tra scrittore e lettore nel caso del romanzo. È l’omissione volontaria della fiamma o della scintilla che origina la messa in atto e la messinscena, la Cosa a cui sono aggrappati gli elementi della narrazione, un piccolo bagliore occulto dolcemente imposto e docilmente accettato. In soldoni è quel quid che distingue un esercizio di stile ben fatto da un oggetto d’arte.  La mia scrittura è volta alla preservazione di quello speciale sentire che rende le cose infinite anche di fronte ai limiti fisici di peso, misura o pagina di un libro.
Il segreto, e nello specifico nel mio romanzo, è testualmente un atto di violenza che si propaga dall’azione narrata e tenta di raggiungere gli occhi del lettore per graffiarli quanto può. Il confine tra loro nemmeno esiste: sono due terre molto lontane e abitate da popoli che non parlano la stessa lingua e che forse, talvolta, si limitano a commerciare, più per vanità che per necessità».libro

Sostieni che una volta famosi, i grandissimi della letteratura, possano permettersi il lusso di scrivere “inutili meraviglie”. Quando “l’inutilità letteraria”, diventa meravigliosa?”

«Quando una parola solitaria cade all’infinito e il suo continuo cadere diviene moto e mito».

Quali suoni influenzano la tua scrittura?

«Dal suono concreto a quello prodotto da uno strumento elettronico, ogni frequenza si lega alle altre e insieme creano un unico caos in cui immergere la testa: la speranza è quella di catturare qualcosa di vivo con i denti mentre si è in apnea. Droni, tamburi battenti, corde metalliche, pezzi legno, rumori della strada, sirene, vecchie scatarrate e gatti in calore: l’ambiente sonoro è l’irripetibile tema dell’adesso della scrittura, come potrebbe non influenzarmi tutto insieme?».

K. M.

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