di Katya Maugeri

Un inno alla vita, che proprio per la sua brevità va colta e raccontata.
Un libro ricco di emozioni, fonte di riflessioni: “Un giorno, altrove” conquista i suoi lettori, li emoziona, li conduce, inevitabilmente, all’interno di se stessi.
Intriso di un erotismo mai volgare, colto, pervaso da smarrimenti. E’ così che Federico Roncoroni, professore, autore e curatore di decine di libri sulla lingua italiana e su autori dell’Ottocento e Novecento, un po’ come Pessoa con tanti nomi d’arte nel curriculum, racconta in modo affascinante e mai banale, un amore, la malattia, la Vita.

 

In “Un giorno, Altrove” le epistole ricostruiscono il passato e il presente del protagonista: scrittore che da tempo, dopo la malattia sconfitta, ha deciso di vivere in ritiro, epistole che evocano sentimenti, pulsioni, passioni e forti riflessioni riguardo la vita in ogni sua sfumatura. 
Quali sono gli stati d’animo essenziali che inducono a trasformare la propria vita in letteratura?

«In primo luogo, la volontà di mettere a fuoco e oggettivare le proprie esperienze, sia quelle dolorose sia quelle piacevoli, per fare chiarezza. In secondo luogo, il desiderio di riappropriarsi di quelle esperienze attraverso la rielaborazione letteraria e precipuamente, la scrittura. In terzo luogo, il piacere di prolungare e completare tali esperienze tramite l’invenzione».

1380691_10152107651791055_1197298014_nFilippo, è un personaggio complesso, un intellettuale che sceglie la solitudine, è un uomo che ha vinto una battaglia importante, che ha toccato con mano l’esperienza devastante della malattia, questa vittoria gli dona un attaccamento alla vita e la capacità di apprezzare le piccole cose.
Questa dolorosa battaglia quali residui emotivi ha lasciato?

«Dopo la malattia, Filippo non è più attaccato di prima alla vita, anzi: dopo quanto gli è successo, considera la vita un puro accidente, qualcosa che adesso c’è e funziona e tra un’ora s’inceppa e ti può buttare nella disperazione. L’esperienza della malattia ha dato a Filippo solo la consapevolezza della precarietà della vita e della necessità di non contare troppo su di essa».

Isabella, appare come un insieme di frammenti, non leggiamo i suoi pensieri, li deduciamo dalle descrizioni, dalle reazioni di Filippo. Diventa un riflesso. E’ una presenza assente, ma costantemente presente in ogni riflessione del protagonista. E’ un’ombra che segue il suo cammino.
E’ proprio lei che, a un certo punto, trascina Filippo all’interno di un vortice di emozioni che toccano l’anima. In questa dimensione evocativa Isabella, appare come la voce “fuoricampo” della vita di Filippo, possiamo definirla, la sua “coscienza”?

«La definizione di Isabella come “presenza assente” mi piace molto e corrisponde pienamente all’idea che ho di lei. In quanto “assente”, Isabella è più presente, attiva e condizionante che mai ed è, è vero, un efficace stimolo per Filippo: il suo specchio e la sua coscienza critica».

Si parla molto, di spiritualità, di etica, Isabella domanda spesso se l’esperienza della malattia sia servita al protagonista ad accrescere la sua spiritualità, Filippo racconta del suo modo di pregare lontano dalle liturgie canoniche della Chiesa cattolica.
Filippo è un uomo indipendente, uno che non vive di sole preghiere.
Cosa, durante quegli anni, lo ha realmente sostenuto? Cosa gli donava forza e speranza?

«La convinzione profonda che non gli sarebbe interessato niente morire e quindi poteva anche fare il possibile per continuare a vivere».

577509_10152179295031055_374185148_n«Sono sicura che un giorno da qualche parte, ci vedremo. Un giorno, altrove…».
Cosa rappresenta per lei “l’altrove”?

«Quell’ “altrove” è la chiave di lettura del libro. Ognuno lo localizzi dove preferisce: in un luogo reale di questo mondo o nel nulla o altrove».

Filippo è affascinato dalle donne, non lo nasconde, non nega la sua inclinazione, ma scrive: «Ho nostalgia dell’unica donna vera che ho amato tutta, tutta intera, con l’entusiasmo di una eterna adolescenza e la potenza di una giovinezza senza tramonto…».
Questo romanzo lo definirei un Atto d’amore, il sigillo di un sentimento senza tempo. Quali elementi creano un legame eterno?

«L’attrazione sessuale, la convergenza degli obiettivi nella differenza dei mezzi e delle strade per raggiungerli. Il rispetto reciproco nelle inevitabili diversità dell’uomo rispetto all’altra. La vicendevole sopportazione».

K. M.

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