di Katya Maugeri

«Questa partita l’hai fatta vincere tu con quel tiro da tre, a pochi secondi dalla fine»

Pensieri oscuri, debolezze, fragilità, atrocità. Ogni uomo custodisce gelosamente il proprio lato oscuro cercando di indossare – giornalmente – la maschera adatta al contesto richiesto. Sembriamo marionette che recitano parti, stabilite, i nostri passi sembrano ritmati da fili invisibili. Non è facile ammetterlo, e non è facile raccontarlo. Francesco Russo, giornalista e scrittore catanese, ha racchiuso l’essenza dell’animo umano nella sua opera “Il vestito cucito addosso” edito da Inkwell Edizioni che ha già raggiunto – meritatamente – le 5.000 copie vendute! Racconti che denudano l’anima dell’uomo, rendendolo vulnerabile, umano, reale e libero di esprimere senza giri di parole, la propria essenza, rappresentata dalla paura, a volte anche da traumi indimenticabili che marchiano l’esistenza con un danno permanente. I protagonisti dell’autore possiedono caratteristiche comuni, uomini che incontriamo giornalmente, sono coloro che amiamo osservare – silenziosamente – attribuendo alle loro vite chissà quale sfumatura e aneddoti privi di fondamento, sono protagonisti che conquistano il lettore e riescono a immobilizzarlo alla fine di ogni racconto. L’autore racconta la nostra società, lo fa senza filtri, mostrando i disagi e i paradossi di un’epoca ormai satura di emozioni virtuali, ancorata a dogmi effimeri in cerca di autenticità, si rimane attoniti, indignati e impotenti dopo aver letto “Padre, Figlio e Spirito Santo”, conquistati da un velo di poesia in “Completamente alle stelle”, emozionati con le ciglia bagnate, in “Ti verrò a trovare qualche volta”. Raccontare ciò che tendenzialmente è comodo non dichiarare, perché poco commerciale, perché la gente ha bisogno di spensieratezza, non ha tempo per fermarsi a pensare, non può fermarsi a riflettere, Francesco Russo ha vinto questa sfida. I suoi racconti sono crudi, diretti ed è inevitabile fermarsi a contemplare le dinamiche narrate perché le riconoscerete. Indossiamo abiti che non ci appartengono, di colori che non esaltano le nostre qualità. Sono gli abiti che altri scelgono per noi o che noi scegliamo per mostrare ad altri. Un libro in cui l’ombra di ognuno di noi prende forma, ritroviamo quello scorcio di realtà che in molti tendono a occultare. Lo stile è accattivante, incisivo, forte, diretto – proprio come l’ambiente che ci circonda – un libro dai finali imprevedibili, una lettura che lascerà addosso diversi stati d’animo, contrastanti, autentici. Vi commuoverete, vi indignerete, vi sentirete testimoni di storie reali, storie che lasciano addosso l’odore di libertà. La libertà di rimanere nudi davanti le emozioni.

– “Il vestito cucito addosso” è un inno alla nudità dell’animo, quali sono gli “indumenti” dei quali bisognerebbe fare a meno?

«Tutti. Metaforicamente parlando. Troppo spesso le persone vivono le vite di qualcun altro e non le proprie. L’obiettivo principale di ognuno è la reale e pura conoscenza di noi stessi. È un cammino. Chi comincia a fare il primo passo per me è il vero eroe».
– Da cosa è delimitata la linea sottile fra Bene e Male che attraversa e contraddistingue la coscienza e il vissuto di ognuno di noi?

«Non sono credente. Ma credo che non ci sia bisogno di una carta scritta per sapere cosa scegliere e come comportarsi. Il vero credo è il nostro cuore. Ognuno di noi sa cosa è giusto e cosa è sbagliato per sé e verso gli altri.  Per scivolare nell’imbuto del male ci vuole un attimo. E una volta dentro sembra impossibile trovare il bene in ciò che ci circonda. Ma se ti apri al bene del mondo, il bene del mondo ti tende le braccia e ricambia l’abbraccio».

391401_3851238333477_1081958128_n– Ai giorni nostri assistiamo ad un declassamento emozionale che ci conduce verso il cinismo e l’incapacità di comprendere realmente i disagi altrui, etichettandoli spesso come diversi e inadeguati.  La generazione di oggi ne è cosciente?

«Le generazioni non cambiano. Gli uomini non cambiano e non sono mai cambiati. Interiormente siamo gli stessi di mille anni fa. Il punto cruciale è stimolare alla bellezza – in questo mondo che si droga di violenza e nullità – e far capire agli altri che da ogni cosa può scaturire un’emozione.
La generazione di oggi lo sa e ne è cosciente. Ma ha gli occhi bendati e nuota nell’infinito vuoto del mondo virtuale».

– Oggi, chi sono i “vinti” e i “vincitori”?

«Di “vincitori” ne conosco tanti: quelli che ogni giorno si alzano la mattina e faticano per realizzarsi e cercare di costruire un mondo migliore. I “vinti” sono i menefreghisti, gli scarti della società, quelli che non fanno il proprio dovere (o lo fanno male), quelli a cui il cuore batte, ma in verità non batte più».

– Riscoprire la bellezza, nella sua essenza, servirebbe ad andare oltre e abbattere quei muri caratterizzati da pregiudizi, razzismo e ignoranza. L’arte, quanto può influenzare e aiutare l’animo umano?

«L’arte è il più bel veicolo del mondo. È la mia vita. senza l’arte mi sentirei un”vinto” (vedi risposta di prima). Ma anche l’arte, come internet, va adoperata con intelligenza e scrupolosità. Il vero artista è naturale, non bada a ragionamenti e congetture, e oggi vedo troppi finti artisti che, per amore del successo, vanno oltre.
L’arte è emozione. E l’emozione è vita».

– L’entusiasmo, la realizzazione di un progetto, la volontà di cambiare l’ambiente in cui viviamo, possono diventare la chiave di lettura da utilizzare per oltrepassare il limite della superficialità  che tacitamente rappresenta la nostra società?

«La gente è spenta perché non fa. Spinge il proprio corpo per inerzia. Non capisce che si può fare di tutto in questa vita. Fare fare fare. Inventarsi sempre, a qualunque età. L’esempio di chi fa è contagioso come un virus. La superficialità si combatte col fare emozionando, non c’è ombra di dubbio».

– “Si legge poco in questo Paese e si scrive troppo”. Cosa consiglieresti a un non lettore per allontanare la propria attenzione dai social e dedicarsi alla lettura?

«Sai perché si legge poco? Perché le persone non trovano gli scrittori adatti a loro, che la pensano come loro, quindi non si riconoscono e allora evitano in partenza. Il mio consiglio è: entrate in una delle poche librerie rimaste e rimaneteci per due ore. Prendete i libri in mano, leggete le quarte di copertina, le vite degli autori. Appassionatevi. Io sono certo che una volta trovate le letture giuste, di leggere non si smette mai».

– Denudare l’anima, spogliandosi da un abbigliamento di circostanza. Sentirsi liberi di essere. Ma cosa bisognerebbe cucirsi addosso?

«La nostra vera pelle».

K.M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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